L’obiettivo dichiarato di molti poli culturali è chiaro: rendere gli spazi più aperti, accessibili, immersivi. Ma l’equilibrio tra tutela del patrimonio, esperienza del pubblico e sostenibilità dei sistemi di protezione è diventato uno dei nodi strategici per musei, biblioteche e fondazioni.

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In questo scenario, anche la sicurezza è chiamata a svolgere un nuovo ruolo: non basta installare tecnologie di protezione, occorre progettare modelli capaci di integrarsi con la natura degli spazi, con il valore dei beni custoditi e con l’esperienza dei visitatori. Secursat, azienda italiana specializzata in servizi e tecnologie per la sicurezza, negli ultimi anni, ha sviluppato modelli dedicati alla protezione dell’ambito culturale, investendo in competenze specialistiche, infrastrutture tecnologiche e soluzioni di monitoraggio evolute.

«Il primo investimento è stato sulle persone», spiega Maura Mormile, Business Manager di Secursat. «Abbiamo formato un team composto da giovani laureati in criminologia e scienze della sicurezza, security manager certificati, con una specializzazione specifica nella protezione del patrimonio culturale. Alcune risorse hanno frequentato un corso di perfezionamento dedicato alla formazione di “Cultura Security Manager” presso l’Università di Pavia, per integrare le competenze di security management con quelle legate alla tutela dei beni culturali». L’azienda non si è limitata alla formazione interna, ma ha sostenuto negli anni borse di studio e contributi significativi in diversi ambiti che interessano il mondo dell’arte e della sicurezza, attraverso collaborazioni universitarie a vari livelli. Tra queste, il progetto “Siderus” con l’Università di Siena, dedicato all’innovazione digitale per la sicurezza e la valorizzazione del patrimonio culturale. La sfida non è aumentare il numero di tecnologie installate, ma costruire un equilibrio tra progettazione, protezione, gestione operativa e rispetto dell’identità dei luoghi. In questo senso la sicurezza diventa un elemento abilitante: tutela il patrimonio, supporta la fruizione degli spazi e rende l’esperienza del visitatore più fluida e sicura. L’impegno di Secursat nel mondo dell’arte vanta molte esperienze sul campo lavorando su diverse aree museali in Piemonte, in particolare nella provincia di Asti, oltre che su progetti dedicati a biblioteche e spazi espositivi. L’azienda ha inoltre portato a termine un importante progetto di implementazione della security per Triennale Milano, uno dei luoghi simbolo della cultura e del design in Italia. «Siamo partiti dall’analisi dei bisogni e delle tecnologie esistenti», prosegue Mormile. «L’obiettivo era proteggere gli spazi in modo non invasivo, garantendo al contempo un adeguato livello di monitoraggio. Abbiamo studiato le tecnologie e i relativi posizionamenti insieme ai referenti delle strutture, fino all’implementazione di un modello di gestione e supporto da remoto, collegando gli impianti ai nostri hub tecnologici. Oggi siamo security partner di Triennale Milano e continuiamo a gestire le tecnologie di security secondo modelli digitali. Crediamo fortemente che in questo settore ci siano moltissimi bisogni e spazi per innovare e fare della sicurezza un elemento distintivo e di valore».

I principali obiettivi dei progetti portati avanti per il mondo dell’arte e della cultura in varie regioni italiane sono il miglioramento della capacità di monitoraggio, il rafforzamento della gestione remota e l’adozione di un modello più sostenibile ed etico. Questo approccio consente di ridurre gli interventi on-site non necessari, limitare gli sprechi tecnologici e ottimizzare l’utilizzo delle infrastrutture già presenti.

Per Secursat, la protezione degli spazi culturali passa da una soluzione integrata, in cui competenze umane, tecnologie e capacità di analisi lavorano insieme per un modello etico caratterizzato da una forte attenzione alla sostenibilità ambientale, economica e finanziaria. Gli investimenti puntano a migliorare l’efficacia complessiva dei sistemi e a ridurre i costi di gestione dove non necessari. È un modello pensato per tutelare il patrimonio, ma anche per accompagnare l’evoluzione dei luoghi della cultura, sempre più aperti, dinamici e centrali nella vita delle comunità.