La startup cinese di intelligenza artificiale Zhipu ha visto il proprio titolo balzare di un impressionante 2.000% dalla quotazione di gennaio. Ora la società guarda a una nuova operazione di mercato: una vendita di azioni da diversi miliardi di dollari.
La crescita di Zhipu arriva mentre l’attenzione internazionale resta concentrata soprattutto sui campioni americani dell’AI. Ma l’azienda si è ormai imposta tra i principali sviluppatori cinesi del settore e punta a giocare un ruolo più rilevante anche su scala globale. Alla fine del 2025, i modelli generativi sviluppati in Cina rappresentavano il 15% dell’utilizzo mondiale, contro appena l’1% dell’anno precedente.
Il rally del titolo ha spinto la valutazione di Zhipu oltre i 120 miliardi di dollari, un livello che ha portato JPMorgan a indicarla come la sua scelta preferita tra le società cinesi dell’intelligenza artificiale.
Restano però alcune incognite. Con la quotazione in Borsa era scattato un periodo di lock-up di sei mesi, durante il quale insider e primi investitori non potevano vendere le proprie azioni. Il vincolo scade l’8 luglio e potrebbe aprire la strada a prese di profitto significative, con possibili pressioni sul prezzo del titolo.
La nuova vendita di azioni potrebbe arrivare subito dopo. Se l’operazione andasse in porto, i miliardi che Zhipu punta a raccogliere supererebbero di gran lunga la dimensione della quotazione iniziale, pari a 558 milioni di dollari.
Il caso Zhipu si colloca nel punto d’incontro tra politica industriale e mercato. Pechino ha favorito l’adozione dell’intelligenza artificiale da parte dei consumatori, ha alleggerito le regole per la quotazione delle società del settore e ha spinto l’integrazione dell’AI in manifattura, commercio elettronico e logistica. Un sostegno che ha contribuito alla crescita della startup, ma che resta una variabile decisiva: il governo cinese ha già dimostrato in passato di poter cambiare rapidamente atteggiamento nei confronti dei grandi protagonisti tecnologici.
A pesare è anche il fatto che Zhipu rimane profondamente in perdita e, almeno per ora, non dispone della scala, della capacità commerciale e della forza finanziaria di rivali statunitensi come Anthropic e OpenAI.
La sfida più ampia riguarda il modello di sviluppo dell’intelligenza artificiale. Negli Stati Uniti domina l’approccio dei grandi modelli proprietari, costosi e orientati a massimizzare i ricavi per utente, come nel caso della suite Claude di Anthropic. La Cina segue invece una strada diversa: modelli più economici, spesso open source, pensati per una diffusione di massa.
Gli ultimi modelli di Zhipu sono scaricabili gratuitamente, mentre la più recente tecnologia di DeepSeek costa circa 33 volte meno di quella di OpenAI per un carico di lavoro comparabile. La domanda centrale della competizione globale sull’AI diventa quindi quale dei due modelli sia destinato a rivelarsi più sostenibile.













