energia nucleare

Dopo quasi quarant’anni dall’ultimo referendum che ne ha decretato l’uscita, il nucleare torna ufficialmente al centro della strategia energetica italiana. La Camera ha approvato il disegno di legge delega sul cosiddetto nucleare sostenibile, primo passaggio parlamentare di un percorso che punta a riportare l’energia atomica nel mix energetico nazionale. Il provvedimento, sostenuto dalla maggioranza, dovrà ora affrontare l’esame del Senato, con l’obiettivo dichiarato dal governo di completare l’iter entro l’estate.

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La legge delega e il piano del governo

L’approvazione della Camera non significa che il nucleare sia già realtà. Il testo votato è una legge delega, uno strumento che affida al governo il compito di definire nei dettagli la disciplina del settore attraverso successivi decreti attuativi. L’obiettivo è costruire una cornice normativa completa che regoli l’intero ciclo dell’energia nucleare: dalla progettazione degli impianti alle autorizzazioni, fino alla gestione del combustibile e dei rifiuti radioattivi.

Secondo il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica, Gilberto Pichetto Fratin, i decreti potrebbero arrivare entro la fine dell’anno. Solo a quel punto inizierà la fase operativa, che richiederà ulteriori passaggi autorizzativi e tecnici.

La scommessa sugli Smr

Il ritorno dell’atomo in Italia non transiterà dalle grandi centrali del passato. Come ricordato dal Corriere, il governo guarda infatti agli Smr (Small Modular Reactor), piccoli reattori modulari che producono fino a 350 megawatt, una capacità nettamente inferiore rispetto ai tradizionali impianti nucleari di ultima generazione.

La loro caratteristica principale è la modularità: vengono costruiti in fabbrica e assemblati successivamente sul luogo di installazione. Secondo i sostenitori della tecnologia, questa soluzione consentirebbe tempi di realizzazione più contenuti, minori costi iniziali e una maggiore integrazione con le reti energetiche esistenti.

Sicurezza ed energia per la transizione

Tra gli argomenti utilizzati a favore del nucleare c’è il tema della sicurezza. Gli Smr di nuova generazione sono progettati con sistemi passivi che, secondo gli esperti, permettono il raffreddamento automatico del reattore anche in assenza di intervento umano o alimentazione elettrica. Inoltre, le dimensioni ridotte comportano una quantità inferiore di materiale radioattivo rispetto agli impianti tradizionali.

Per il governo il nucleare rappresenta anche uno strumento per sostenere la decarbonizzazione dell’economia e rafforzare l’indipendenza energetica del Paese. Le stime del ministro Pichetto indicano che, una volta a regime, l’atomo potrebbe coprire tra l’11% e il 22% del fabbisogno energetico nazionale.

Tempi lunghi e siti ancora da individuare

La strada resta comunque lunga. Lo stesso governo stima che serviranno almeno otto o nove anni prima di vedere i primi impianti operativi. Oltre alla definizione delle regole, dovranno essere individuate le tecnologie più adatte e soprattutto i siti dove installarle.

Tra le ipotesi ci sono le aree delle ex centrali nucleari italiane, come Trino, Caorso, Latina e Garigliano, ma al momento nessuna decisione è stata presa. A supportare il percorso sarà anche Nuclitalia, la società partecipata da Enel, Ansaldo Energia e Leonardo incaricata di valutare le tecnologie più compatibili con il sistema industriale italiano.

Il voto della Camera segna quindi l’avvio di una nuova fase. Per i sostenitori si tratta di una scelta necessaria per garantire sicurezza energetica e competitività industriale; per i critici restano aperti i nodi dei costi, dei tempi e della gestione delle scorie. Di certo, il dibattito sul nucleare è tornato al centro dell’agenda politica italiana.