Con l’avvicinarsi della scadenza del 30 settembre per la presentazione del modello 730, cresce l’attesa di milioni di lavoratori e pensionati che aspettano il rimborso Irpef direttamente in busta paga o nel cedolino della pensione. Ma non esiste una data valida per tutti: il calendario dei pagamenti varia infatti in base al momento in cui viene trasmessa la dichiarazione, alla presenza di un sostituto d’imposta e all’eventuale apertura di controlli da parte dell’Agenzia delle Entrate. Per questo motivo, mentre alcuni contribuenti ricevono il credito già nei mesi estivi, altri potrebbero dover attendere fino agli ultimi mesi dell’anno o, in casi particolari, anche oltre.
Quando arriva il rimborso per i lavoratori dipendenti
Per chi ha un datore di lavoro come sostituto d’imposta, il rimborso viene erogato con il conguaglio fiscale nella prima retribuzione utile dopo che il datore ha ricevuto il modello 730-4 trasmesso dall’Agenzia delle Entrate. Chi presenta la dichiarazione entro la fine di maggio, in condizioni ordinarie, può vedere il credito già nella busta paga di luglio. Se invece il modello viene inviato nei mesi successivi, anche il rimborso slitta progressivamente ad agosto, settembre, ottobre o novembre. Non conta soltanto la data di invio del 730, ma anche quella in cui il sostituto riceve i dati necessari per effettuare il conguaglio.
Pensionati e 730: accredito dal mese di agosto
Per i pensionati i tempi sono generalmente più lunghi. L’INPS effettua infatti i conguagli a credito a partire dal mese di agosto, cioè dal secondo mese successivo alla ricezione del modello 730-4. Di conseguenza, chi presenta la dichiarazione nelle prime settimane della campagna fiscale può ricevere il rimborso nel cedolino di agosto, mentre chi trasmette il modello più avanti potrebbe vedere l’accredito nei mesi di settembre, ottobre, novembre o dicembre. Anche in questo caso la tempistica dipende dall’arrivo della comunicazione all’ente previdenziale e dalla lavorazione della pratica.
Chi non ha il sostituto d’imposta deve attendere l’Agenzia delle Entrate
Diversa la situazione per chi presenta il 730 senza sostituto. In questo caso il rimborso non viene accreditato né dal datore di lavoro né dall’INPS, ma direttamente dall’Agenzia delle Entrate, che provvede al pagamento sul conto corrente indicato dal contribuente tramite IBAN. I tempi risultano generalmente più lunghi rispetto ai conguagli effettuati dai sostituti d’imposta e possono protrarsi fino agli ultimi mesi dell’anno. Per evitare ulteriori ritardi è importante verificare che l’IBAN comunicato all’Agenzia sia corretto e aggiornato.
Se il rimborso non arriva: ecco i controlli da fare
Quando il credito Irpef non compare nei tempi previsti, la prima verifica riguarda il modello 730-3, nel quale è indicato l’importo spettante. Successivamente è opportuno accertarsi, tramite CAF o professionista che ha inviato la dichiarazione, che il modello 730-4 sia stato regolarmente trasmesso e ricevuto dal sostituto d’imposta. Se il rimborso è invece a carico dell’Agenzia delle Entrate, conviene controllare la correttezza dell’IBAN registrato. Va ricordato, inoltre, che in presenza di controlli preventivi previsti dalla normativa, il pagamento può richiedere tempi più lunghi e non è detto che venga effettuato entro la fine dell’anno.
















