Il Pecorino non è il più noto dei vini italiani, forse per la poco romantica coincidenza linguistica che associa il suo nome a un formaggio dal bouquet tutt’altro che ‘vinicolo’. È comunque un handicap commerciale meno pesante nei paesi anglofoni, dove l’omonimia è poco sentita e dove il vino — un bianco gradevole e poco impegnativo, prodotto perlopiù nelle Marche e in Abruzzo — occupa invece un posto d’onore nell’ambito di un interessante esperimento di marketing.

La prestigiosa catena di supermercati inglese Waitrose – notoriamente frequentata dalla ‘borghesia abbiente’ britannica – ha deciso di sostituire la sua offerta di vino in ‘monodose’ di vetro – bottigliette da 187ml – con lattine di alluminio. La mossa, calcolano, dovrebbe risparmiare la movimentazione di 320 tonnellate di packaging ogni anno, nonché rendere il prodotto di utilizzo più comodo per gli acquirenti.

Il vino in lattina è poco presente in Italia ma non è poi tanto raro nel mondo. Secondo la Grand View Research, il mercato globale del ‘canned wine’ è valso US$235,7 milioni nel 2021 e sarebbe destinato a superare i $570 milioni entro il 2028. Non è moltissimo rispetto all’intero mercato vinicolo mondiale – stimato in $424 miliardi l’anno – ma è un sotto-settore in forte crescita.

L’Italia, un paese di grandi consumatori di vino – a livello globale secondo solo al Portogallo – non sembra vivere le bottiglie di vetro come un problema, ma i promotori del vino in lattina fanno notare che, oltre a essere più ‘ecologico’, il contenitore in alluminio si raffredda prima, protegge meglio il contenuto dalla luce, è più comodo da portare e sulla sua superficie offre maggiore spazio alla grafica