Sveva Antonini_Gabriele Gallass

C’è il manager affermato che ha bisogno di ripulire la sua immagine sul web. C’è il ragazzo che non vuole più comparire in quelle imbarazzanti foto nel costume di carnevale che i genitori ostentano su Facebook. C’è il sacrosanto diritto all’oblio. Ma come riuscire a nascondersi dal Grande Fratello del web che tutto sa e soprattutto ricorda ogni cosa? Una risposta hanno provata a darla due avvocati, Sveva Antonini e Gabriele Gallassi che nel 2017 hanno fondato Tutela Digitale. «Questa idea è nata quasi per caso – ci racconta la Antonini – perché entrambi all’epoca lavoravamo per un’azienda spagnola con il compito di eliminare pirateria e contraffazione di grandi marchi dal web. Ci siamo imbattuti in una sorta di girone infernale in cui circola di tutto, e dove la tutela della persona è un compito sempre più arduo».

Per questo motivo hanno deciso di creare Tutela Digitale, che si occupa di gestire la reputazione online delle persone, garantendo il diritto all’oblio ove necessario. Per farlo in maniera scientifica Antoni e Gallassi si sono dotati di un software proprietario, Linkiller, che è in grado di eliminare tutti i contenuti lesivi di una persona o di un’azienda web. «Riceviamo molte richieste – chiosa Antonini – per ciò che riguarda il diritto all’oblio, ma anche per chi ha avuto un processo ed è stato assolto, è stato indagato e via dicendo. È ovvio che il nostro non è un lavoro che si fa con il bilancino, varia moltissimo da caso a caso». In effetti, la risonanza – e quindi la complessità nella tutela digitale – varia a seconda del personaggio (è un politico o un privato cittadini?) dell’eventuale reato commesso e di molte altre variabili. Perché il diritto di cronaca e l’interesse pubblico si intersecano con il diritto all’oblio, rendendo tutto ancora più complicato.

«Ci sono capitati – aggiunge Antonini – dei bambini che chiedevano di rimuovere delle foto di quando avevano 8 o 9 anni postate dalle madri. Perché i nativi digitali, che nascono con i device in mano, hanno una maggiore possibilità di avere esigenza dei nostri servizi. Abbiamo un pubblico molto eterogeneo, con necessità molto diverse tra loro. Certo, una gran parte riguarda il diritto all’oblio. Ma c’è anche chi, senza aver commesso alcun tipo di reato, vuole cambiare vita. Show girl che diventano imprenditrici e non vogliono più le loro foto». Tutela Digitale ha invece scelto di non cimentarsi con il terribile mondo delle fake news. Perché purtroppo è assai complicato provare con certezza inequivocabile che un contenuto sia contraria al vero. La notizia falsa deve in qualche modo violare il diritto. E qui si apre un capitolo particolarmente spinoso quando si parla della censura operata dai social sull’argomento vaccini e, più in generale, sul Covid. È notizia degli ultimi giorni che anche Telegram – il social dove in questo momento alligna la maggiore violenza verbale (e speriamo rimanga solo sul piano delle parole) nei confronti di politici, giornalisti e medici – ha iniziato a chiudere pagine con migliaia di iscritti. Il momento è particolare e tutti sono concordi nello spingere sull’acceleratore per oscurare contenuti falsi e comportamenti violenti. Ma che cosa succederebbe se questo trend dovesse continuare anche a pandemia finita, coinvolgendo magari temi dibattuti e complessi come l’aborto, l’eutanasia o il razzismo? «Per quanto riguarda i vaccini – conclude Antonini – per la prima volta in vita mia ho visto delle rimozioni cui non avevo mai assistito. Basta parlare male del farmaco perché una pagina venga cancellata. Mi è capitato il caso di una persona con una posizione anche abbastanza di rilievo che aveva messo in dubbio su Twitter l’utilità delle mascherine. Il giorno dopo il suo profilo è stato chiuso. Mi auguro che si tratti di una tendenza limitata a questo periodo. Si è sempre detto che internet è libero: se è giusto continuare a schierarsi contro i contenuti illeciti, bisogna essere un po’ più cauti con tematiche che non configurano alcun tipo di reato».