Orbits

Oltre mille persone hanno partecipato ieri sera, giovedì 16 luglio, al Teatro Grande degli Scavi di Pompei, al primo atto della terza edizione di Orbits – Dialogues with Intelligence, la piattaforma di dialogo per comprendere e governare la trasformazione digitale ideata da Action e guidata dal filosofo Luciano Floridi e dalla CEO di Action Holding Manuela Ronchi.

Aggiungi Economy Magazine come fonte preferita su Google!

In uno dei luoghi simbolo della storia e della memoria del Mediterraneo, Luciano Floridi, Founding Director del Digital Ethics Center della Yale University, ha chiuso così il trittico dello Show-How, un’esperienza immersiva che intreccia filosofia, tecnologia e cultura per offrire una chiave di lettura delle grandi trasformazioni del nostro tempo.

L’Habitat della società post AI

Al centro della riflessione il tema scelto per l’edizione 2026, “Habitat. Disegnare la società post-AI”. Per Floridi, infatti, l’intelligenza artificiale non rappresenta semplicemente una nuova tecnologia, ma il contesto nel quale siamo entrati: un ambiente che sta modificando il modo in cui lavoriamo, prendiamo decisioni, produciamo valore e costruiamo relazioni.

Floridi ha accompagnato il pubblico in un passaggio simbolico dalla modernità, fondata sulla ricerca di certezze e punti fermi, all’epoca digitale, caratterizzata dalla complessità, dalla fluidità e dalla necessità di orientarsi in un ambiente in continua trasformazione.

Più che una riflessione sulla tecnologia, lo Show-How ha proposto una riflessione sul modo in cui l’umanità può continuare a progettare il proprio futuro nell’epoca dell’intelligenza artificiale.

“Ogni rivoluzione cambia il modo in cui abitiamo il mondo”, afferma Luciano Floridi.

“L’intelligenza artificiale sta cambiando il nostro habitat: il compito non è subirne gli effetti, ma progettare responsabilmente le regole, le direzioni e gli strumenti con cui vogliamo navigarlo”.

La metafora della navigazione

La metafora della navigazione ha attraversato l’intero Show-How: se la modernità cercava fondamenti solidi, oggi viviamo immersi nell’Infosfera, un ambiente informazionale che assomiglia sempre più a un mare aperto.

Un ambiente dove non è possibile tornare sulla terraferma, ma occorre imparare a costruire rotte, strumenti e capacità di orientamento. Non a caso anche il linguaggio del digitale è profondamente marittimo: navigare, cloud, phishing, piracy, data leak.

In questo scenario, ha spiegato Floridi, la domanda non è più quale sia il fondamento del mondo digitale, ma quale direzione scegliere. Governare l’intelligenza artificiale significa progettare l’habitat nel quale viviamo già oggi e che continueremo a costruire negli anni a venire, investendo prima di tutto sulle persone, sulle competenze e sulla capacità di definire problemi, obiettivi e responsabilità.

La tecnologia può aiutarci a rispondere al “come”; la responsabilità di scegliere il “perché” rimane profondamente umana.

Dalla memoria del passato al progetto del futuro

Pompei racconta una civiltà che il tempo ha conservato, Orbits prova invece a immaginare quella che il tempo deve ancora costruire. È questo il significato simbolico dello Show-How di Floridi: utilizzare uno dei luoghi più rappresentativi della memoria collettiva per interrogarsi sul modo in cui persone, istituzioni e imprese possono progettare consapevolmente l’habitat della società post-AI.

Ad assistere allo Show-How erano presenti imprenditori, manager, rappresentanti delle istituzioni, professionisti, docenti universitari e studenti, chiamati a confrontarsi con una riflessione che ha posto al centro non soltanto l’evoluzione tecnologica, ma la responsabilità di progettare il futuro della società.

La conoscenza nell’era dell’intelligenza artificiale?

Dopo i saluti istituzionali di Gaetano Manfredi (sindaco di Napoli) e Luciano Floridi (direttore Digital Ethics Center, Yale University), ad aprire il confronto sono stati Gabriel Zuchtriegel (Parco Archeologico di Pompei), Mario Tartaglia (Gruppo FS), Annalisa Reale (Chiomenti) e Massimiliano Molese (imprenditore), chiamati a riflettere sul rapporto tra patrimonio culturale, infrastrutture, diritto e impresa.

Dal dialogo è emersa una riflessione condivisa: l’intelligenza artificiale sta trasformando il modo in cui le persone accedono alla conoscenza, ai servizi e alla cultura. In questo scenario, musei, grandi infrastrutture, imprese e istituzioni sono chiamati a ripensare il proprio ruolo, rafforzando la capacità di garantire autenticità, affidabilità delle informazioni, tutela dei diritti e coesione sociale.

Una longevità sostenibile

Con il videomessaggio del ministro della Salute Orazio Schillaci e gli interventi di Elias Khalil (Lilly Italia) e Luciano Floridi, il dibattito si è concentrato sull’evoluzione del Servizio sanitario nazionale nell’epoca dell’intelligenza artificiale.

Tra i temi affrontati sono emersi il valore della prevenzione, le opportunità offerte dalla medicina personalizzata e il contributo che l’AI può offrire alla sostenibilità del sistema sanitario. Il confronto ha inoltre evidenziato l’importanza di mantenere in equilibrio l’attenzione al singolo paziente con una visione più ampia della salute pubblica e della prevenzione collettiva.

Intelligenza artificiale e transizione energetica

A confrontarsi su questo tema sono stati Raffaele Iollo (Q8 Italia), Patrick Oungre (A2A Life Ventures) e Matteo Lorito (ANVUR).

Dal panel è emersa la consapevolezza che l’intelligenza artificiale possa rappresentare un fattore abilitante per rendere più efficienti le filiere esistenti e favorire nuovi modelli di sviluppo nei settori dell’energia e della sostenibilità. Al tempo stesso, è stato sottolineato come tali trasformazioni richiedano una stretta collaborazione tra imprese, università, ricerca e istituzioni, nella convinzione che la transizione energetica possa essere affrontata soltanto attraverso ecosistemi capaci di mettere in rete competenze e visioni diverse.

Il ruolo dell’Italia

Il dialogo tra Andrea Acquaroni (E4 Computer Engineering) e Alessandra Poggiani (CINECA) ha posto al centro il tema della competitività italiana nell’ambito dell’intelligenza artificiale.

Dal confronto è emersa la consapevolezza che il Paese disponga già di eccellenze nella ricerca, nel supercomputing, nella manifattura ad alta tecnologia e nella regolazione dell’AI. La sfida indicata dai relatori è quella di valorizzare maggiormente queste competenze, rafforzando il dialogo tra università, centri di ricerca e sistema produttivo e trasformando la governance europea in un’opportunità di sviluppo.

Cosa non dovrà mai essere automatizzato

La conversazione conclusiva tra Mons. Vincenzo Paglia e Luciano Floridi, dedicata alla recente enciclica Magnifica Humanitas di Papa Leone XIV, ha riportato al centro la domanda che ha attraversato l’intera edizione di Orbits.

Dal dialogo è emersa una riflessione sul rapporto tra innovazione tecnologica e centralità della persona. Se l’intelligenza artificiale rende possibile una crescente automazione dei processi, restano profondamente umani il giudizio, la responsabilità, la cura e la capacità di costruire relazioni. Il progresso tecnologico acquista così significato soltanto se continua ad avere come riferimento la dignità della persona e il bene comune.

Da Pompei a Pietrarsa

Si conclude così il percorso di Orbits 2026, ma non la riflessione che lo ha animato. L’ambizione della piattaforma ideata da Action Holding è continuare a essere uno spazio in cui filosofia, impresa, istituzioni e ricerca elaborano insieme linguaggi, visioni e alleanze per abitare con consapevolezza la società dell’intelligenza artificiale.