Donald Trump continua a muovere le pedine sulla delicata partita di TikTok. Il presidente statunitense, tornato alla Casa Bianca lo scorso gennaio, ha indicato come possibili futuri azionisti della divisione americana del social anche Rupert Murdoch e il figlio Lachlan, già alla guida di Fox News.
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L’obiettivo di Trump è chiaro: evitare che la piattaforma di video, amatissima dai giovani americani, venga messa al bando negli Stati Uniti a partire da gennaio 2026, come previsto dalla legge approvata dal Congresso per ragioni di sicurezza nazionale. Per scongiurare il blocco, la Casa Bianca spinge per un accordo con Pechino che preveda la cessione delle attività statunitensi di TikTok a un gruppo di investitori definito dal presidente “patriottico”.
In un’intervista a Fox News, Trump ha confermato i nomi già circolati di Larry Ellison, fondatore di Oracle, e di Michael Dell, patron del colosso tecnologico. Poi, con un sorriso, ha aggiunto: “Un uomo chiamato Lachlan è coinvolto. Dovreste chiamarlo Lachlan Murdoch. E Rupert probabilmente sarà nel gruppo. Credo che ne faranno parte”.
La trattativa con la Cina, secondo quanto riferito dalla Casa Bianca dopo una recente telefonata tra Trump e Xi Jinping, prevede che la sezione americana di TikTok passi sotto controllo statunitense, con un consiglio di amministrazione a maggioranza americana (sei membri su sette) e Oracle incaricata di gestire dati e sicurezza.
Il nodo principale resta quello dell’algoritmo, il motore che alimenta il feed video della piattaforma e che rappresenta l’asset più strategico. Washington pretende che resti sotto gestione americana, mentre Pechino ne difende la proprietà come questione di sovranità tecnologica.
Se l’accordo andrà in porto, gli Stati Uniti non solo eviteranno il divieto dell’app, ma garantiranno che il controllo di una delle piattaforme digitali più influenti al mondo passi nelle mani di un consorzio in cui media, politica e tecnologia si intrecciano. Con i Murdoch in prima linea, la vicenda assume contorni che vanno ben oltre la sicurezza nazionale, toccando direttamente l’equilibrio tra informazione, potere economico e geopolitica.
















