di Giovanni Francavilla

Fumata bianca per il Ccnl degli studi professionali. Dopo una lunga trattativa, nella serata di venerdì 16 febbraio Confprofessioni, per la parte datoriale, e le organizzazioni sindacali di Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs hanno firmato l’ipotesi di rinnovo del contratto, scaduto nel 2018, che ha una durata triennale e coinvolge circa 1 milione di lavoratori degli studi professionali. L’intesa prevede complessivamente un aumento a regime di 215 euro per il III livello (da riparametrare per gli altri livelli) e viene riconosciuta un’una tantum di 400 euro a copertura del periodo di vacanza contrattuale. Gli aumenti verranno erogati in quattro tranche: la prima scatta il 1° marzo 2024 quando verrà riconosciuto un importo di 105 euro; la seconda al 1° ottobre 2024 con 45 euro; la terza al 1° ottobre 2025 con 45 euro e la quarta al 1° dicembre 2026 con 20 euro. L’una tantum, che potrà essere erogata anche attraverso misure di welfare, verrà pagata in due tranche da 200 euro, che verranno corrisposti a maggio 2024 e a maggio 2025. «È stata una trattativa lunga e complessa, anche a causa di un contesto economico e sociale condizionato dalla pandemia e dalle spinte inflattive causate dalle crisi internazionali che hanno avuto un forte impatto sugli studi professionali. Il risultato dell’intesa è senza dubbio soddisfacente, perché è stato trovato un punto di equilibrio tra le diverse esigenze di lavoratori e datori di lavoro», ha dichiarato il presidente di Confprofessioni Gaetano Stella. «L’aumento retributivo ha tenuto conto delle dinamiche inflattive e le regole del mercato del lavoro sono state in parte rivisitate per garantire maggiore aderenza alle moderne esigenze degli studi professionali. Una particolare attenzione è stata posta sul welfare che è stato ulteriormente rafforzato e che da sempre caratterizza la storia contrattuale degli studi professionali».

Promuovere l’innovazione

Sotto l’impulso di Confprofessioni, il Ccnl degli studi professionali è diventato nel corso degli anni il contratto di riferimento per l’intero settore professionale, con il più ampio grado di applicazione a livello nazionale, come confermano le rilevazioni svolte dal Cnel e dall’Inps.  Un risultato raggiunto anche grazie alla capacità di interpretare le profonde trasformazioni in atto nel mercato dei servizi professionali. E da questo punto di vista il contratto siglato da Confprofessioni con le controparti sindacali introduce importanti novità. L’ipotesi di rinnovo, oltre a estendere il perimetro di applicazione a nuove figure professionali non iscritte in ordini o albi professionali, disciplina l’attività professionale svolta attraverso forme organizzative complesse, come ad esempio le società tra professionisti. «L’obiettivo è quello di assecondare e promuovere il processo di innovazione che investe gli studi professionali», afferma Stella. «In questa direzione c’è l’impegno delle parti di avviare un gruppo di lavoro per sostenere e promuovere l’evoluzione tecnologica e digitale negli studi, attraverso la costituzione di una commissione ad hoc per analizzare le dinamiche del mercato e definire i nuovi profili professionali da inserire all’interno della disciplina contrattuale».

Il potenziamento del welfare

Il secondo pilastro su cui poggia il rinnovo contrattuale è il welfare a favore di lavoratori e datori di lavoro. L’intesa prevede, in particolare, il potenziamento della contribuzione alla bilateralità di settore che consentirà agli enti bilaterali del sistema di implementare le misure di sostegno e di estendere le coperture anche ai familiari del lavoratore. Ma non solo. Grande attenzione viene posta sulla prevenzione sanitaria con l’introduzione di una giornata all’anno di permesso per effettuare visite e check up e sulle iniziative a favore dei professionisti e lavoratori autonomi nell’ambito dell’assistenza sanitaria integrativa e delle prestazioni a sostegno all’attività professionale. Per favorire il welfare e le politiche attive negli studi, il nuovo contratto spinge sulla contrattazione decentrata, con la previsione del livello aziendale. A livello territoriale verranno introdotti degli sportelli regionali per promuovere e gestire gli strumenti messi in campo dalla bilateralità (coperture sanitarie e welfare, sostegno al reddito e percorsi di riqualificazione professionale).