Roma – Banca Etica ha presentato un pacchetto di proposte per rendere le garanzie pubbliche più adatte al credito dell’economia sociale, chiedendo di stabilizzare gli strumenti esistenti anziché crearne di nuovi. Il documento, elaborato dalla banca specializzata in finanza etica, è già stato sottoscritto da Acli, Altromercato, Arci, Caritas, CNCA, CGM, Cooperfidi, COSPE, Emergency, First CISL, Forum del Terzo Settore, Gruppo Abele, Legacoop-Coopfond, Libera, Manitese, Oxfam e RITMI.
Garanzie pubbliche e credito all’economia sociale
Il sistema di garanzia italiano ed europeo funziona e genera nuova finanza, ma sconta discontinuità, limiti dimensionali e un disallineamento rispetto ai destinatari. I programmi pubblici, dal Fondo di Garanzia PMI a InvestEU, restano poco prevedibili nel tempo e disegnati soprattutto per le PMI tradizionali, solo in parte adattati a cooperative, mutue, imprese sociali ed enti del Terzo Settore. Rafforzarli, sostiene la banca, permetterebbe di sostenere il settore senza gravare sui bilanci pubblici.
In Italia la proposta è di stabilizzare il Fondo di Garanzia PMI eliminando le proroghe annuali, estenderlo a tutta l’economia sociale, alzare il limite dei 60 mila euro e renderlo complementare alle garanzie private e mutualistiche già attive. In Europa la priorità è assicurare continuità e rifinanziamento a InvestEU nel ciclo 2028-2034, con un’allocazione esplicita per il settore e il coinvolgimento degli intermediari specializzati.
Un comparto che vale 912 miliardi
Il peso del settore spiega la posta in gioco. Nei 19 Stati membri per cui il dato è disponibile, il fatturato della social economy supera i 912 miliardi di euro, un valore vicino a quello dell’intero comparto automotive. È l’infrastruttura, spesso invisibile, che regge servizi essenziali: asili nido, assistenza agli anziani e alle persone non autosufficienti, tutela dell’ambiente, turismo responsabile.
“Investire nelle garanzie non è un costo, è un moltiplicatore di valore sociale ed economico”, ha dichiarato il presidente di Banca Etica, Aldo Soldi. Gli enti dell’economia sociale, ha spiegato, presentano strutture patrimoniali e flussi economici che non si allineano ai parametri dell’impresa tradizionale: “La priorità non è introdurre nuovi strumenti, bensì garantire l’adeguamento, la stabilità e il rifinanziamento di quelli esistenti”.
Dalle proposte al Piano d’azione
Le proposte sono in parte recepite nel Piano d’azione nazionale per l’economia sociale, illustrato di recente al Consiglio dei Ministri, di cui Banca Etica auspica un’attuazione rapida. La richiesta di fondo, avanzata insieme alle reti del settore, è di essere coinvolte già nella fase di disegno delle misure, non solo come utilizzatori finali: un modo, sostiene la banca, per ridurre il divario tra policy e pratica operativa.
















