A luglio i consumatori britannici avevano tenuto il portafoglio ben chiuso. Ad agosto, però, famiglie e imprese sembrano avere rialzato la testa, alimentando la speranza che l’economia del Regno Unito possa crescere nel trimestre molto più di quanto previsto. E autorizzando almeno una battuta: forse la scelta della Brexit non è stata così disastrosa come viene spesso raccontata.
I dati sulle vendite al dettaglio di luglio, in realtà, erano stati tutt’altro che incoraggianti. L’aumento su base annua si era fermato all’1,6%, contro il 2,2% atteso, con abbigliamento e calzature particolarmente penalizzati dalla prudenza dei consumatori.
Le prime indicazioni di agosto raccontano però una storia diversa. L’indice GfK sulla fiducia dei consumatori è salito di tre punti, raggiungendo il livello più alto degli ultimi due anni. Rimane ancora in territorio negativo, come accade ininterrottamente dal gennaio 2016, ma il miglioramento segnala che il clima potrebbe finalmente cominciare a cambiare.
Anche le imprese mostrano una maggiore vitalità. L’indice preliminare dei responsabili degli acquisti elaborato da S&P Global, che misura l’andamento di vendite, occupazione e attività aziendale, indica che il settore privato britannico sta crescendo al ritmo più sostenuto degli ultimi quattro mesi. Gli analisti si aspettavano invece un rallentamento.
Se questa spinta dovesse durare, nel trimestre il Pil potrebbe aumentare fino allo 0,3%: tre volte la crescita attualmente incorporata nelle previsioni. Non è ancora una svolta e tanto meno una prova definitiva della bontà dell’uscita dall’Unione europea. Ma è un dato che incrina la rappresentazione di un Regno Unito condannato dalla Brexit a un declino economico inevitabile.
Le incognite restano pesanti: la guerra in Iran, le persistenti pressioni sui costi e i posti di lavoro vacanti scesi ai minimi degli ultimi undici anni, escludendo la pandemia. Inoltre, la debolezza dei consumi non è soltanto britannica. A luglio le vendite al dettaglio sono diminuite anche negli Stati Uniti, per la prima volta dallo scorso ottobre, mentre in Cina sono cresciute appena dello 0,6%, meno della metà delle attese.
Il problema, insomma, riguarda tre delle maggiori economie di consumo del mondo. Ma proprio per questo il risveglio britannico merita attenzione: mentre americani e cinesi faticano ad aprire il portafoglio, gli inglesi ricominciano almeno a mostrare fiducia. Londra non ha ancora vinto la sua scommessa fuori dall’Europa, ma neppure sembra averla irrimediabilmente perduta.

Aggiungi Economy Magazine come fonte preferita su Google!