In Italia, il valore reale del lavoro si è progressivamente eroso. Negli ultimi trent’anni, i salari medi – al netto dell’inflazione – sono rimasti pressoché fermi, mentre invece il costo della vita e i prezzi alimentari sono aumentati a dismisura, erodendo il valore reale delle retribuzioni e riducendo il potere d’acquisto di chi lavora.

Aggiungi Economy Magazine come fonte preferita su Google!

L’attuale scenario economico-sociale presenta sfide complesse che impattano significativamente sulle strategie aziendali: il mondo delle risorse umane sta attraversando, infatti, una fase di cambiamento accelerato, dovendo far fronte a nuovi bisogni e priorità delle persone, che attribuiscono oggi profonda importanza anche ad un corretto equilibrio tra vita privata e lavorativa.

In questo scenario, il welfare aziendale si conferma una delle poche leve efficaci per tutelare il reddito e valorizzare il lavoro. Secondo l’Osservatorio Welfare 2025 di Edenred Italia, il 66% dei dipendenti è preoccupato per il caro-vita e due su tre considerano il welfare aziendale un valido strumento di integrazione al reddito, oltre che essenziale per migliorare il clima organizzativo. Una domanda chiara, che trova riscontro anche sul fronte dell’offerta: il 49% delle aziende italiane oggi offre piani di welfare strutturati, contro il 42% dell’anno precedente. L’altra faccia della medaglia, tuttavia, è che una Pmi su due non dispone di alcuno strumento di welfare. In questo contesto, i consulenti del lavoro possono svolgere un ruolo cruciale, proponendo soluzioni di welfare aziendale che non solo migliorano la qualità della vita lavorativa, ma rafforzano anche il legame tra l’azienda e i suoi collaboratori, trasformando le sfide attuali in opportunità per costruire un ambiente di lavoro più attrattivo.

Il buono pasto, dai dati dell’Osservatorio Welfare, si conferma lo strumento di welfare più utilizzato e uno dei più apprezzati come valido sostegno al reddito. Tra i benefit considerati più utili c’è anche il buono acquisto: grazie alla sua flessibilità d’uso, si rivela ideale per tutti perché può essere impiegato per una vasta gamma di utilizzi, dagli acquisti quotidiani al carburante, fino a ogni tipologia di shopping, anche online. La presenza di un piano di flexible benefit è, e lo sarà sempre più in futuro, determinante nelle politiche di talent attraction: 7 persone su 10 la considerano infatti decisiva nella scelta dell’azienda per cui lavorare.

Una spinta importante per adottare misure di welfare è arrivata anche dalla normativa. La Legge di Bilancio 2025 ha confermato le soglie di detassazione per i fringe benefit: 1.000 euro l’anno per tutti, 2.000 euro per chi ha figli a carico. Una misura semplice, fiscalmente vantaggiosa, che rafforza l’efficacia del welfare come strumento di coesione sociale e competitività.

«Il messaggio è chiaro: il welfare aziendale è una leva strategica e non uno strumento marginale», afferma Giulio Siniscalco, Commercial Director Benefit & Engagement di Edenred Italia «Per le imprese è un’opportunità concreta per distinguersi, trattenere i talenti e sostenere concretamente il reddito dei dipendenti. Una recente ricerca di Sda Bocconi lo conferma: le aziende che adottano piani strutturati di welfare registrano un aumento delle assunzioni, una riduzione del turnover e una crescita del fatturato. Questo dimostra che investire nel benessere dei lavoratori genera un ritorno tangibile anche per l’organizzazione».