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Volkswagen perde uno dei simboli del suo peso nella finanza europea. Da oggi il gruppo di Wolfsburg non fa più parte dell’Euro Stoxx 50, l’indice che riunisce cinquanta tra le maggiori società quotate dell’Eurozona. Un’esclusione che arriva nel momento più delicato della trasformazione del costruttore tedesco: il titolo è precipitato ai livelli più bassi degli ultimi 16 anni, la Cina è diventata un terreno sempre più difficile e il gruppo ha appena lanciato un nuovo profit warning. A prendere il suo posto nell’élite di Piazza Affari europea saranno Nokia ed Engie, mentre esce anche l’olandese Wolters Kluwer.

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Volkswagen fuori dopo 15 anni

La decisione era stata annunciata da STOXX il primo settembre ed entra in vigore con l’apertura dei mercati del 21 settembre. Volkswagen era entrata nell’Euro Stoxx 50 nel 2000 ed era rimasta fuori soltanto tra il 2010 e il 2011, dopo la crisi finanziaria globale. Questa volta a pesare è soprattutto il ridimensionamento della capitalizzazione: le azioni hanno perso oltre tre quarti del valore rispetto ai massimi raggiunti durante il rally del 2021 e sono scivolate intorno ai minimi degli ultimi 16 anni. L’uscita da un indice non modifica di per sé il valore industriale di una società, ma può produrre conseguenze sul mercato. Secondo STOXX, circa 30 Etf, per un valore complessivo di 59 miliardi di euro, replicano l’Euro Stoxx 50; all’indice sono inoltre collegati oltre 110 mila prodotti strutturati, con volumi di vendita superiori a 68 miliardi. I fondi passivi devono quindi adeguare i portafogli alla nuova composizione, con possibili vendite delle azioni Volkswagen e un’ulteriore pressione sul titolo.

Dalla Cina a Porsche, la crisi si allarga

L’esclusione arriva mentre Volkswagen affronta contemporaneamente più fronti. Il gruppo soffre la crescente concorrenza cinese, il rallentamento delle vendite nel Dragone e l’impatto dei dazi americani, mentre deve sostenere i costi della propria ristrutturazione. Venerdì il costruttore ha annunciato circa 10 miliardi di euro di oneri straordinari e ha ridotto le prospettive per il 2026, indicando ora un margine operativo non superiore all’1%, contro il precedente intervallo del 4-5,5%. Circa 6 miliardi delle svalutazioni sono collegati alla revisione delle prospettive di Porsche, particolarmente esposta alla debolezza cinese e ai dazi statunitensi. Volkswagen ha inoltre concordato un piano di trasformazione che comprende altri 50 mila tagli di posti di lavoro, una struttura societaria più snella e la possibilità di chiudere stabilimenti. La reazione del mercato al profit warning è stata pesante: venerdì Volkswagen ha perso il 5,6% in Borsa, nella peggiore seduta da settembre 2025.

Una Volkswagen da 38 miliardi su 322 miliardi di ricavi

La distanza tra dimensione industriale e valutazione finanziaria racconta meglio di altri numeri la fase attraversata dal gruppo. Volkswagen, che nel 2008 arrivò temporaneamente a essere la società con la maggiore capitalizzazione al mondo durante uno storico short squeeze, oggi vale in Borsa circa 38 miliardi di euro, a fronte di 322 miliardi di ricavi annuali. Il mercato sta quindi attribuendo al gruppo un valore pari a una frazione del suo fatturato, riflettendo i dubbi sulla redditività e sulla capacità di accelerare la ristrutturazione.

L’auto perde peso nell’élite della Borsa europea

L’uscita di Volkswagen assume infine un significato che supera Wolfsburg. Dopo l’esclusione di Stellantis nel 2025, nell’Euro Stoxx 50 rimangono soltanto Ferrari, BMW e Mercedes-Benz a rappresentare il settore automobilistico. Con Volkswagen scende inoltre a 16 il numero delle società tedesche presenti nell’indice, mentre entrano la francese Engie e la finlandese Nokia, tornata alla ribalta anche grazie alla crescita delle infrastrutture di rete destinate ai data center per l’intelligenza artificiale.