debito pubblico italiano marzo 2022

Il debito pubblico italiano torna a salire e raggiunge un nuovo massimo storico. A maggio il passivo delle amministrazioni pubbliche ha superato quota 3.180 miliardi di euro, confermando la pressione sui conti dello Stato in un contesto caratterizzato da elevati fabbisogni finanziari e da una gestione del debito sempre più centrale nelle strategie economiche del Paese.

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Secondo i dati diffusi dalla Banca d’Italia nel rapporto “Finanza pubblica: fabbisogno e debito”, il debito delle amministrazioni pubbliche a maggio è aumentato di 26,6 miliardi di euro rispetto al mese precedente, raggiungendo quota 3.181,1 miliardi. Si tratta del nuovo record assoluto per il debito pubblico italiano. Il dato arriva dopo la temporanea riduzione registrata ad aprile, quando lo stock complessivo si era attestato a circa 3.155 miliardi di euro, in leggero calo rispetto al massimo storico raggiunto a marzo, pari a 3.158,8 miliardi.

Debito pubblico, l’aumento spiegato da fabbisogno e liquidità

La crescita registrata a maggio è legata principalmente a diversi fattori. La componente più rilevante è rappresentata dal fabbisogno delle amministrazioni pubbliche, che ha contribuito all’aumento del debito per 13,4 miliardi di euro. A incidere sul dato finale è stata anche la crescita delle disponibilità liquide del Tesoro, aumentate di 9,5 miliardi, fino a raggiungere un livello complessivo di 51,9 miliardi di euro. Il Tesoro dispone infatti di una riserva di liquidità utilizzata per garantire la gestione ordinata delle scadenze finanziarie dello Stato.

Il resto dell’incremento, pari a 3,6 miliardi di euro, deriva dagli effetti legati agli scarti e ai premi di emissione e rimborso dei titoli di Stato, dalla rivalutazione dei titoli indicizzati all’inflazione e dalle variazioni dei tassi di cambio.

Cresce il debito delle amministrazioni centrali

Dal punto di vista della distribuzione tra i diversi comparti della pubblica amministrazione, la Banca d’Italia evidenzia che l’aumento del debito è attribuibile interamente alle amministrazioni centrali.

La vita media residua del debito pubblico italiano è rimasta stabile a 7,9 anni, un elemento considerato rilevante per la sostenibilità finanziaria perché consente di ridurre il rischio legato a un improvviso aumento dei tassi di interesse sulle nuove emissioni.

Bankitalia, cala la quota di debito detenuta dall’istituto centrale

Sul fronte della composizione dei detentori del debito pubblico, continua il calo della quota in mano alla Banca d’Italia, scesa al 17,2% dal precedente 17,3%.

Secondo gli ultimi dati disponibili, relativi al mese di aprile, è invece aumentata la quota detenuta dagli investitori non residenti, salita al 35,7% dal 35,2%. In crescita anche la componente detenuta dagli altri residenti, principalmente famiglie e imprese non finanziarie, passata al 14,6% dal 14,5%.

La distribuzione dei titoli di Stato resta quindi un elemento chiave per valutare la resilienza del debito italiano, soprattutto in una fase in cui i mercati monitorano attentamente l’evoluzione dei conti pubblici, la traiettoria della spesa e il percorso di riduzione del rapporto debito/Pil indicato dalle regole europee.