voli low cost

Li abbiamo amati e li abbiamo odiati, di sicuro ci abbiamo volato tutti. Trenta anni fa (correva l’anno 1991 quando Ryanair introdusse nel Vecchio Continente la formula nata negli anni ‘70 negli USA, a trasformarla in un successo senza precedenti ci ha pensato qualche anno dopo la deregulation del settore) nessuno avrebbe mai immaginato che il fenomeno dei “low cost” – i voli a basso prezzo praticati da “compagnie minori” capaci di scompaginare, con questo modello di business, il mercato – sarebbe entrato così profondamente nella nostra quotidianità, rivoltando come un calzino il mondo dei trasporti aerei.

Così i piccoli aeroporti sono diventati protagonisti

E invece è successo: aeroporti secondari e misconosciuti che sono diventati come d’incanto hub trafficatissimi; biglietti al costo praticamente di un panino (4,99 euro!) per volare da Bergamo Orio al Serio a Girona in Spagna che tradotto in viaggi turistici vuol dire Milano – Barcellona; tratte nazionali a costi magicamente accessibili per chiunque; un’offerta di voli che improvvisamente s’è fatta quatto volte più ampia rispetto al passato e in tutte le fasce orarie. Un mercato che, sceso dal segmento lusso, è diventato concorrenziale, eterogeneo, aperto a tutte le tasche e a tutti i gusti, grazie ad un approccio – tariffe più basse rispetto alle compagnie di bandiera, grazie all’abolizione di servizi, ai risparmi sui costi aeroportuali, alle biglietterie online “disintermediate” – che oggi si direbbe “disruptive”.

L’Europa più unita con i voli low cost

Le compagnie low-cost (Ryanair, Easy Jet e Wizz Air tanto per citare i 3 vettori più importanti) hanno reso certamente l’Europa e l’Italia alla portata di chiunque, sdoganando in chiave popolare lo status symbol del volo aereo. Con un grande impatto sociale oltre che turistico ed economico. Prima degli anni Duemila (quando la quota di viaggiatori low-cost in Italia dal 5-6 è lievitata fino al 40 del totale del traffico aereo) alzi la mano chi aveva mai visto la vecchina col fazzoletto nero in testa fare la fila al gate per tornare al paesino in Calabria dopo essere andata a Milano a farsi visitare in un’ospedale specializzato? Miracoli di una formula che nel 2019, nell’anno pre-Covid, tanto per dare un ordine di grandezza , ha fatto transitare più di 192 milioni di persone negli aeroporti italiani.

Non solo il volo, ma anche il personale era low cost

Certo, ogni medaglia ha il suo rovescio. Il business-model che ha fatto la fortuna del discusso patron di Ryanair, Michael O’Leary, ha delle controindicazioni: per poter offrire biglietti aerei appunto low-cost, si tagliano i servizi e si fanno pagare a parte quei prodotti cosiddetti “ancillari” (bagaglio a mano; scelta del posto; imbarco prioritario; pasti e bevande a bordo) che una compagnia di bandiera di norma ricomprende nel prezzo. E non solo: sotto la scure dei risparmi – “a tutti i cost” – finiscono anche le spese del personale. Così può succedere che i piloti del vettore low-cost che opera in Italia siano dei professionisti a partita Iva con residenza in Irlanda, che gli staff vengano ridotti al lumicino, che hostess e steward, durante il volo, dopo aver fatto le dimostrazioni di sicurezza si mettano a vendere pentole e prosciutti e che all’interno della compagnia, insomma, le violazioni anti-sindacali diventino quasi una regola. E può succedere, lato viaggiatore, che se arrivi anche 10 secondi dopo la chiusura del banco, non trovi più nessuno e rimani a terra perché le hostess – per far risparmiare la società alla voce “spese Handling” – sono dovute correre dall’altra parte dell’aeroporto a fare anche l’imbarco.

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Il low cost è morto, lunga vita al low-cost

Oggi che lo stesso O’Leary ha annunciato che il “low cost è finito” e che a causa dei costi schizzati alle stelle del carburante per via della crisi energetica, dovremo scordarci tutti dei “voli a 9,99 euro” vien da chiedersi se davvero, nel bene e nel male, potremo fare a meno di tutto questo. Ma poi basta guardare a quanto incide oggi il costo degli extra – il trolley in cappelliera, il posto finestrino eccetera eccetera eccetera – sul prezzo medio del biglietto low-cost per rendersi conto che i famosi “9,99 euro” da un pezzo sono solo uno strumento di marketing e quella di O’Leary sia ancora una volta l’ennesima trovata di un businessman geniale quanto si vuole ma anche un po’ cialtrone.

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Giornalista professionista, vive e lavora tra il lago di Como e Milano. Cronista di mafia nella sua prima vita in Calabria dov'è nato e cresciuto, dal 2010 si è trasferito in Lombardia dove si è occupato di economia, turismo e agrobusiness per il Sole-24 Ore, Fiera Milano e il magazine Viaggi del Gusto. Nel 2015 ha pubblicato il suo primo libro “Noi, gli Uomini di Falcone” (Sperling&Kupfer). Nel 2017 è diventato caporedattore di Economy, testata che ha lasciato temporaneamente tra il 2018 e il 2021 per accettare l’incarico di capoufficio stampa del Presidente del Senato. Scrittore e autore di progetti per il sociale, il turismo e l'economia, oggi è caporedattore responsabile dell’area digitale di Economy.