Ursula von der Leyen
Ursula Von Der Layen

“Il migliore dei tempi, il peggiore dei tempi”. Ursula von der Leyen sceglie Charles Dickens per raccontare un’Europa che si considera più forte, ma allo stesso tempo più esposta alle fratture di un mondo che cambia a una velocità senza precedenti. Nel discorso sullo Stato dell’Unione al Parlamento europeo di Strasburgo, la presidente della Commissione disegna una strategia che intreccia politica industriale, energia, intelligenza artificiale, clima e difesa. Il filo conduttore è la ricerca di una maggiore autonomia europea, dalle importazioni di combustibili fossili fino alle tecnologie strategiche.

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Il cambiamento

“La velocità del cambiamento è incredibile. Le sfide sono eccezionali”, osserva von der Leyen. E il paradosso europeo viene sintetizzato in poche parole: “Lo stato dell’Unione è più forte che mai. Allo stesso tempo, lo stato dell’Unione può sembrare più precario che mai”. Una condizione che Bruxelles vuole affrontare riducendo le dipendenze esterne e rafforzando la capacità dell’Europa di produrre, investire e difendersi.

Sovranità e difesa, la nuova Europa

La sicurezza diventa così una componente della stessa politica economica europea. “In un mondo oggi sempre più fragile, solo l’Ue può garantire la sovranità per i cittadini europei”, sostiene von der Leyen, ricordando che negli ultimi cinque anni la spesa europea per la difesa è aumentata dell’80 per cento. Un’accelerazione che segnala quanto siano cambiate le priorità dell’Unione e che apre contemporaneamente il problema di come finanziare nel lungo periodo sicurezza, industria militare e investimenti strategici senza comprimere le altre voci dei bilanci nazionali.

Elettricità europea per tagliare 260 miliardi di importazioni

Sul fronte energetico Bruxelles punta a raddoppiare entro il 2040 la quota di elettricità prodotta nell’Unione. Secondo von der Leyen, raggiungere l’obiettivo consentirebbe di “ridurre di 260 miliardi di euro all’anno il costo dell’importazione di combustibili fossili”. La presidente ricorda inoltre che nell’ultimo anno nell’Ue sono stati prodotti 80 gigawatt di capacità rinnovabile. L’elettrificazione diventa quindi non soltanto uno strumento della transizione climatica, ma una leva industriale per diminuire l’esposizione dell’economia europea ai fornitori esteri e alla volatilità dei mercati energetici.

Cina, il deficit arriva a un miliardo al giorno

L’altra grande dipendenza che Bruxelles vuole ridimensionare riguarda la Cina. Il deficit commerciale dell’Unione europea nei confronti di Pechino ha raggiunto, secondo i numeri citati dalla presidente, un miliardo di euro al giorno. Per von der Leyen lo squilibrio ha ormai “raggiunto l’apice”. Il tema attraversa alcuni dei settori decisivi per la competitività europea: dalle tecnologie pulite alle batterie, dalle materie prime critiche alle catene industriali necessarie alla transizione energetica.

Clima, la mappa dei cento territori più vulnerabili

Alla politica industriale si affianca quella dell’adattamento. “Un’estate come questa non può ripetersi”, avverte von der Leyen annunciando un Piano europeo contro le ondate di calore. “Abbiamo bisogno di sistemi di allerta precoce più efficaci e di una migliore preparazione. Abbiamo bisogno di misure di adattamento urbano e di raffreddamento. E dobbiamo sostenere i più vulnerabili”. Il mese prossimo arriverà inoltre un nuovo quadro sulla resilienza climatica, con l’individuazione dei cento territori europei considerati maggiormente vulnerabili.

Intelligenza artificiale, l’avvertimento sui modelli più avanzati

È sull’intelligenza artificiale che il discorso assume però un tono più prudente. “È venuto il momento di rallentare, soprattutto sui modelli che sono in grado di automigliorarsi”, afferma von der Leyen. Secondo la presidente, le norme dell’AI Act mettono l’Ue “nella posizione di poter gestire le pressioni” determinate dall’evoluzione della tecnologia. Bruxelles punta però anche alla collaborazione con Canada e Regno Unito per “poter valutare, verificare e lanciare allarmi preventivi”.

L’AI deve uscire dagli schermi ed entrare nelle fabbriche

La cautela sui modelli più avanzati non significa frenare l’impiego industriale dell’intelligenza artificiale. “La chiave sta nel dare valore all’Ia, portarla dallo schermo all’economia reale e alla società”, dice von der Leyen. “Dobbiamo portarla nelle fabbriche, nei reparti ospedalieri, nell’agricoltura di precisione, nelle nostre reti energetiche. Dobbiamo usarla per la difesa”. L’obiettivo è trasformare l’AI in un fattore di produttività e competitività, estendendone l’utilizzo ai settori nei quali si gioca una parte crescente della competizione internazionale.

Il modello europeo tra innovazione e controllo umano

Bruxelles vuole coinvolgere Stati membri, Parlamento europeo, imprese e imprenditori nel nuovo progetto sull’intelligenza artificiale. La linea indicata dalla presidente cerca di tenere insieme innovazione e regolazione: accelerare l’adozione della tecnologia nell’economia senza rinunciare alle garanzie costruite con l’AI Act. “Il nostro approccio è chiaro: vogliamo un’Ia che tenga conto dell’azione umana. Questo è lo stile europeo”.