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La ristrutturazione di Volkswagen resta al centro del dibattito industriale europeo, ma il gruppo tedesco prova a smorzare le tensioni. L’amministratore delegato Oliver Blume ha escluso che la riduzione dei costi debba necessariamente tradursi nella chiusura degli stabilimenti o in nuovi licenziamenti, indicando invece un percorso basato su maggiore efficienza, razionalizzazione della produzione e revisione del portafoglio prodotti. Una posizione che arriva dopo settimane di indiscrezioni e di forte scontro con il sindacato IG Metall, in un momento particolarmente delicato per il principale costruttore automobilistico europeo.

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Ridurre i costi senza fermare le fabbriche

Secondo Blume, il gruppo dispone di strumenti più efficaci rispetto alla chiusura degli impianti per migliorare la propria competitività. Il manager ha ricordato che nel corso del 2025 Volkswagen è riuscita a diminuire di circa un quinto i costi sostenuti negli stabilimenti tedeschi, risultato definito un importante passo avanti nel programma di efficientamento. L’obiettivo resta quello di aumentare la redditività dei modelli prodotti, mantenendo elevati i volumi di vendita e intervenendo sulla semplificazione della gamma.

Pressione dalla Cina e mercati sempre più competitivi

Il costruttore continua però a operare in un contesto estremamente complesso. Alla crescita dei costi energetici e della manodopera in Germania si aggiungono il rallentamento della domanda proveniente dalla Cina, l’intensificarsi della concorrenza internazionale e gli effetti delle tensioni commerciali globali. Anche i marchi premium del gruppo, Audi e Porsche, hanno risentito dell’impatto dei dazi statunitensi, con ricadute sulla redditività complessiva del gruppo. Blume ha descritto l’attuale scenario come uno dei più difficili degli ultimi anni, caratterizzato da forti incertezze geopolitiche, nuove regolamentazioni e profonde trasformazioni del mercato automobilistico.

Lo scontro con il consiglio di sorveglianza

Le rassicurazioni dell’amministratore delegato arrivano dopo le indiscrezioni diffuse dalla stampa tedesca su un possibile piano che prevederebbe la chiusura di quattro stabilimenti in Germania entro il 2031. Un’ipotesi che ha provocato la dura reazione di IG Metall e del consiglio di fabbrica. Secondo quanto riportato dai media tedeschi, durante una riunione del consiglio di sorveglianza il progetto sarebbe stato respinto dalla maggioranza dei componenti, evidenziando una crescente frattura tra management e rappresentanti dei lavoratori. Senza il consenso della componente sindacale, che dispone di un peso determinante all’interno della governance del gruppo, qualsiasi piano di riorganizzazione rischia infatti di incontrare ostacoli significativi.

Una strategia ancora tutta da definire

Dopo il confronto interno, il management ha scelto di presentare obiettivi più generali, puntando soprattutto sulla riduzione della complessità industriale e sulla concentrazione degli investimenti nei segmenti ritenuti più redditizi. Il consiglio di fabbrica ha però denunciato una forte perdita di fiducia nei confronti dell’amministratore delegato, criticando la diffusione delle indiscrezioni prima ancora della discussione ufficiale. Il confronto tra azienda e rappresentanze dei lavoratori resta quindi aperto e sarà decisivo per delineare il futuro industriale del gruppo nei prossimi anni.