di Donato Pastore *

Il dlgs 254/2016 ha introdotto all’interno della Relazione Finanziaria la cd Dnf (Disclosure Non Finanziaria) che contiene una serie di informazioni con riferimento ai seguenti ambiti:
– Descrizione del Modello Aziendale
– Diversità (età, genere, percorso formativo e professionale)
– Ambiente (es. emissioni gas serra)
– Società (aspetti sociali)
– Personale (es. parità di genere)
– Diritti Umani (es misure di prevenzione delle violazioni)
– Corruzione (lotta contro la corruzione)
Tali informazioni, come dice la sezione stessa, non includono aspetti economico finanziari almeno secondo quanto definito dal citato dlgs 254/2016.

Una integrazione del contenuto previsto all’interno della Dnf è stata apportata con l’emanazione del Regolamento UE 2020/852 che introduce, tra l’altro, la cd Tassonomia che si pone l’obiettivo di classificare le attività economiche “sostenibili” eseguite nell’UE. La tassonomia ha quindi l’obiettivo di predisporre un quadro chiaro del concetto di sostenibilità, definendo esattamente quando una società sta operando in modo sostenibile o rispettoso dell’ambiente. Rispetto ai concorrenti, queste aziende si distinguono positivamente e quindi dovrebbero beneficiare di maggiori investimenti. Pertanto, la legislazione mira a premiare e promuovere pratiche commerciali e tecnologie rispettose dell’ambiente. In particolare il regolamento si concentra sui seguenti sei obiettivi ambientali:
– Mitigazione cambiamenti climatici
– Adattamento ai cambiamenti climatici
– Uso sostenibile della risorsa idrica
– Transizione verso un’economia circolare
– Prevenzione e riduzione dell’inquinamento
– Protezione della biodiversità

Sono stati in parte emanati (sui primi due obiettivi) e in parte lo saranno nel prossimo futuro, gli atti delegati che definiscono i criteri di vaglio tecnico e le clausole di “Do Not Significant Harm” per la classificazione delle attività in funzione degli obiettivi ambientali.

Il regolamento per la prima volta prevede, per le società che sono soggette alla Dnf, la pubblicazione di dati economici e patrimoniali su aspetti di sostenibilità ed in particolare la dichiarazione dei costi, dei ricavi e del capitale investito relativi alle attività cd “alligned” rispetto alla tassonomia di cui sopra.

Oltre a richiedere, a mio avviso, una riflessione sulla denominazione della Dnf in quanto non rappresenta più una disclosure non finanziaria, tale regolamento pone in essere una questione di auditabilità e tracciabilità delle informazioni e di strutturazione dei processi “a monte”, con la conseguente necessità di avvalersi di strumenti e sistemi a supporto di tali processi.

Negli anni sono state sviluppate molte soluzioni dai software vendor per la raccolta delle “informazioni sostenibili” con workflow dedicati che permettono, una volta dichiarate le informazioni, di validare i dati stessi da parte dei diversi Process Owner in maniera tale da ottenere una certificazione da parte dei responsabili della singola informazione fornita, ma spesso tale informazione nasce da processi completamente destrutturati e spesso le informazioni contenute sono oggetto di una stima. Tali processi in ambito, a mio avviso, dovranno essere oggetto di un ripensamento che vedrà una maggiore strutturazione e proceduralizzazione al fine di avere una maggiore tracciabilità e assurance dei dati dichiarati. Di conseguenza anche le soluzioni sopra citate non saranno più sufficienti e sarà necessario quindi avere una evidenza “transazionale” di tali fenomeni con lo stesso rigore con il quale sono strutturati e tracciati i processi che hanno un riflesso contabile e che portano quindi alla redazione del bilancio.

* Presidente comitato Ict Andaf Resp. Procedure e Sistemi di Gruppo-Ferrovie dello Stato Italiane