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Il 2025 non ha riportato il sistema energetico italiano alla normalità. Dopo lo shock del 2022, il mercato si è mosso in una sorta di equilibrio fragile: i prezzi hanno smesso di correre, ma si sono assestati su livelli che continuano a pesare su imprese, famiglie e competitività del sistema produttivo. Il risultato è una stasi solo apparente, perché dietro la tenuta dei consumi e la leggera crescita delle rinnovabili resta un quadro in cui il costo dell’energia continua a rappresentare una zavorra per l’economia italiana.

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Prezzi fermi, ma il conto resta salato

La fotografia scattata da Enea sull’intero 2025 racconta una situazione di sostanziale stabilità, ma non certo di rientro dell’emergenza. Rispetto al 2022, i costi restano infatti molto più elevati: circa +70% per il gas e +100% per l’elettricità. In altre parole, il mercato non è più in fibrillazione, ma ha consolidato una nuova soglia di prezzo che continua a comprimere margini, investimenti e capacità di spesa.

Rinnovabili in crescita, ma il ritmo non basta

Sul fronte della transizione energetica arrivano segnali moderatamente positivi, ma ancora insufficienti. La quota di rinnovabili sui consumi finali sale di appena un punto percentuale e supera di poco il 20%, restando però lontana dal 25%indicato dal Pniec. A trainare è soprattutto il fotovoltaico, che accelera con una crescita del 25% e arriva a coprire oltre un sesto della produzione elettrica totale, confermandosi come il segmento più dinamico del mix energetico nazionale.

Consumi: il gas risale, il carbone crolla

Nel 2025 i consumi di gas tornano ad aumentare del 2%, spinti da temperature più rigide e da una maggiore richiesta delle centrali elettriche, pur rimanendo sotto la media del periodo 2017-2022. Sul versante opposto, il carbone subisce un nuovo ridimensionamento con un calo del 16%, scendendo a livelli ormai marginali nella generazione elettrica. La domanda di elettricità, invece, resta allineata a quella del 2024, segnale di un processo di elettrificazione che per ora non compie veri passi in avanti.

Efficienza energetica, l’Italia resta in ritardo

Il nodo più delicato riguarda però la velocità della transizione. Secondo l’analisi Enea, per centrare gli obiettivi europei dell’Energy Efficiency Directive servirebbe una riduzione media annua dei consumi del 3% nell’Unione a 27. L’Italia si è data un traguardo meno severo nel Pniec, ma anche in questo caso sarebbe necessario un calo vicino al 2% l’anno. I primi dati del 2026 mostrano una flessione dell’1% sia per consumi sia per emissioni di CO2: un segnale utile, ma ancora troppo debole per parlare di cambio di passo.