Prosecco Prosek
Il governatore del Veneto Luca Zaia in un vigneto del prosecco

A Natale e Capodanno rischiamo di brindare ad acqua. Il trevigiano si prepara alla raccolta dell’uva per il suo prosecco Doc, il Valdobbiadene e il brut millesimato ma, a pochi giorni dall’inizio della vendemmia, non si trovano lavoratori stagionali.

La vite muore. Sembra un ossimoro ma il settore vitivinicolo sta davvero morendo a causa della grave siccità e dei rincari dei prezzi delle energie. All’orizzonte si addensano pure, minacciose, le nuvole che potrebbero dare il colpo di grazia finale ai chicchi che penzolano maturi. Nel prossimo autunno i raspi potrebbero apparire come spettri appesi che aleggiano tra le sagome grigie delle colline venete.

Andrea Dan

Andrea Dan: Roma non ascolta i territori

Andrea Dan da Treviso si occupa di vendite di prodotti e di servizi anche del mondo agricolo. In queste ore si sta confrontando con agricoltori e produttori preoccupati per la crisi idrica, il gas e l’energia. La situazione ad Andrea appare molto chiara.

“Anni di preparazione e milioni di euro buttati al macero – osserva Dan – I lavoratori stagionali, specie quelli che beneficiano del reddito di cittadinanza grazie alle politiche assistenzialiste, non hanno alcun interesse a salvare il settore.

Il problema è che molte aziende agricole e vitivinicole sono piccole, si dedicano al prodotto di eccellenza, non sono più competitive. Calcolatrice alla mano non potranno mai competere con prodotti agricoli importati dall’estero e lanciati in offerta nei discount. Come puoi competere nella grande distribuzione organizzata dove in questo momento 9 fichidindia non costano nemmeno 2 euro al chilo? Impossibile.

Dalla produzione di uva da prosecco alla tavola del consumatore ci sono troppi passaggi e lavorazioni costose. Altrimenti non sarebbe più lo stesso vino che ha reso questo territorio eccellenza nel mondo. Se arrivassero le piogge torrenziali e i fenomeni estremi cui pare dovremo abituarci, sarebbe impossibile raccogliere l’uva in collina anche per quei pochi stagionali che si sacrificano come martiri. I piccoli produttori non possiedono le tecnologie meccanizzate per la raccolta meccanica dei grappoli. Senza contare le malattie che colpiscono i tralci, come la flavescenza dorata. Letale come la xylella che colpisce gli ulivi in Puglia”.

 

La raccolta dell’uva costa troppo

Un lavoratore stagionale porta a casa al massimo 7 euro all’ora puliti. Il prodotto ha bisogno di tanto trattamento e ha già dovuto superare la grave carenza idrica.

Andrea Dan, e tutti i produttori “invisibili” locali propongono dei ministeri territoriali ad hoc, che si occupino delle varie regioni e dei territori italiani. “Ministeri quasi prefettizi, come le Prefetture di una volta. Da Roma non ci guardano nemmeno. Del federalismo non è rimasta neppure l’ombra. O siamo attaccati alla spina dell’assistenzialismo governativo centrale, umiliando le nostre fatiche e i sacrifici fatti, oppure siamo abbandonati al nostro destino”.

La Coldiretti ha lanciato l’allarme sulla mancanza di stagionali da impiegare tra i filari. Anche Armando Serena, presidente del Gruppo Vinicolo Distillati e Liquori di Assindustria Venetocentro, conferma che ci sono difficoltà a reperire personale. Gli addetti si dicono fiduciosi, grazie al calo delle temperature notturne che riequilibrano la sofferenza delle piante.

 

Che fine ha fatto la sanatoria della ministra Bellanova?

Intanto però, la sanatoria per i lavoratori stranieri fortemente difesa dalla ex ministra Teresa Bellanova, non ha funzionato. Lei conosce benissimo il mondo agricolo e invece si è fatta strumento del suo capo di partito Matteo Renzi, minacciando le dimissioni e la caduta del governo Conte, in caso di mancata approvazione della regolarizzazione per contrastare il lavoro nero diffuso soprattutto tra i migranti.

A oltre due anni di distanza, la “rivoluzione” promessa dalla Bellanova oggi tanto più appare come un pretesto per far cadere quel governo, interrompendo di fatto un percorso necessario. Infatti, stando agli ultimi dati forniti dal Ministero dell’Interno, aggiornati al 19 maggio 2022, sono state finalizzate solo il 66,8% circa delle pratiche, su oltre 200mila domande ricevute. L’ultimo monitoraggio pubblicato negli stessi giorni dalla Campagna Ero Straniero, nata cinque anni fa da diverse organizzazioni e Ong italiane come Arci, Asgi, il Centro Astalli, la Federazione delle Chiese Evangeliche in Italia, i Radicali italiani, aveva stimato che più di 100mila stranieri si trovavano in attesa dei documenti.

Insomma, dalla capitale appare tutto più semplicistico. In realtà il Veneto, amministrato dal leghista controcorrente Luca Zaia, proprio ieri rieletto governatore più amato d’Italia, si riscopre attaccato alle radici ma aperto al cambiamento e all’accoglienza. Passare una giornata tra i campi del prosecco è come vedere un dipinto impressionista di Cézanne in un ipotetico scenario cupo da cimitero dei burci veneti. Appena ti avvicini e ti cali nella realtà, il quadro cambia.

I migranti stanno salvando l’Italia

Se forse è vero che molti italiani non vogliono raccogliere i frutti del lavoro, è ancor più vero che per gli stranieri, che invece lo farebbero, l’iter per la loro regolarizzazione è ancora un incubo, tanto che alcuni stanno promuovendo class action contro il Viminale.

E dobbiamo dire grazie che ci sono ancora migranti “stranieri” che lavorano e tengono in piedi il welfare del Paese Italia. Lavorano qui, pagano le tasse italiane, fanno la spesa e frequentano le scuole in Italia, controbilanciano il tasso di natalità negativo di un Paese che rischia di scomparire nelle cliniche per anziani. Nonostante questo, non solo li vorremmo rispedire indietro, ma rendiamo loro le pratiche un inferno, senza che questi abbiano ancora diritto a una cittadinanza italiana.

La politica si è ridotta all’azione emergenziale modellata a uso e consumo dei sondaggi per essere nella trincea della campagna elettorale perenne. La politica non è come quei vigneti che richiedono anni di preparazione, di pause e riposo. La politica strilla, scompare e riappare quando conviene. Non risolve i problemi a lungo termine. La trincea vera è qui, nel Veneto, dove i frutti arrivano dopo anni di investimenti e attese. La vite deve crescere, altrimenti così muore.

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