Lo Stato in panne è l’altro spread da curare

L’umorismo, sicuramente involontario ma forte, è nel titolo: “La fattura elettronica e i servizi gratuiti dell’Agenzia delle Entrate”. Avete letto bene? È un documento che gira tra i commercialisti, ormai spauriti, e i pochissimi contribuenti ancora temerari al punto da occuparsi personalmente delle loro tasse. Ed ha 37 pagine (trentasette) di istruzioni per l’emissione della fattura elettronica, appunto a cura dell’Agenzia delle Entrate. Che sottolinea la graziosa gratuità dei suoi servizi. Un vero ossimoro: il simbolo stesso delle tasse, l’Agenzia delle Entrate, che dichiara con orgoglio di fare cose gratuite per il cittadino! Come ad esempio spiegargli in 37 pagine veramente complicate tutte le nuove incombenze che dovrà accollarsi per poter esercitare, da gennaio, il proprio diritto di farsi pagare dai clienti. Lavorando gratis per lo Stato, perché digiterà direttamente dati che prima erano gli uffici a dover “caricare”. Con la fatturazione elettronica obbligatoria siamo all’ennesimo feticcio digitale che, a sentir loro, dovrebbe finalmente chiudere il cerchio del tracciamento di redditi e ricavi prevenendo la piaga dell’evasione. L’ennesima mossa decisiva, dopo l’inutile anagrafe dei conti correnti, dopo l’inutile sequela di “armi totali” su assegni bancari, cassette di sicurezza e quant’altro che hanno sempre fatto cilecca. Se è per questo, nel Decreto certificazione si prevede addirittura la blockchain per anagrafe e documenti. Ma nel concreto? «Dottore», avverte amorevolmente la commercialista: «Le suggerisco di venire da noi in studio, quando preparerà le prime fatture elettroniche. Per non sbagliare…». Dunque, viva la blockchain, ma intanto studiamoci le 37 pagine di istruzioni e speriamo che qualcuno cambi il toner alle fotocopiatrici statali…Qui c’è ben di più e di peggio che un fatto di cattiva comunicazione Stato-cittadini. C’è una disconnessione della burocrazia dalle esigenze vere delle persone comuni. È come se questa gente non sapesse che nell’era degli smartphone le App sono autoesplicative: per imparare a fare, basta fare. Poche videate e devi aver capito. Un bravissimo tecnologo come Diego Piacentini, ex Amazon, ha felpatamente attraversato il cielo della cosiddetta agenda digitale italiana applicandosi nientemeno che al sistema PagoPa, un modo mooolto rapido e funzionale per fare cosa? Pagare le tasse! Neanche Tafazzi avrebbe fatto un simile autogol, associando all’idea dello Stato digitale, il gradevole pagamento delle tasse. E unificare i 9000 centri di calcolo delle varie amministrazioni, no? Ed eliminare, ma sul serio, i due terzi delle certificazioni, mai successo? E incrociare i dati dell’anagrafe dei conti correnti con i redditi dichiarati per non disturbare chi paga le imposte e aggredire chi le evade? No: il dramma – che il timore di passare per qualunquisti non deve indurre nessuno a dissimulare – è che la macchina pubblica è un catorcio, è in panne, a dispetto delle rare eccezioni che confermano la regola. Su questo fronte, nel governo Gialloverde, opera una fuoriclasse come la ministro Bongiorno, che si è finora meritevolmente distinta per laconicità, in mezzo alla diffusa logorrea. Speriamo bene. Aspettiamo che replichi la grinta che ha avuto da avvocato. E che tenti, almeno lei, di riformare sul serio lo Stato. Curando l’altro spread che divide l’Italia dall’efficienza.