Gli italiani sanno che la pressione arteriosa è un indicatore importante della propria salute, ma quando si passa dalla consapevolezza ai comportamenti il quadro cambia. Quasi un italiano su due, il 49,4%, considera infatti importante tenerla sotto controllo, ma soltanto il 33% dichiara di farlo effettivamente. Un altro 16,4% riconosce l’importanza del parametro, ma non lo misura.

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È uno dei dati più significativi dell’“Italian Heart Behavior Survey”, realizzata da AstraRicerche per Huawei in occasione del lancio del nuovo Watch D3. L’indagine fotografa un rapporto ancora contraddittorio degli italiani con la prevenzione cardiovascolare: l’ipertensione è percepita come un rischio, ma troppo spesso il controllo scatta soltanto quando compare un disturbo.

 

Secondo il 60,5% dei medici intervistati, almeno sette pazienti su dieci presentano ipertensione, una quota che nella percezione dei professionisti sale al 69,4% nel Mezzogiorno. Ma il problema è soprattutto quello sommerso: per oltre la metà dei medici almeno quattro pazienti ipertesi su dieci non sanno di esserlo.

A pesare sono anche alcuni falsi miti. Il 55,1% degli italiani ritiene che chi ha la pressione alta se ne accorga sempre attraverso sintomi fisici. Al Sud la percentuale arriva al 65%. E resta diffusa l’idea che sentirsi bene significhi automaticamente avere valori nella norma.

 

Non sorprende quindi che il 28,2% degli intervistati misuri la pressione soprattutto in presenza di malessere, con una differenza marcata tra donne, al 35,8%, e uomini, al 20,8%. Un altro 16,8% ricorre al controllo quando avverte palpitazioni. Tra chi invece non effettua alcun monitoraggio, il 59,3% indica tra le ragioni proprio il fatto di “sentirsi bene”, insieme alla dimenticanza e alla mancanza di tempo.

 

Anche il monitoraggio domestico mostra però diverse falle. Più della metà dei medici lo consiglia, ma la raccolta dei dati resta poco strutturata. L’88% dei professionisti considera fondamentale poter valutare l’andamento dei valori nel tempo e l’86,5% giudica utile ricevere un report organizzato. Nella pratica, però, oltre metà di chi misura la pressione a casa non registra i valori in alcun modo e il 26,6% utilizza ancora un diario cartaceo, quota che supera il 30% tra le fasce d’età più elevate.

 

È in questo spazio che prova a inserirsi la tecnologia indossabile. L’80,6% del campione considera ormai lo smartwatch non soltanto un dispositivo per il fitness, ma anche un possibile strumento per la salute. Tra i parametri che gli italiani vorrebbero monitorare al polso, la pressione arteriosa si colloca al primo posto insieme alla frequenza cardiaca, con un interesse che cresce con l’età e raggiunge il 63% tra i 60 e i 75 anni.

 

Resta centrale il tema dell’affidabilità. Il 75,7% degli intervistati considera affidabile la misurazione effettuata attraverso un bracciale o un sistema gonfiabile, mentre la fiducia nei soli sensori ottici senza gonfiaggio si ferma al 31,9%. Una preferenza che trova riscontro anche tra i medici.

 

Quanto alle funzioni considerate più utili, in cima c’è la possibilità di visualizzare automaticamente l’andamento dei valori nel tempo, indicata dal 57,5% dei medici e da quasi il 40% dei pazienti. Seguono gli alert in presenza di valori anomali, richiesti dal 49% dei professionisti e dal 46,1% degli intervistati. Infine il monitoraggio notturno: il 43,5% dei medici considera molto utile poter raccogliere dati durante il sonno, mentre il 36,6% degli italiani vorrebbe una misurazione automatica anche nelle ore notturne.

 

Il punto, insomma, non sembra essere più convincere gli italiani dell’importanza della pressione arteriosa. La consapevolezza esiste già. La vera distanza da colmare è quella tra sapere che un controllo è utile e trasformarlo in un’abitudine regolare.