caro energia

Caro energia, inflazione, sempre più austerity. L’Italia come è arrivata a questa situazione? Il forte aumento dei prezzi a cui si sta assistendo si può ricondurre ad un insieme di fattori interni strutturali e a shock esterni, in particolare alla crisi energetica legata al conflitto in Ucraina, all’inasprimento delle tensioni geopolitiche, ma anche all’intensificarsi degli effetti dei cambiamenti climatici e alle conseguenze che questi hanno su Stati e mercati. La delineazione di una possibile via che l’Italia dovrebbe percorrere per rendere più resiliente la propria economia arriva da Nikolaus Widmann (classe 1992), CEO di inewa,
ESCo certificata della rete europea Elevion Group in cui ricopre il ruolo di Chief
Innovation and Sustainability Strategy Officer.

Il principale problema, la stretta sulle materie prime

Questo delicato momento storico sta mettendo sotto pressione, come mai prima, il
tessuto economico e produttivo italiano, con il rischio di indebolirlo, con profonde
conseguenze anche dal punto di vista sociale. L’Europa e l’Italia sono povere di
materie prime. L’economia italiana, come quella di altri paesi europei, in particolare
la Germania, è ancora troppo basata sui combustibili fossili di importazione. La
guerra, purtroppo ancora in corso, ha messo a nudo le più profonde debolezze
strutturali ed è ora più che mai necessario stabilire una strategia che guidi il Paese
lontano dalla crisi. “Penso che per l’Italia e anche per l’Europa non si possa più rimandare l’attuazione di soluzioni che permettano di resistere a nuove fluttuazioni dei prezzi, dovute a future crisi che inevitabilmente dovremo affrontare. Per l’Italia questo significa ridurre ulteriormente la dipendenza da combustibili fossili di importazione e puntare sui potenziali – ancora non pienamente sfruttati – presenti nel nostro Paese, a cominciare da fotovoltaico e biomasse, senza dimenticare le opportunità rappresentate dall’idrogeno”, commenta Nikolaus Widmann, Chief Innovation and Sustainability Strategy Officer di Elevion Group e CEO di inewa. Non bisogna però dimenticare i vantaggi che si possono ottenere investendo in soluzioni di efficienza energetica. “Un kilowattora risparmiato è sempre più
sostenibile di quello prodotto da fonti rinnovabili. Questo vale per tutti i settori e a
qualsiasi livello, da quello pubblico a quello privato, dal piccolo negozio di vicinato ai
grandi stabilimenti produttivi” prosegue Widmann.

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Affidarsi ai professionisti è la soluzione migliore

Per tutti i soggetti interessati a limitare il proprio impatto e ridurre gli sprechi
energetici, la soluzione deve sempre essere quella di affidarsi a partner seri, credibili
e certificati, che possiedano la forza operativa, strategica e progettuale di sviluppare,
realizzare e sostenere nel tempo soluzioni su misura. Ogni azienda o ente è un
sistema diverso e a sé. È necessario quindi identificare e realizzare soluzioni su
misura, che siano sostenibili sia dal punto di vista energetico che economico,
da realizzare garantendo la continuità delle attività operative. “Non esiste la
bacchetta magica, il cambiamento non si realizza dall’oggi al domani ma è proprio
adesso che dobbiamo avviare i necessari processi di miglioramento e agire per un
cambio di passo condiviso, graduale ma radicale” aggiunge il giovane CEO.
Efficientamento energetico: possibili soluzioni In Italia una possibile strada per non rimandare quegli investimenti necessari a rendere più resilienti le aziende italiane, ottimizzare i siti produttivi e aumentare la propria competitività è quella di collaborare con le c.s. Energy Service Companies (ESCo), che possono offrire diversi modelli di finanziamento, ad esempio i contratti di Rendimento Energetico – EPC, che permettono alle aziende di non dover usare il proprio capex e allo stesso tempo di avere sicurezza sull’efficienza e l’approvvigionamento energetico per una durata media di 10 anni.
Infine, è necessario intervenire sulle procedure autorizzative. Spesso, infatti, per
portare a termine l’iter, dal progetto all’inizio lavori, passano diversi mesi, se non
anni. Ciò accade perché la normativa per la realizzazione di impianti di produzione di
energia da fonti rinnovabili è poco chiara, perché è necessario interfacciarsi con una
pluralità di soggetti e perché spesso mancano i decreti attuativi.