Tra il 31 maggio e il 5 giugno il bitcoin ha perso il 20% del suo valore, da oltre 63 mila euro a meno di 53 mila: e questa è la notizia. Poi c’è la decifrazione della notizia: questo 20% non si può definire crollo ma ridimensionamento di quella bolla del nulla che sono i bitcoin, come tanti altri valori scambiati a prezzi folli dagli esseri umani solo perché, e finché, un gruppo sufficientemente numeroso di persone condivide che abbiano un valore: “Così è, se vi pare”. Quanto vale il francobollo Gronchi Rosa? Per me, zero. Ma c’è chi se lo contende a decine di migliaia di euro. E quanto vale la Ferrati Luce, tagliaerba da giardino troppo voluminoso? Per me zero, ma c’è chi – e sono tanti – ad esserla prenotata per oltre mezzo milioni di euro!
Detto ciò, la notizia è che ha iniziato a vendere questi rettangolini del nulla anche Strategy, ossia la società che si qualifica come il principale investitore in cripto, fondata da tale Michael Saylor, il guru delle crypto, che non più tardi del febbraio scorso aveva detto agli investitori di “vendersi un rene” prima di vendere bitcoin (sì, davvero). E i suoi reni sono ancora al loro posto. Un maledetto cialtrone.
Per questo, quando Strategy ha annunciato la sua prima vendita di crypto dal 2022, qualcuno ha cominciato ad agitarsi. Ricordiamio che Strategy è il maggiore detentore istituzionale di bitcoin: possiede circa il 4% dell’intera offerta. E anche se ha venduto solo 32 token — circa 2,5 milioni di dollari — su un patrimonio di 843.706, è bastato a far vacillare la fede di più di un bitcoiner. Del resto, Bitcoin era già in sofferenza quest’anno. Mercoledì è sceso sotto i 67.000 dollari — poco più della metà del massimo dello scorso anno.
Va detto che a Strategy non è rimasta molta scelta. Per raccogliere i fondi necessari ad acquistare parte delle sue riserve, la società aveva emesso “azioni privilegiate” — che garantiscono dividendi più alti ai possessori. Il piano era coprire quei pagamenti vendendo nuove azioni ordinarie, ma il valore di mercato è crollato insieme a bitcoin. Così la società si è trovata costretta a generare liquidità vendendo l’unico asset che ha.
Questa vendita nasce come soluzione temporanea, ma c’è un rischio concreto che Strategy debba liquidare altri token per continuare a pagare i dividendi. Questo spingerebbe bitcoin ulteriormente in basso — innescando potenzialmente una spirale negativa per Strategy, i suoi imitatori e il prezzo della criptovaluta.
Il mercato delle scommesse Polymarket dà ora al 51% la probabilità che bitcoin scenda sotto i 50.000 dollari entro fine anno, rispetto al 38% della settimana scorsa. Potrebbe essere il momento giusto per rivedere il tuo portafoglio crypto — e forse tirare fuori il cappotto invernale.
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