Ex ilva

La partita per il futuro dell’ex Ilva si allarga proprio mentre il tempo a disposizione si restringe. Alla procedura per gli impianti di Taranto si affaccia CE Industries, holding industriale con quartier generale a Praga, che porta a quattro il numero degli operatori indicati come interessati al dossier. L’ingresso del gruppo ceco aggiunge un nuovo elemento a una vicenda in cui la gara internazionale, la continuità produttiva e la riconversione ambientale devono ormai fare i conti con la scadenza imposta dalla magistratura sull’area a caldo. E trasforma ancora una volta Taranto in un banco di prova non soltanto industriale, ma di politica economica nazionale.

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Il quarto nome nella partita per Taranto

Il nome di CE Industries è emerso dopo l’intervento del ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso al Meeting di Rimini, dove il titolare del Mimit aveva annunciato l’arrivo di un quarto operatore europeo senza identificarlo. La holding ceca si aggiunge così a Jindal, al fondo statunitense Flacks Group e alla cordata italiana già indicati tra i soggetti in campo. Resta tuttavia un elemento di cautela: come riporta Repubblica, al 26 agosto la formale manifestazione d’interesse di CE Industries non risulterebbe ancora depositata e il gruppo guarderebbe in particolare all’area a freddo.

Chi è CE Industries, il gruppo industriale di Praga

CE Industries si presenta come una holding diversificata attiva sui mercati europei, con interessi che spaziano dal settore ferroviario all’energia e al riciclo. Nel comparto rail copre attività legate all’intero ciclo di vita dei vagoni merci, mentre nell’energia sviluppa soluzioni di ingegneria e impiantistica; il gruppo opera inoltre nel recupero e nella valorizzazione delle materie prime. Il profilo è quello di un investitore industriale abituato a gestire e trasformare aziende manifatturiere, con una presenza concentrata soprattutto nell’Europa centrale e meridionale: caratteristiche che rendono il suo ingresso nel dossier italiano un elemento da seguire nella futura configurazione del perimetro industriale dell’ex Ilva.

Il nodo dell’area a caldo e la corsa contro il tempo

L’allargamento della platea dei possibili investitori arriva nel momento più delicato della procedura. Il 27 luglio la Corte d’Appello di Milano ha disposto lo stop delle attività siderurgiche dell’area a caldo entro 90 giorni, collegando l’eventuale ripartenza alla bonifica dell’amianto e alla riduzione delle emissioni di polveri sottili. La scadenza cade quindi verso la fine di ottobre e obbliga governo, commissari e potenziali acquirenti a ridefinire rapidamente scenari produttivi e investimenti. Urso ha avvertito che l’obiettivo è evitare che il provvedimento si traduca in una crisi sociale e produttiva per Taranto, mentre i commissari hanno avviato anche il percorso giudiziario in Cassazione.

A settembre il tavolo

Il prossimo passaggio politico è atteso a settembre, quando dovrebbe riunirsi a Palazzo Chigi il tavolo sull’ex Ilva coordinato dal sottosegretario Alfredo Mantovano. Sul tavolo ci saranno l’evoluzione della procedura di gara, gli strumenti per fronteggiare l’impatto occupazionale dello stop e soprattutto gli investimenti necessari a ridisegnare il futuro dello stabilimento. Il governo lega il rilancio di Taranto alla produzione di acciaio green e a tecnologie meno impattanti, cercando di tenere insieme competitività, decarbonizzazione e salvaguardia dell’occupazione. È su questo equilibrio — e sulla capacità di trasformare le manifestazioni d’interesse in progetti industriali finanziariamente sostenibili — che si giocherà la continuità produttiva del maggiore polo siderurgico italiano.