SAE Institute Milano, accademia per la formazione nei creative media, ha ospitato la quinta edizione di “Women in Music”, la rassegna di incontri dedicati al tema della parità di genere nell’industria musicale.
Nel corso dell’evento Alessandra Micalizzi, coordinatrice della ricerca e docente di SAE Institute, ha presentato i risultati della ricerca “Donne Mu-De: donne, musica e denaro” dialogando con esponenti di realtà presenti nell’industria e accademiche del settore, artiste e producer, dando vita a una riflessione costruttiva sulle sfide più urgenti, incluso il gap salariale.
La ricerca Donne Mu-De: percezione, vissuti e ostacoli economici
Secondo il Parlamento Europeo, nel 2023 il gender pay gap medio nell’UE era del 12%, mentre in Italia si aggira intorno al 28% giornaliero, arrivando al 40% su base annua. Il settore musicale non fa eccezione. I dati raccolti da importanti major discografiche nel Regno Unito mostrano una fotografia preoccupante.
Universal Music UK, ad esempio, segnala un gender pay gap medio del 25,6%, con le donne che occupano solo il 28% dei ruoli più remunerati, mentre sono maggioritarie (57%) tra quelli meno pagati. Anche i bonus raccontano una storia simile: il divario mediano nei bonus è del 57,2%. A Sony Music, il divario retributivo medio si attesta al 20%, con le donne presenti nel 38,9% delle posizioni top e nel 62,6% di quelle meno retribuite. Non va meglio in Warner Music (gender pay gap medio al 37,7%) e in PRS for Music, dove il bonus medio per le donne è inferiore del 70% rispetto a quello degli uomini.
Nonostante il ruolo crescente di alcune artiste nelle classifiche internazionali e il successo planetario di figure come Taylor Swift, il settore resta fortemente sbilanciato, anche perché mancano dati trasparenti e strutturati sui compensi. Il numero di stream o la vendita di album non sono sufficienti a tracciare un quadro economico realistico.
I numeri del gap: quando il genere pesa sullo stipendio
Il progetto di ricerca Donne Mu-De nasce dall’osservazione di un fenomeno diffuso: il riconoscimento economico del lavoro femminile in musica è spesso condizionato da pregiudizi, sottovalutazioni e stereotipi. Le intervistate – 105 professioniste della musica, perlopiù giovani e altamente formate – raccontano un vissuto fatto di scarsa legittimazione, difficoltà nell’essere considerate interlocutrici credibili nei momenti di negoziazione del compenso, e situazioni in cui il “lavoro” viene trasformato in “favore” o “opportunità di visibilità”.
Significativo anche il dato sulla scarsa disponibilità a partecipare alla ricerca, che gli autori leggono come un segnale di disinteresse o di mancata consapevolezza sull’importanza del tema del denaro. Un atteggiamento più marcato nelle artiste con maggiore esperienza.
Il denaro tra paura, ambivalenza e bisogno di indipendenza
Attraverso scale semantiche e questionari a risposta chiusa, la ricerca ha indagato anche il rapporto emotivo con il denaro. Pur riconoscendone il ruolo positivo come garanzia di autonomia e sicurezza, molte intervistate manifestano una visione ambivalente: per alcune il denaro è vissuto come “sporco”, “vile”, un male necessario più che uno strumento di libertà.
Questa ambivalenza si riflette nella bassa autoefficacia percepita nella gestione economica: molte donne preferiscono affidarsi a familiari o consulenti, anziché gestire direttamente le questioni finanziarie.
Un altro dato riguarda le relazioni di coppia: il 63,8% delle rispondenti coinvolte in una relazione dichiara di trovarsi in una condizione di stabilità economica grazie alla posizione lavorativa del partner, il quale, in oltre un quarto dei casi, opera anch’egli nel settore musicale. Un’indicazione ulteriore di come l’autonomia economica sia spesso ancora condizionata da fattori esterni.
A seguire si è svolto il workshop – tenuto da Isa Maggi, economista e founder degli Stati Generali delle Donne – destianto alle giovani professioniste e studentesse. La docente Alessandra Micalizzi, responsabile del progetto, ha dialogato con Anna Zò, Project Manager di Music Innovation Hub e docente del corso di Music Business di SAE Institute, Elasi, Emanuela Ligarò (Gold Mass), producer italiane, e con la cantautrice Anna Carol.

















