C’è chi fa i fatti, e costruisce sviluppo economico al Sud, cioè dove ce n’è maggior bisogno. E c’è chi fa interdizione, a volte torbida. è la fotografia di quel che fa la Banca popolare di Bari, i fatti; e di quel che si muove attorno ad essa, i tentativi di interdizione. La popolare barese è oggi l’unica e ultima grande banca meridionale indipendente. Va bene, genera utili, aumenta la raccolta a quota 14,5 miliardi perché suscita fiducia, impiega il denaro a vantaggio delle aziende e innova: ha usato per prima e ad oggi ancora unica le garanzie governative sulla cartolarizzazione delle sofferenze (i cosiddetti Npl, cioè i non performing loan), si è quotata in un listino secondario ma regolamentato e ha lanciato quattro Pir per investire nelle piccole e medie imprese. Attorno alla Popolare, le punture di spillo mediatiche connesse a due inchieste che – con tutto il rispetto per i doveri della magistratura inquirente – partono da presupposti politici e relazionali a dir poco surreali. La prima attiene al salvataggio, chiesto dalla Banca d’Italia alla Bari, della Banca Tercas e di Banca Caripe, costato 400 milioni. Le indagini riguardano il finanziamento dei mezzi propri legati all’operazione, che venne naturalmente approvato dalla autorità di controllo. L’altra, è un’inchiesta nata dalla denuncia di un ex dirigente licenziato per giusta causa che, per iscritto, aveva chiesto soldi alla banca, minacciando altrimenti una denuncia (ed è stato a sua volta denunciato per estorsione). Ed è su questo genere di credibilità che é partita l’inchiesta! Ma tant’è. Nel frattempo, il lavoro – quello serio – procede. Dopo un utile 2016 di 5,2 milioni di euro; dopo un primo semestre 2017 che solo quella sorta di “danno para-erariale” del fondo Atlante, 22 milioni di contribuzione forzata, ha potuto mandare in passivo di 2, ma che industrialmente è andato molto bene, l’Istituto guidato da Marco Iacobini sta moltiplicando le iniziative. 

L’istituto ha quotato i propri titoli da giugno all’Hi-Mtf, mercato azionario privato controllato dalla Consob

Grazie alla sottoscrizione di un’importante partnership con Arca Sgr, uno dei principali player di mercato, la Banca popolare di Bari ha creato quattro Pir (Piano individuali di risparmio), diversi tra loro per le logiche di investimento, con il vantaggio, offerto al cliente, di poter diversificare i conferimenti su più prodotti. Sono riservati alle sole persone fisiche che mantengano l’investimento per almeno cinque anni e che siano disposti a impegnare al massimo 30.000 euro all’anno, o 150.000 nel periodo. Si chiamano: Arca Economia Reale Bilanciato Italia 30, Arca Economia Reale Bilanciato Italia 55, Arca Economia Reale Equity Italia e Arca Azioni Italia. Il primo offre un approccio più conservativo, con investimento fino al 30% in azioni di società italiane di medie dimensioni; il secondo si offre di diversificare anche a livello internazionale, investendo al 55% tra azioni di società italiane di medie dimensioni e azioni di società internazionali. Il terzo serve a investire in maniera mirata nel made in Italy, puntando fino al 95% su azioni di piccole e medie imprese italiane. Infine, il quarto Pir consente di investire anche nelle grandi imprese italiane, destinando fino al 75% nelle azioni di grandi soggetti nostrani. Sempre guardando all’economia reale, la Banca ha recentemente lanciato due prodotti dedicati rispettivamente all’agricoltura ed al turismo, due settori dell’economia italiana che possono rappresentare un importante volano per la crescita di alcuni territori e che, tra l’altro, sono molto sviluppati in alcune delle 13 regioni in cui il Gruppo Banca Popolare di Bari è presente, tra cui: la Puglia, la Basilicata, la Calabria, la Campania, il Lazio ma anche l’Abruzzo, le Marche e l’Umbria.

Prossima la cartolarizzazione di altri 340 milioni di euro di Npl con la Gacs dopo quelle cedute l’anno scorso

Il primo si chiama “Semina”, e sostiene le aziende che operano nel settore agricolo e nella filiera agroalimentare; il secondo si chiama “Inviaggio”, ed è un pacchetto commerciale dedicato invece alle aziende che operano nel turismo. Tra l’altro, proprio “Inviaggio” ha il vantaggio di essere legato anche alla stagionalità del settore. Sul piano finanziario, la Banca Popolare di Bari prosegue nella sua strategia di cessione degli Npl: altri 340 milioni stanno per essere cartolarizzati, sempre con la garanzia  pubblica delle Gacs. E intanto hanno preso il via le attività di vendita sul mercato del titolo senior, da poco meno di 600 milioni di euro, della Banca Popolare di Bari derivante dall’operazione di cartolarizzazione dei mutui ipotecari residenziali, gestiti dalla JpMorgan. Per neutralizzare le polemiche sulla “illiquidità” delle azioni della banca, dal 30 giugno del 2017 la banca ha deciso di avviare le contrattazioni del proprio titolo sul mercato Hi-Mtf, con l’ultimo scambio a un prezzo di 6,6 euro. La scelta di quotarsi ha accolto, anzi anticipato, uno specifico indirizzo Consob, perché questo mercato mira proprio a rendere più liquidabili i titoli degli istituti non quotati che, negli ultimi anni, anche a causa della crisi, hanno subito uno stop degli incroci tra domanda e offerta. Tra l’altro si tratta di una piattaforma controllata dalla Consob. Anche il percorso di adesione al mercato Hi-Mtf e di innovazione della gamma dei prodotti rientra nel piano industriale 2016-2020 varato dalla Banca. Che sta procedendo con regolarità svizzera. Ed è probabilmente questo che infastisce molti. Tutti quelli che –attorno alla riforma delle popolari voluta dal governo Renzi – hanno lucrato su un ribaltone ormai chiaramente disvelato per quello che era, una svendita di otto banche ai fondi stranieri (si vedano gli articoli alle pagine XX e YY). Infastidisce il fatto che ua banca popolare, l’unica sfuggita, insieme alla “consorella” di Sondrio, alla riforma renziana grazie alla sentenza con cui il Consiglio di Stato ne ha bloccato la cervellotica costruzione giuridica, da allora stia andando sempre meglio. E questa sbugiardante verità inchioda gli autori di quella riforma alle loro responsabilità politiche. Se la popolare barese dovesse subire ingiustizie e iniquità di provenienza istituzionale, è chiaro fin d’ora chi ne andrebbe considerato il mandante. 

Un accordo con Cerved sugli Npl

La Banca  Popolare di Bari ha siglato un accordo con la Cerved per una partnership industriale di lungo termine per la gestione dei propri crediti a sofferenza e delle inadempienze probabili (Npl). Secondo Marco Nespolo, a.d. di Cerved, “la valutazione della piattaforma di recupero crediti della Banca Popolare Bari è in linea con i multipli attuali del mercato”. L’asse Cerved-PopBari gestirà inizialmente ben 1,1 miliardi di Npl.