I 5 trend 2022 che definiranno il settore banking e fintech

Vivid Money, start-up che unisce banking e investimenti in un’unica app, sbarca oggi in Italia. La fintech nata a Berlino ha un obiettivo molto chiaro e altrettanto ambizioso: convincere gli italiani dell’importanza di far crescere i propri risparmi, offrendo loro un modo sicuro e senza rischi di approcciarsi per la prima volta agli investimenti.

È risaputo che i conti correnti dei risparmiatori italiani si sono “gonfiati” nell’ultimo anno, A ottobre avevano raggiunto il Pil del 202 e, secondo le ultime stime dell’Abi, oggi sono depositati oltre 1.746 miliardi di euro. Una cifra che dimostra la storica propensione al risparmio del nostro Paese, ma anche la scarsa dimestichezza con gli investimenti che spinge molti di noi a tenere “parcheggiare” i soldi sul proprio conto senza farli fruttare. Di certo la situazione di incertezza causata dalla pandemia non aiuta ad invertire questo atteggiamento.

È proprio in questo scenario che interviene l’App di Vivid, che vede nel cashback, termine nell’ultimo anno ormai diventato di uso comune, la via per avvicinare le persone al mondo degli investimenti. Ma quale è la peculiarità di quello di Vivid? L’aspetto innovativo sta nel modo in cui viene erogato: non in forma monetaria, ma come frazioni di titoli azionari delle maggiori aziende al mondo. Scelte le proprie aziende preferite, l’utente potrà quindi veder crescere i propri risparmi insieme alla performance dei titoli. E se questi scendono? Dalla società tranquillizzano: la Pocket (conto) dedicata tornerà a consistere soltanto delle somme ottenute col cashback, senza possibilità di perdere la cifra accumulata.

“L’idea è di incentivare le persone a investire, iniziando da piccole somme e senza rischi,” spiega Alexander Emeshev, co-fondatore di Vivid Money, “Oggi tenendo i soldi in banca si hanno tassi di interesse nulli o addirittura negativi, ossia si perde denaro. Trasformando le spese in investimenti, educhiamo i nostri utenti a far crescere i loro risparmi in maniera automatica.”

Centrale nelle intenzioni di Vivid Money è infatti l’aspetto formativo, soprattutto in una nazione come l’Italia che nella classifica OCSE 2020 sull’alfabetizzazione finanziaria risulta 25esima su 26 paesi. Per questo, oltre a fornire ai propri clienti assistenza personalizzata in lingua italiana 24/7, Vivid punta a includere tra i propri servizi anche una quantità crescente di materiale educativo sui principali temi del mondo del risparmio e degli investimenti.

“Milioni di persone,” dichiara Artem Yamanov, cofondatore di Vivid Money, “non riescono a trovare una soluzione semplice ed efficiente per risparmiare e investire il proprio denaro. Con Vivid Money vogliamo permettere ai nostri clienti di organizzare la loro vita finanziaria in modo facile e trasparente, attraverso un’unica app fatta su misura per le loro esigenze.”

Vivid Money offre inoltre servizi finanziari conformi alle normative europee tramite Solarisbank – che fornisce una piattaforma Banking-as-a-Service completamente autorizzata – e collabora con Visa come partner tecnologico esclusivo per l’Europa per i pagamenti. Per i servizi di investimento in azioni e criptovalute, Vivid Invest GmbH agisce invece come agente collegato di CM-Equity AG. ìL’approccio mobile-oriented dell’App permette di svolgere con un semplice drag-and-drop una moltitudine di operazioni, dal trasferire liquidità tra i vari conti – si possono infatti creare conti secondari denominati “Pocket” – all’inviare o richiedere denaro a un altro utente. Gli smart analytics, infine, consentono di monitorare le proprie spese quotidiane e i pagamenti ricorrenti, tracciando tutti gli abbonamenti attivi a servizi.

Ci immaginiamo quindi un servizio che si rivolgerà soprattutto ai giovani connazionali che, come riporta il recente studio di Excellence Consulting condotto sulla fascia dai 25 ai 34 anni, non solo mostrano una predilezione alle soluzioni digitali per i pagamenti (fino all’80% al Nord), ma anche per il risparmio. Circa uno su dei sostiene di riuscire a mettere da parte almeno il 30% del proprio reddito, mentre il 40% dichiara di aver già investito e più del 60% considera l’investimento una fonte per ricavare reddito, con una spiccata propensione al rischio.

Bisogna quindi dedurne che anche il settore bancario subisce sempre più il Millennial effect, ma è un aspetto chiaro ai più?