Innovazione ed export, uniamo le forze

La ripresa economica è arrivata anche in Italia, ma è la penultima in Europa per consistenza, migliore solo di quella greca: come dire che quasi non c’è. Per chi lavora, per chi produce, per chi vive di mercato è più che mai importante rimboccarsi le maniche e non perdere tempo. Guardando avanti e facendo cose concrete, a prescindere dalle liturgie e dalle confusioni della politica.

Belgio, Germania e Spagna hanno vissuto anni di instabilità politica con forte crescita economica: possiamo farlo anche noi. Pensare che dal voto del 4 marzo emerga un quadro stabile e affidabile è illusorio, i sondaggi dicono che non potrà essere così. E dunque facciamo un respirone e attrezziamoci psicologicamente a un lungo “fai da te”, in cui il governo sarà certo un punto di riferimento essenziale ma non l’unico, bisognerà imparare a farci il minor affidamento possibile, a lavorare con gli enti locali e, per chi potrà e saprà, direttamente con le istituzioni europee.

Lavorare insieme, anche tra concorrenti, per ovviare all’instabilità

Per quanto anche a Bruxelles non sia facile capire in che direzione spira il vento del futuro, intanto se ne ha una. Chi mena le danze è la Germania, con la Francia di Macron in velleitario atteggiamento di partner critico. La BCE si prepara all’uscita di Mario Draghi e all’avvento del tedesco Jens Weidmann, che significa passare dalla cultura del sostegno della crescita all’arrocco su un’assolutistica focalizzazione anti-inflazione, la fissazione dei tedeschi da Weimar in poi. L’altra loro bestia nera è il debito pubblico, vero peccato originale dell’Italia. In un mondo in cui, peraltro – secondo l’Institute of International Finance – il debito totale ha raggiunto l’incredibile cifra di 233.000 miliardi di dollari, ovvero il 325% del Pil mondiale, mentre il debito italiano pesa il 132% del nostro Pil… Tanto che viene da chiedersi se l’euro-fobia per il debito non stia diventando un freno competitivo. In questo quadro, qualunque promessa elettorale di politica economica i nostri leader politici facciano, ricordiamoci che è inficiata dalla sovranità limitata che le regole europee ci lasciano. A cominciare da quella più interessante, la flat-tax: perfino Bill Emmott, l’ex direttore dell’Economist che definì Berlusconi “Unfit to lead Italy” ha riconosciuto che la proposta del Cav. potrebbe essere utile per l’Italia. Ma Bruxelles e la BCE ce la lascerebbero fare? Improbabile. 

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E dunque? Dunque non resta che far da sé, unendo le forze con chi la pensa come noi, condivide gli stessi bisogni, le stesse esigenze, la stessa visione. Associandoci, per ottenere qualcosa dalle istituzioni. Ma anche per fare sistema, fare rete, lavorare insieme, perfino sui mercati e verso i clienti, rinnovando le tecnologie e andando all’estero, le due cose più difficili da farsi da soli, soprattutto se si è piccoli. Lo sviluppo è anche e soprattutto nell’innovazione e nell’export, per cui andiamocelo a prendere: e se non ce la sentiamo, facciamolo in squadra. Si può!