Stato d'emergenza prorogato al 31 marzo 2022: via libera in Cdm
Mario Draghi al Senato

Due decenni or sono pubblicai un volume tiepidamente accolto nel mio Dipartimento in cui prevalevano gli studi di storia dei movimenti politici e delle organizzazioni sindacali. Il libro Le élite della competenza Scienziati sociali e democrazia industriale in Francia tra Otto e Novecento entrò tuttavia nella rosa dei vincitori del premio Italique dell’Ambasciata di Francia. In realtà il libro pur essendo dedicato alla Francia e ad una comparazione con gli Stati Uniti, aveva come obiettivo di parlare a nuora perché suocera – l’Italia- potesse”eventualmente” intendere.

Nelle ultime settimane durante il percorso di formazione del Governo Draghi si è assistito ad una repentina crescita della circolazione con conseguente legittimazione del termine “Competenza”. L’effetto non è pero durato a lungo . In tempi rapidi si è ricominciato a parlare e ad applicare la distinzione tra politici e tecnici, senza considerare che il concetto di competenza non è assimilabile a quello del ruolo dei tecnici nei governi politici. E questo aspetto è apparso vieppiù evidente quanto più sono cresciute in tempo di pandemia le diatribe, la confusione le polemiche tra i cosiddetti esperti in ambito sanitario, nella drammatica escalation della diffusione del virus e delle defaillances organizzative che l’hanno accompagnata. Se volessimo analizzare in profondità le problematiche della competenza, in rapporto al ruolo degli scienziati in contesti come quello che caratterizza il nostro presente, dovremmo parlare del ruolo delle epistemic communities cioè dei gruppi di persone dotate di competenze-conoscenze-esperienze, molte e diversificate, in grado di dialogare, interagire, intervenire nei meccanismi e nei processi di decisione, al di là e al di fuori delle pastoie e degli irrigidimenti determinati dall’intreccio tra politica e burocrazia, dando vita piuttosto a dinamiche adhocratiche che mettono al centro i problemi – ad hoc- e la collaborazione tra competenze-conoscenze diversificate, ma in grado di confrontarsi di interagire tra loro e di tradursi in “decisioni” in campo politico- istituzionale. C è un ambito a mio avviso in cui gli scienziati in Italia, a differenza di paesi come la Francia e gli Stati Uniti, non sono riusciti ad emergere divenendo parte delle èlites dirigenti ed è quello della crescita della scienza e dell’agire scientifico nelle istituzioni come “fattore costituzionale”. Una tematica che oggi si rivela drammaticamente vitale e che certo non si riduce ai fenomeni di comunicazione e di documentazione statistica.