Welfare, motore di sviluppo per gli studi professionali
bologna, il seminario sul welfare di Confprofessioni

Previdenza, salute, assistenza, istruzione, benessere e cura della persona, previdenza, tutela del patrimonio, sostegno al lavoro e integrazione sociale, politiche di conciliazione vita-lavoro, difesa dell’ambiente. In una parola: welfare. Senza scomodare Otto von Bismarck che già nel 1881 aveva capito la necessità di introdurre forme di assistenza assicurative e previdenziali per le fasce più deboli della popolazione, oggi il welfare rappresenta un complesso di politiche, relazioni e servizi per garantire il benessere e la sicurezza sociale delle famiglie. In Italia muove un giro d’affari di circa 700 miliardi di euro tra pubblico e privato, ma il modello universalistico dello Stato già da qualche anno ha cominciato a scricchiolare. La spesa pubblica per la protezione sociale sfiora i 500 miliardi di euro, pari al 28,5% del Pil, toccando cioè livelli insostenibili per un Paese con un debito pubblico di oltre 2 mila miliardi. Un pericolo o una opportunità? Il tema del welfare è stato al centro di un seminario organizzato lo scorso maggio da Confprofessioni a Bologna, che ha riunito i presidenti nazionali delle associazioni aderenti e i presidenti delle delegazioni territoriali, per illustrare politiche, strumenti e servizi di welfare declinati sul mondo degli studi professionali. «Il progressivo arretramento del welfare state apre infinite possibilità di sviluppo per il mercato e soprattutto per la contrattazione collettiva», afferma il presidente di Confprofessioni, Gaetano Stella. «Le leggi di stabilità 2016 e 2017 hanno introdotto importanti novità che, grazie anche alle agevolazioni fiscali previste per la contrattazione territoriale e nazionale e degli accordi interconfederali, possono incrementare il livello di welfare negli studi professionali». 

I liberi professionisti possono contare sul Ccnl di Confprofessioni, uno dei modelli contrattuali più evoluti nel nostro Paese

Le  disposizioni varate con le ultime leggi di bilancio aprono, dunque, nuovi scenari per i lavoratori (e le loro famiglie) degli studi professionali. «Una delle novità più rilevanti riguarda la detassazione dei premi di risultato», spiega Michele Squeglia, docente di diritto privato e storia del diritto all’Università degli studi di Milano. «Il lavoratore ha la possibilità di destinare il premio di risultato a misure di welfare disciplinate dal contratto collettivo. In quest’ottica il welfare rappresenta un formidabile volano per concorrere al benessere del dipendente e al tempo stesso garantire maggiore produttività». Già oggi gli studi professionali rappresentano un modello evoluto di welfare, che poggia sul Contratto collettivo nazionale firmato da Confprofessioni. Assistenza sanitaria integrativa, prestazioni socio-sanitarie, formazione professionale, sicurezza dei luoghi di lavoro e misure di sostegno al reddito, smart working e conciliazione di vita e di lavoro sono gli assi portanti che gli ultimi anni hanno arricchito l’offerta di welfare per gli studi professionali, facendo fronte alle difficoltà delle famiglie, ma anche alla crisi economica che, a partire dal 2008, ha colpito duramente i professionisti.«In un panorama dove il reddito medio dei professionisti tra il 2008 e il 2015  è crollato in termini reali del 20%» sottolinea Francesco Verbaro della Scuola superiore della P.A. «le prestazioni assistenziali erogate ai professionisti hanno assunto un ruolo sempre più importante. Indennità di maternità, assistenza sociale, polizze sanitarie, forme di sostegno alla professione rappresentano oggi uno strumento essenziale per superare la crisi».

Tutele a 360 gradi

«Siamo stati i primi in Italia, già nel 2001, a prevedere all’interno del Ccnl degli studi professionali l’assistenza sanitaria integrativa a favore dei dipendenti (espesa poi ai collaboratori e praticanti), cui si sono aggiunte negli anni forme di assistenza socio-sanitarie dedicate alla famiglia e altri interventi a sostegno dei lavoratori. Con l’ultimo rinnovo contrattuale abbiamo poi introdotto misure di welfare anche a favore dei datori di lavoro e continuiamo a lavorare per intercettare nuovi bisogni emergenti che possano tradursi in un’opportunità di sviluppo per gli studi professionali».  È il senso del welfare per i professionisti nelle parole del presidente di Confprofessioni, Gaetano Stella, che corso degli ultimi 15 anni ha disegnato intorno agli studi professionali una rete di tutele di welfare senza eguali nel panorama della contrattazione collettiva. Partendo proprio dal Ccnl degli studi professionali, Confprofessioni ha dato vita alla Cassa di assistenza sanitaria integrativa degli studi professionali (Cadiprof), al Fondo paritetico per la formazione continua (Fondoprofessioni) e all’Ente bilaterale nazionale (Ebipro): oggi sono tutti punti di riferimento indispensabili per lo sviluppo e il sostegno del settore professionale italiano.