Milano – La Camera dei deputati ha approvato il DDL delega sul nucleare sostenibile, primo passaggio formale del percorso legislativo che punta a riportare l’Italia nella filiera nucleare internazionale. Il testo passa ora all’esame del Senato. È la prima volta in oltre trent’anni che il Parlamento italiano approva una norma di indirizzo sul nucleare, dopo i referendum del 1987 e del 2011 che avevano di fatto interrotto questa opzione energetica.
RSE e la Piattaforma per un Nucleare Sostenibile
Franco Cotana, amministratore delegato di RSE (Ricerca Sistema Energetico), interpreta il voto come “un passo strategico e consapevole verso gli obiettivi di decarbonizzazione, sicurezza, resilienza e indipendenza energetica”. RSE ha svolto un ruolo di supporto scientifico diretto al MASE (Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica), co-coordinando la Piattaforma Nazionale per un Nucleare Sostenibile (PNNS), che ha aggregato gli esiti della ricerca sulle nuove tecnologie nucleari. “Il voto favorevole della Camera riconosce il valore di un lungo lavoro sul tema del nucleare svolto dal MASE, con il supporto scientifico di RSE che, attraverso il co-coordinamento della PNNS, ha potuto mettere a fattor comune gli esiti dell’attività di ricerca sulle nuove tecnologie nucleari”, ha dichiarato Cotana.
Sul fronte delle competenze, RSE ha avviato missioni istituzionali negli Stati Uniti, confronti con il Department of Energy e programmi di alta formazione al MIT di Boston e ai laboratori di Oak Ridge, con l’obiettivo di trasferire al sistema italiano della ricerca e dell’industria le conoscenze necessarie per accompagnare lo sviluppo del settore. “Il testo valorizza il ruolo della ricerca, della formazione e dello sviluppo delle competenze”, ha aggiunto Cotana.
Cosa prevede il DDL delega
Il provvedimento amplia il perimetro della disciplina includendo l’intera filiera: dalla fabbricazione e riprocessamento del combustibile fino alla gestione del ciclo di vita degli impianti. Il testo conferma il principio di neutralità tecnologica nell’individuazione delle soluzioni abilitanti, valorizza le filiere nazionali ed europee e richiama la necessità di soluzioni per lo stoccaggio temporaneo e definitivo delle scorie radioattive. Sono previste misure compensative ambientali e un’integrazione territoriale degli impianti che tenga conto delle potenziali compresenze con altre infrastrutture energetiche. Formazione e sviluppo delle competenze sono esplicitamente richiamati come fattori strategici per rendere concreta la transizione.
SMR e scenari globali al 2050
La tecnologia su cui si concentra l’attenzione del DDL sono gli SMR (Small Modular Reactor) — reattori nucleari modulari di piccola taglia con sicurezza intrinseca, progettati per una maggiore flessibilità di installazione rispetto ai grandi impianti tradizionali. Nel mondo sono oggi attivi oltre 400 reattori nucleari in più di 30 Paesi. Secondo le proiezioni dell’IAEA (International Atomic Energy Agency), con un forte impegno normativo e finanziario la capacità nucleare totale mondiale potrebbe raggiungere circa 992 GW entro il 2050; gli SMR coprirebbero circa il 24% della nuova capacità aggiunta a livello globale. “L’Italia non è più quella che ha votato al referendum, ma un Paese che ha tutte le carte in regola per mettersi al passo con il resto dell’Europa e del mondo”, ha affermato Cotana, sottolineando come gli SMR siano integrabili con le fonti rinnovabili, garantendo continuità di fornitura e stabilità a un sistema elettrico flessibile.
I prossimi passi
Il testo approvato alla Camera passa ora all’esame del Senato, dove proseguirà l’iter del DDL delega. RSE ha confermato la propria disponibilità a supportare le istituzioni con le competenze sviluppate nell’ambito della ricerca energetica nazionale e internazionale, contribuendo alle attività di comunicazione e approfondimento tecnico-scientifico necessarie per accompagnare l’evoluzione del quadro normativo. L’integrazione di fissione e fusione nel mix energetico italiano è l’orizzonte dichiarato: secondo Cotana, “ci consentirà di rientrare nella filiera del nucleare di nuova generazione a livello internazionale”, con ricadute attese sulla competitività produttiva del sistema-Paese.
















