nella foto: l'incontro “Per una reale transizione economicamente sostenibile” a palazzo Marino

Sabato pomeriggio, palazzo Marino: tanta gente in sala Alessi, malgrado una pioggerella milanese che non invita ad uscire di casa. Ad aver richiamato qui un pubblico attento è la fama di Jeremy Rifkin, economista e sociologo americano, nonché attivista e autore di numerosi best sellers. E Rifkin non delude le attese, collegandosi in videoconferenza dagli States, all’incontro “Per una reale transizione economicamente sostenibile”, organizzato da Cetri-Tires, in collaborazione con Economy.
Al tavolo dei relatori in sala Alessi siedono Emmanuel Conte, assessore al Bilancio del comune di Milano; Sergio Luciano, direttore di Economy; Angelo Consoli, direttore europeo di Jeremy Rifkin; Antonio Rancati, coordiantore generale Cetri-Tires. In platea siede un’audience ad alto tasso di “addetti ai lavori”, che in questa occasione significa soprattutto: sindaci, responsabili di enti pubblici territoriali, docenti universitari che insegnano in grandi atenei italiani (Roma, Milano, Napoli, Palermo).

Il programma dell’incontro

L’appuntamento – come recita il titolo – parla di transizione economica green e sostenibile, ma parla anche di transizione reale. Impossibile, dunque, pensare una rivoluzione che non parta dal territorio, che non coinvolga chi il territorio lo conosce e amministra. Ci pensa Antonio Rancati di Cetri-Tires ad avviare i lavori, parlando dell’importanza della transizione green. Emmanuel Conte parla di Milano (“Non ci sono scelte alternative alla decarbonizzazione – ha detto l’assessore al Bilancio –. L’obiettivo è tagliare, entro il 2030, il 45% delle emissioni inquinanti in città. Stiamo lavorando sulla mobilità sostenibile, ampliando la rete deitrasporti pubblici, con bus elettrici e metropolitana, ma anche con servizio di trasporti condivisi bike, car e scooter sharing. Allo stesso tempo stiamo scoraggiando l’uso dell’auto privata”). Sergio Luciano ha sollevato il tema del finanziamento della transizione: accanto agli investimenti pubblici, dice, serve smobilizzare il risparmio privato europeo. Angelo Consoli ha ricordato come le idee Rifkin ispirino da 20 anni le decisioni dei politici europei ed internazionali in materia ambientale ed economica. La sua bravura è individuare in anticipo i temi che diventeranno mainstream nell’agenda dei governanti di mezzo mondo.

Lo scenario secondo Rifkin

“I prossimi 24 mesi saranno fondamentali per utilizzare i fondi del Pnrr, stanziati dall’Unione Europea per l’Italia – ripete più volte Jeremy Rifkin nel corso del suo intervento -. Si tratta di un’occasione eccezionale, che dalla fine della seconda guerra mondiale (piano Marshall; ndr) non si è più verificata e che difficilmente si ripeterà”. “È anche un momento di ‘sveglia’ – insiste Rifkin – su cui stanno convergendo alcune grandi innovazioni tecnologiche che saranno al centro di questa terza rivoluzione industriale e saranno in grado di farci abbandonare le tecnologie obsolete. Sarà una rivoluzione nei sistemi di comunicazione, di educazione e di mobilità e coinvolgerà il consumo di energia solare ed eolica”.

Chi paga la transizione

Serve, dunque, muoversi e farlo in fretta: ma da dove cominciare? “I sistemi di finanziamento, sostiene Rifkin, ci sono: “accanto agli investimenti pubblici e a quelli dell’Unione europea – spiega l’economista sono disponibili ad investire sulla transizione i fondi pensione, i gruppi assicurativi e veicoli finanziari come i green bond”. Un caso di successo in Europa esiste già: si trova in Francia, nella regione dell’Hauts de France, il distretto nato nel 2015 dalla fusione del Nord-Pas-de-Calais e della Picardie: “È un’area – racconta l’economista – che ha già fatto il cambio di paradigma verso la decarbonizzazione e le energie rinnovabili, verso l’economia circolare e l’industria del futuro”.

Comuni ed enti locali in prima linea

Quanto agli attori, Rifkin non ha dubbi: “Sono le città a dover essere all’avanguardia di questa rivoluzione, a doversi fare avanti, prendendosi la responsabilità di questa transizione. Per muovere il cambiamento ci vuole una volontà politica che parta dalle città, e dalle regioni. Sono questi soggetti a dove allineare un un tessuto connettivo fatto di piccole medie imprese, cooperative, sindacati, camere di commercio, scuole e università”. “Ho anche fiducia, ma con una certa cautela, – conclude Rifkin – nella generazione Z che manifesta a favore di questa transizione green: per la prima volta le generazioni di tutto il mondo scendono in piazza, identificandosi come specie a rischio di estinzione”.