A Strasburgo, la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen ha rilanciato con forza il progetto “One Europe, One Market”, presentando un’agenda in sei direttrici per completare e rafforzare il mercato unico europeo, considerato ormai il vero motore strategico della competitività continentale. Il messaggio politico è chiaro: in un contesto segnato da tensioni geopolitiche, guerra commerciale e frammentazione normativa, l’Europa non può più permettersi 27 mercati separati.
Secondo quanto emerge dagli interventi della presidente della Commissione, dai documenti europei e dalle analisi pubblicate nelle ultime ore da fonti inglesi, francesi e tedesche, il piano ruota attorno a sei pilastri operativi destinati a ridisegnare il funzionamento economico dell’Unione entro il 2027-2028.
1. Armonizzare le regole europee
Il primo punto riguarda la riduzione della frammentazione normativa. Von der Leyen ha denunciato il fatto che molte aziende europee, crescendo oltre i confini nazionali, si trovino costrette a confrontarsi con “27 sistemi differenti”, un ostacolo che limita investimenti e scalabilità delle imprese. La Commissione punta quindi a un processo accelerato di armonizzazione regolatoria, soprattutto nei settori digitali, industriali ed energetici.
2. Creare il “28° regime” europeo
Uno dei punti più discussi è il cosiddetto “EU Inc.” o “28° regime”: un quadro giuridico unico europeo che permetta alle imprese innovative di operare in tutta l’Unione con un solo insieme di regole societarie, fiscali e amministrative. L’obiettivo è favorire startup, scaleup e investitori eliminando gran parte degli ostacoli burocratici nazionali. Von der Leyen lo ha definito un sistema “single and simple”.
3. Accelerare l’integrazione dei mercati dei capitali
La presidente della Commissione considera strategica anche la creazione di un vero mercato europeo dei capitali. Il piano punta a mobilitare investimenti privati su scala continentale per finanziare innovazione, transizione energetica, difesa e tecnologie critiche. Secondo diversi osservatori europei, senza un’unione finanziaria più profonda l’Europa continuerà a perdere competitività rispetto a Stati Uniti e Cina.
4. Rafforzare la sovranità tecnologica e industriale
Il quarto asse riguarda la “technological sovereignty”. Bruxelles vuole rafforzare la produzione europea nei comparti strategici come semiconduttori, batterie, intelligenza artificiale, quantum computing e materie prime critiche. Von der Leyen ha annunciato nuovi pacchetti industriali per sostenere produzioni “Made in Europe” e ridurre le dipendenze esterne.
5. Semplificare drasticamente la burocrazia
Un altro pilastro centrale è la semplificazione amministrativa. La Commissione europea rivendica già oltre 8,6 miliardi di euro di risparmi annui generati dai primi pacchetti di semplificazione e promette una nuova ondata di tagli agli oneri burocratici per imprese e cittadini. Automotive, energia, fiscalità e dispositivi medicali saranno tra i settori coinvolti.
6. Completare il mercato unico entro il 2027-2028
Il sesto punto è politico e operativo insieme: fissare una roadmap vincolante con scadenze precise. Il documento “One Europe, One Market”, firmato da Commissione, Consiglio e Parlamento europeo, prevede verifiche trimestrali, obiettivi legislativi condivisi e una tabella di marcia per completare il mercato unico entro il 2027-2028.
Dietro il piano c’è anche una forte preoccupazione geopolitica. Diverse analisi europee sottolineano che la frammentazione interna dell’Unione equivale ormai a un “dazio invisibile” che penalizza la competitività europea. Secondo le valutazioni richiamate da von der Leyen, le barriere interne al mercato unico hanno un impatto equivalente a tariffe del 45% sui beni e addirittura del 110% sui servizi.
Il tema è diventato centrale anche nel dibattito politico europeo dopo il rapporto di Enrico Letta sul futuro del mercato unico e dopo le pressioni del mondo industriale continentale, che chiede meno frammentazione e più dimensione europea per competere con Stati Uniti e Cina.
La strategia di Strasburgo segna dunque un cambio di passo: non più soltanto integrazione economica come principio storico dell’Unione, ma mercato unico come strumento di sicurezza economica, autonomia strategica e crescita industriale. Per Bruxelles, il completamento del mercato interno non è più solo una questione economica. È diventato un tema di sopravvivenza geopolitica europea.













