Il vino, la pasta e l’olio d’oliva, simboli del made in italy, si confermano il traino per il nostro settore agrifood. Sulle tavole di tutto il mondo queste eccellenze italiane non sono mancate nel 2021. Lo confermano i dati forniti da Sace, che dicono che il loro export complessivo ha rappresentato il 22,4% di quello del settore agroalimentare, attestandosi a 11,7 miliardi di euro, con un incremento del 7% rispetto al 2020. Il vero ariete verso nuovi mercati è stato  l’olio d’oliva, che mostra una forte concentrazione internazionale, con un netto divario tra le prime quattro principali destinazioni dell’export italiano e le restanti.

La crisi legata alla guerra colpirà l’Italia in modo limitato

La buona notizia per il settore è anche che venti di guerra, che si aggiungono al problema della siccità che ha colpito in questi mesi le campagne italiane, toccheranno in maniera relativa la Penisola. Il conflitto e le sue conseguenze economiche, infatti, hanno portato a un deterioramento del mercato delle materie prime agricole a cui si sommano condizioni meteo non favorevoli, rincari dei costi di fondamentali input produttivi per la filiera agroalimentare, quali energia e fertilizzanti, e strozzature nella logistica. Russia e Ucraina, insieme, forniscono più del 30% dell’export mondiale di grano, circa il 20% di quelle di mais e l’80% di olio di girasole. L’esposizione italiana a tali beni è riferibile
al 50% di olio di girasole, al 17% di mais e circa al 4% di grano. Numeri comunque ridotti, che non mettono al riparo le imprese italiane da cali di redditività per contrastare i quali Sace è comunque decisa a impegnarsi.

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L’Italia rimane comunque nella top ten degli esportatori di prodotti agricoli (al nono posto) ed è ottava tra gli importatori, soprattutto di materie non lavorate, mentre nell’export fanno la parte del leone pasta, olio d’oliva e soprattutto vino.

Spiega lo stesso rapporto della Sace:«L’Italia si caratterizza per un saldo commerciale positivo grazie a elevati valori di export di prodotti lavorati in primis vini e spirit, pasta e prodotti da forno (ad esempio panettone e pizza), passate di pomodoro e altri preparati di verdure, così come parmigiano, grana e mozzarella – a fronte di un import composto in larga parte da prodotti agricoli o comunque in fasi iniziali di lavorazione (nelle prime posizioni figurano carne, pesce, oli, latticini, frutta e cereali). La catena di approvvigionamento dell’Italia ha per lo più carattere regionale: al netto di piccole variazioni di posizione negli anni, tra i primi fornitori solo Brasile e Stati Uniti sono mercati extra-europei».

Cresce l’export italiano nel 2021

Le imprese del settore, quasi tutte di piccole e medie dimensioni, mostrano quasi tutte una buona dinamicità oltreconfine. Nel 2021 l’indice del fatturato estero delle imprese delle industrie alimentari, delle bevande e del tabacco è cresciuto di oltre il 10%, dopo aver già registrato un andamento comunque positivo (+2,5%) nell’anno pandemico. L’indice del fatturato domestico, invece, nel 2020 si è contratto (-1,8%) per poi recuperare lo scorso anno (+7,1%).

Le prospettive sono positive anche per il 2022 (+19,5% tra gennaio e marzo rispetto allo stesso periodo dello scorso anno), rimangono però rischi al ribasso legati alle incognite
del contesto internazionale e agli aumenti di prezzo delle materie prime agricole, dovuti anche al rialzo dei costi degli input produttivi, specie fertilizzanti ed energia, intensamente utilizzati nelle fasi di produzione e trasformazione di alcuni prodotti agroalimentari.