violenza donne

Sole dopo aver subito una violenza. Le donne si trovano spesso in questa condizione, non facile da gestire non soltanto a livello psicologico, ma anche per svariati diversi altri aspetti. Ad esempio quello del riprendere il lavoro. Proprio per questo è stato firmato un protocollo di intesa alla biblioteca del Senato Giovanni Spadoni tra il Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Consulenti del Lavoro e la Fondazione Doppia Difesa Onlus in occasione della Giornata internazionale per l’eliminazione  della violenza contro le donne. 

Violenza sulle donne: il pericolo è spesso vicino

Il problema spesso arriva da molto vicino. Lo dicono i dati Istat: nel 2022 nel 90% dei casi l’autore della violenza è una persona con la quale ha intessuto una relazione sentimentale o con la quale comunque è stata (o era ancora) legata da uno stretto rapporto di parentela. Nel 55% dei casi, infatti, gli autori sono stati mariti, conviventi o attuali partner.  Si tratta quindi si mariti, conviventi o attuali partner. Proprio per questo spesso le donne vivono nella paura con un senso di impotenza, dovuta  al fatto che la minaccia arriva da una casa dalla quale faticano ad allontanarsi. Il problema diventa anche più grave se non sono inserite nel mondo del lavoro, perché non riescono a immaginare un futuro diverso per sé stesse e per i loro figli.

L’importanza di avere un lavoro

C’è infatti una costante, nei casi di violenza: molte donne picchiate, vessate, minacciate non hanno materialmente i mezzi per  vivere fuori dalle mura domestiche. Si tratta di donne che spesso hanno dedicato gli anni migliori all’accudimento di figli e mariti (o compagni) e alla cura della casa, oppure di donne anche molto  giovani che per svariate ragioni non hanno avuto opportunità di formazione e lavoro. L’impossibilità di allontanarsi da quella casa/luogo di violenza dipende anche dalla totale mancanza  di mezzi economici. 

«Troppe volte ci siamo sentite dire dalle donne vittime di violenza: “E se vado via di casa come faccio a mantenermi e a provvedere ai miei figli?ha ricordato il Presidente di Fondazione Doppia Difesa Onlus, Michelle  Hunziker, aggiungendo – L’indipendenza economica è sempre il primo passo verso la libertà, altrimenti il  rischio è di mettere la propria vita nelle mani di qualcun altro e di non riuscire più a riprendersela. Siamo felici di  questa Intesa che speriamo possa dare un aiuto concreto a tante donne».

Trovare lavoro per una donna non è così facile 

Stando al Rapporto sul Benessere equo e sostenibile (Bes/Istat), che fa riferimento al 2022, c’è uno  svantaggio netto per la popolazione femminile rispetto a quella maschile: il tasso di occupazione  femminile è così lontano dalla media europea, e così basso, che quasi la metà delle donne sono  escluse dall’indipendenza economica. Dalla ricerca svolta dall’Ufficio Studi dei Consulenti del  Lavoro, “Favorire l’inclusione occupazionale per contrastare la violenza sulle donne”, emerge che  delle 15.559 donne che nel 2020 hanno iniziato un percorso personalizzato di uscita dalla violenza, solo il 35,5% era occupato stabilmente, mentre il 48,7% risultava non autonomo dal punto di vista  economico. Inoltre, nel 2022 erano circa 6.773.000 le donne che non lavoravano, comprese in un range di età tra i 25 e i 64 anni, pari al 42,7% del totale della popolazione femminile residente in  Italia.

L’assegno di inclusione difende dalla violenza sulle donne

Dal 2024. Un aiuto potrebbe arrivare dal 1 gennaio 2024 con l’Assegno di Inclusione, cioè un sostegno  economico, che sarà erogato mensilmente per un periodo di 18 mesi, con possibilità di essere rinnovato per  ulteriori 12 mesi. Sarà rivolto ai nuclei familiari che abbiano almeno un componente in condizione di svantaggio e inserito in percorsi di protezione relativi alla violenza di genere, con presa in carico da parte di centri antiviolenza riconosciuti dalle regioni o dai servizi sociali. La vittima, inoltre, costituisce un nucleo familiare a parte, anche ai fini ISEE, e questo le  consente di accedere in modo autonomo alla misura e di essere più tutelata. Il Decreto Lavoro prevede, tra l’altro, che le persone inserite nei suddetti percorsi di protezione relativi alla violenza di genere vengano sollevate dall’obbligo di partecipazione ai percorsi personalizzati di inclusione  sociale o lavorativa, nonché dalla relativa necessità di accettare le proposte di lavoro eventualmente offerte.

«Una  maggior inclusione delle donne nel mondo del lavoro costituisce il presupposto fondante per dar vita a un sistema  sociale realmente giusto ed equo – ha dichiarato il Presidente del Consiglio Nazionale dell’Ordine dei  Consulenti del Lavoro, Rosario De Luca. – Come Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Consulenti del  Lavoro, insieme a Doppia Difesa, ci spenderemo per la realizzazione di progetti di politiche attive diretti  all’occupabilità delle donne vittime di violenza» ha concluso.