Alle nove in punto del 18 febraio si apre la finestra. Non è solo un’immagine, ma quello che accadrà sul portale del Ministero dell’Interno: prende il via il click day dedicato al lavoro domestico nell’ambito del Decreto Flussi 2026. Una manciata di minuti che, come ormai accade ogni anno, possono fare la differenza tra l’ottenimento del nulla osta e l’esclusione per esaurimento delle quote.
Per il comparto dell’assistenza familiare – colf, badanti, baby sitter – sono state programmate nel 2026 un totale di 13.600 autorizzazioni all’ingresso di lavoratori extra-UE. Una quota dedicata esclusivamente al lavoro domestico, separata da altri settori produttivi. In termini assoluti può sembrare un numero significativo; in termini di domanda reale, è una soglia che rischia di essere assorbita in tempi rapidissimi.
Il meccanismo è ormai noto agli addetti ai lavori: le domande, già predisposte nelle settimane precedenti, vengono inviate attraverso il portale dello Sportello Unico per l’Immigrazione. L’assegnazione avviene in ordine cronologico, fino a esaurimento dei posti disponibili. Non conta soltanto la correttezza formale dell’istanza, ma anche – e soprattutto – la velocità di trasmissione. Una competizione silenziosa, giocata a colpi di connessione stabile e credenziali digitali pronte all’uso.
Per i datori di lavoro – famiglie, ma anche professionisti che assistono nuclei con esigenze complesse – la procedura richiede preparazione. Servono SPID o Carta d’identità elettronica per l’accesso, una casella PEC come domicilio digitale e una documentazione completa. Nulla può essere lasciato all’ultimo minuto, perché il sistema non perdona errori né rallentamenti.
Dietro la dimensione tecnica, però, c’è una questione strutturale che riguarda l’economia italiana. Il lavoro domestico rappresenta una componente essenziale del welfare informale del Paese. In un contesto di invecchiamento demografico e di crescente domanda di assistenza, la presenza di lavoratori stranieri regolarmente assunti non è un tema marginale, ma un tassello della sostenibilità sociale.
Eppure il settore continua a convivere con un’area grigia significativa. Secondo stime riportate anche dall’Ansa nelle scorse settimane, una quota rilevante dei lavoratori domestici opera ancora in condizioni di irregolarità. Un dato che incide sul gettito contributivo, sulle tutele previdenziali e sulla qualità complessiva del mercato del lavoro. La regolarizzazione attraverso i flussi programmati diventa quindi non solo uno strumento migratorio, ma anche una leva di emersione.
Per il mondo delle imprese e dei professionisti che ruotano attorno a questo comparto – consulenti del lavoro, commercialisti, avvocati specializzati in diritto dell’immigrazione – il click day non è un semplice adempimento amministrativo. È un momento di intensa operatività, che richiede coordinamento, assistenza tecnica e capacità di gestione del rischio. Una domanda respinta o non accolta per esaurimento delle quote può tradursi in mesi di attesa e in un vuoto organizzativo difficile da colmare.
Va ricordato che, formalmente, le istanze possono essere presentate anche successivamente, fino alla fine dell’anno. Ma l’esperienza degli anni precedenti insegna che le disponibilità tendono a svanire nelle prime fasi. In altre parole, il calendario ufficiale offre una finestra ampia; il mercato reale la riduce a poche ore, talvolta a pochi minuti.
Il click day del lavoro domestico si inserisce in un calendario più ampio di date dedicate ai diversi comparti produttivi. Ma, rispetto ad agricoltura o turismo, qui la domanda non è legata a una stagionalità economica bensì a un bisogno continuo e strutturale delle famiglie italiane. È questo il vero nodo: la distanza tra programmazione amministrativa e dinamica demografica.
















