di Stefano Ruvolo, presidente nazionale di Confimprenditori
L’idea del Presidente dell’INPS Gabriele Fava di costituire una terza gamba a sostegno del sistema previdenziale, costituita da un fondo alla nascita a capitalizzazione, non è un’idea marginale eventualmente percorribile, ma un’operazione da realizzare al più presto.
Aggiungo che questa iniziativa, in prospettiva potrebbe essere affinata attraverso un graduale aumento dei versamenti a favore del fondo, dopo l’inizio della vita lavorativa, riducendo gli importi della contribuzione previdenziale ordinaria, avvicinandosi ai sistemi scandinavi e del nord Europa.
Ad oggi abbiamo un sistema previdenziale pubblico che, a fronte di versamenti effettuati dai lavoratori attivi e dai datori di lavoro di 294 miliardi di euro, eroga trattamenti per oltre 325 miliardi, con uno sbilancio superiore a 30 mld, che vengono coperti dalla fiscalità generale.
È vero che tale intervento ad oggi può considerarsi coperto dal gettito IRPEF derivante dai trattamenti pensionistici che ammonta a circa 70 miliardi, ma nel futuro, per imprevedibili scossoni economici o occupazionali, o per prevedibilissime questioni endogene, non sarà più così.
Questo modello, che eroga i trattamenti attraverso l’utilizzo dei versamenti contributivi e privo di un fondo a capitalizzazione, è fortemente suscettibile ai livelli occupazionali, a scosse inflattive, ma, soprattutto all’andamento demografico della popolazione del Paese e quindi assai vulnerabile.
In un inverno demografico difficilmente reversibile, è ragionevole pensare (dati centro studi di Confimprenditori) che da qui ai prossimi 25 anni, nel 2050, l’intervento dello Stato nel pagamento dei trattamenti previdenziali, inciderà per oltre 90 miliardi di euro sulla fiscalità generale (circa il 19 per cento del PIL), andando a sottrarre risorse fondamentali per lo sviluppo e per la sostenibilità del sistema infrastrutturale del Paese e la tenuta dello stato sociale.
A questo punto la proposta di un fondo a capitalizzazione diventa una urgente necessità che, in prospettiva, può diventare lo strumento che renderà il nostro sistema previdenziale impermeabile alle crisi demografiche salvaguardando le pensioni che ciascun lavoratore ha pagato, soprattutto in considerazione del funzionamento a carattere contributivo del sistema, che, quindi, deve garantire al lavoratore, al termine del suo percorso professionale, i trattamenti connessi e congrui rispetto agli importi dei suoi versamenti.
Alla luce di questi elementi, spero che il Governo trasformi, al più presto in fatti concreti quell’interesse che il Ministro Calderone ha annunciato sugli organi di stampa.













