inflazione

L’inflazione comincia a colpire il settore retail negli Usa. Nella mattinata di oggi è arrivata la comunicazione del profit warning della multinazionale Usa Walmart, che ha comunicato una perdita del 3% nel proprio trimestrale. Si tratta di un segnale di come l’inflazione stia erodendo i bilanci delle famiglie e porti a una riduzione degli acquisti. La comunicazione del calo delle vendite ha minato la sicurezza dei mercati, già preoccupati per il rialzo dei tassi previsto domani dalla Fed, proprio con l’obiettivo di ridurre l’inflazione.

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Dopo l’inflazione anche la recessione spaventa gli Usa

Altra preoccupazione, che si unisce a quelle per l’inflazione, è espressa per l’uscita in prima lettura del dato del Pil Usa del secondo trimestre, che è stimato in lieve crescita, anche se il modello  della Fed di Atlanta si attende un calo dell’1,6%. Il dato che comunque è congiunturale, se fosse confermato porterebbe gli Usa verso una recessione tecnica, anche se il presidente Biden ha espresso la propria convinzione che il prossimo rapporto dell’Ufficio federale di analisi economica non certificherà lo scivolamento dell’economia Usa in una fase recessiva.
Il dollaro si e’ indebolito e il prezzo del petrolio e’ in rialzo per l’aspettativa di una riduzione delle forniture di gas russo all’Europa.

I bombardamenti in Ucraina fanno salire il prezzo di cereali 

In Asia la borsa di Tokyo è in ribasso, mentre Hong Kong e Shanghai avanzano con decisione. Sui mercati asiatici il prezzo del petrolio è in rialzo, anche se il Wti resta nettamente sotto i 100 dollari, a quota 98 dollari, e avanzano anche i prezzi dei principali cereali dopo che il recente bombardamento russo al porto di Odessa ha messo in dubbio la tenuta dell’accordo per l’export del grano ucraino.
I future a Wall Street sono in calo dopo una chiusura contrastata, con il Dow Jones e lo S&P 500 in rialzo rispettivamente dello 0,28% e dello 0,12% e il Nasdaq che ha lasciato sul terreno lo 0,43%.  In ribasso anche i future sull’EuroStoxx 50, dopo che ieri i listini europei hanno chiuso in territorio positivo, ad eccezione di Francoforte, appesantita dai risultati dell’indice Ifo, giù a luglio oltre le attese. A frenare i rialzi europei ci ha comunque pensato l’annuncio di Gazprom di un taglio del 20% delle forniture di gas a partire da mercoledì sul Nord Stream.
L’obbligazionario italiano e’ restato intorno alla parità, nonostante le difficolta’ e le incertezze della politica italiana e lo spread ha chiuso a 236 punti. L’euro e’ in rialzo attorno a quota 1,0220 dollari e il biglietto verde guadagna sulla divisa giapponese sopra quota 136. Il dollaro forte sta danneggiando le vendite negli Usa.