Un dettaglio della lavorazione artigianale delle cravatte

Stravaganti, a dodici pieghe che ne esaltano l’asimmetrica eleganza. Vintage, con un taglio che fa molto Anni Sessanta. Misteriose, con quel taschino nascosto nel quale occultare i propri segreti. E persino apotropaiche, con un cornetto in corallo agganciato all’interno a proteggere dal malocchio. Le cravatte Ulturale, certo, non sono cravatte per tutti. «Volevamo farne un oggetto del desiderio, un vero biglietto da visita per gli uomini che le avrebbero indossate, un accessorio esclusivo, che si facesse notare, ma senza mai eccedere, com’è nello stile puramente italiano». I grandi successi, si sa, nascono da grandi ambizioni. E oltre dieci anni fa, nel fondare l’azienda Ulcea, Vincenzo Ulturale e gli amici Giancarlo Auriemma, Sergio Crispini, Ciro Esposito e Massimo Massaccesi, si erano posti esattamente quest’obiettivo: fare sì che le loro originalissime creazioni – realizzate a mano secondo gli stilemi della scuola sartoriale napoletana e utilizzando solo selezionati tessuti italiani e inglesi – diventassero dei veri e propri status symbol. Oggi, grazie a una rete di distribuzione mondiale, le cravatte Ulturale, anche quelle con dentro il napoletanissimo cornetto “anti-sfiga”, pendono al collo persino di ricchi uomini d’affari giapponesi e distinti manager sudcoreani.

Aggiungi Economy Magazine come fonte preferita su Google!

«Il lusso non è nel marchio o nella confezione, ma è sapersi differenziare con le idee: la continua ricerca dell’unicità, la funzionalità e la capacità di resistere al tempo» (Giancarlo Auriemma)

«Attenzione però – puntualizza, con il suo inconfondibile accento partenopeo, il vulcanico Auriemma, presidente e responsabile commerciale del gruppo – la nostra produzione è esclusiva e ci tiene a mantenere la stessa linea anche nella distribuzione. Per noi, la selezione è un valore irrinunciabile. In un mondo in cui della cravatta si era detto tutto, Ulturale ha voluto innovare attraverso modelli e collezioni sorprendenti, diventando specialista delle personalizzazioni. La sola strada da percorrere è offrire ai clienti capi sartoriali particolari nella foggia, durevoli, raffinati e, soprattutto, tali da rappresentare un pezzo unico nel loro guardaroba».

Quel “dettaglio” che parla di te

Cravatte, insomma, da indossare con classe e anche con la giusta dose di ironia. I nomi dei pezzi forti della collezione Ulturale, del resto, la dicono lunga: a cominciare dalla linea Tié, appunto la cravatta sette pieghe al cui interno si cela lo scaramantico cornetto in corallo mediterraneo con montatura dorata, per finire a quella 00tie (“zerozerotie” con pronuncia all’inglese stavolta) che nasconde tra le pieghe un segretissimo taschino, alla James Bond per intenderci. Idee che nascono dalla mente estrosa di Giancarlo Auriemma e prendono forma nelle mani sapienti dello stilista Vincenzo Ulturale. «La manifattura è realizzata in quattro, cinque, talvolta sei passaggi a mano che fanno delle nostre cravatte, impreziosite da tessuti di qualità in seta jacquard, garza di seta, seta stampata e cashmere, degli oggetti esclusivi, prodotti in numero limitato e anche su misura», spiega ancora Auriemma, aggiungendo, se mai ce ne fosse ancora bisogno, che tutti i componenti delle cravatte Ulturale – i cornetti, gli shopper, gli astucci e le confezioni di solito abbellite con un Pulcinella in terracotta – sono assolutamente “made in Napoli”. Ma Ulturale, c’è da dire, non è partita da zero: dietro la nuova azienda Ulcea che, nata nel 2004, quattro anni dopo è arrivata ad aprire un esclusivo shop monomarca in via Carlo Poerio, nel salotto buono di Napoli, in realtà c’è il mezzo secolo di esperienza della famiglia Ulturale, il cui capostipite Mario già nel 1948 confezionava cravatte. Vincenzo, tra gli spezzi e le cartelle colori di vecchi campionari di seteria e drapperia, c’è cresciuto dunque. Nei primi Anni Ottanta è maturato il progetto di dare vita a una produzione sartoriale di cravatte di livello: poi sono arrivati i primi successi e infine il sodalizio con gli amici che ha consentito il definitivo salto di qualità. «Il mondo della cravatta è sempre stato incline a scelte prevedibili – chiosa Vincenzo Ulturale – ognuno la propone con dimensioni, materiali o disegni sempre simili, offrendo una riconoscibilità del prodotto. La domanda che mi sono posto io è: cosa accade quando si vuole essere riconosciuti per se stessi? Ecco che Ulturale ha fatto della versatilità uno stile, per dare al proprio cliente non una cravatta dalla diversità improvvisata, ma la cravatta “giusta” per esprimere stili, tradizioni e messaggi unici».