credito di imposta

Il governo guidato da Mario Draghi non esiste più, o meglio andrà avanti per il disbrigo degli affari correnti fino alla formazione del prossimo esecutivo, con le elezioni che si svolgeranno il 25 settembre. Una fine anticipata per Draghi, così come per i parlamentari che dal 2018 animano la scena politica italiana dai banchi di Camera e Senato, con le camere che sono state sciolte ieri dal Presidente della Repubblica. Per molti di loro il timore era che con la conclusione anzitempo della legislatura potesse voler dire prendere la pensione da parlamentare, per la gioia di tutti coloro che criticano i privilegi della classe politica. Così non sarà. Vediamo come funziona il meccanismo delle pensioni per gli eletti e perché non perderanno la possibilità di riceverla.

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I parlamentari non perderanno la pensione

Come ricordato dal Sole24Ore, la scadenza entro cui i parlamentari di questa legislatura maturano la pensione è fissata al 24 settembre, ovvero a quattro anni, sei mesi ed un giorno dal loro insediamento. Malgrado però le camere siano state sciolte il 21 luglio, la Costituzione, all’art. 61 prevede che “finché non siano riunite le nuove Camere sono prorogati i poteri delle precedenti”. Le prossime elezioni si svolgeranno il 25 settembre e le nuove camere si insedieranno il 15 ottobre, come prevede sempre la nostra Carta: 20 giorni dopo il voto, e 21 dopo la data salva pensioni.

Un incastro perfetto per i parlamentari, specie per i molti neoeletti che non perderanno così i circa 50mila euro di contributi versati nel corso di questi 5 anni. Si ricorda a tal proposito che dal 2012 il vitalizio che spettava ai parlamentari alla fine del loro mandato è stato sostituito con una misura pensionistica che accomuna gli eletti ai lavoratori di ogni altro settore. È stato però posto un vincolo, ovvero per accedere alla pensione serve rimanere in carica per il periodo precedente detto: 4 anni, sei mesi ed un giorno.

Ma quanti deputati e senatori avrebbero perso il diritto alla pensione senza questo intreccio di date? In questa legislatura il 68% dei deputati (427) e il 73% dei senatori (234) erano neoeletti. Alla Camera la maggiore quota era quella della Lega, 123 su 133, seguita da Coraggio Italia, 22 su 24, e Forza Italia, 33 neoeletti su 37. Al Senato, invece, la Lega aveva il 95% di neoletti, mentre Forza Italia era all’89%.