ESG Retail Banking

 Sono diversificate le opinioni di azionisti, clienti e regolatori riguardo alla declinazione della sostenibilità nel contesto bancario. L’accento può spostarsi dalle prassi ambientali, all’inclusione finanziaria o all’assetto di governance. La survey di BCG dice però che il mercato dei prodotti finanziari ESG vale il 10% del globale e andrà a chi saprà comunicarlo meglio

Di sicuro quindi c’è che la sostenibilità è balzata in cima all’agenda ed è destinata a diventare fonte di un formidabile vantaggio competitivo nei prossimi anni. In Italia, calcola l’edizione 2022 Global Retail Banking di Boston Consulting Group, oltre il 30% dei clienti del comparto banking considera i criteri ESG un fattore determinante nella scelta di una banca e il 47% è disposto a pagare un premio per un prodotto sostenibile. Come possono gli istituti di credito allineare la loro offerta a queste nuove esigenze, battendo sul tempo la concorrenza?

Le banche dovranno investire in sostenibilità

Ugo Cotroneo, BCG

“La prima risposta è che le banche dovranno investire. La transizione sostenibile si sta insinuando sempre più nella spinta alla digitalizzazione indotta dalla pandemia, orientandone le priorità in ottica ESG. Una doppia sfida che gli istituti potranno giocare in un contesto di mercato favorevole.” Spiega Ugo Cotroneo, Managing Director e Senior Partner di BCG.

I ricavi del retail banking cresceranno infatti del 6% all’anno nel periodo 2021-2026, superando i 3200 miliardi di dollari. Grazie al rialzo dei tassi d’interesse, i depositi saranno il principale fattore di crescita, seguiti dai pagamenti (+6,3%), dagli investimenti (+5%) e dai prestiti personali (+4%). Tutto ciò consentirà a tre quarti delle banche retail oggetto dello studio di BCG di incrementare la spesa su iniziative ESG, nel 20% dei casi anche in maniera significativa. Circa la metà di queste è focalizzata sull’adozione di piani per la sostenibilità ambientale che, ad esempio, riducano il consumo di energia negli uffici. Oltre due terzi (69%) intende garantire la protezione dei dati dei propri dipendenti e clienti, mentre il 60% sta dando priorità a questioni di governance quali la gestione di rischi strategici, la cyber-resilienza e l’analisi predittiva dei pericoli emergenti.

Gli Italiani si fidano della propria banca in materia di sicurezza dei dati

Oltre a richiedere la transizione sostenibile, i clienti vorrebbero le proprie banche sempre di più digitali. Stando al Retail Banking Excellence Survey, il focus dell’analisi che prende in considerazione le preferenze dei clienti banking in tutto il mondo, circa il 45% degli italiani cita l’app bancaria fra i motivi principali per raccomandare un istituto a familiari e amici, e il 43% utilizza il servizio mobile almeno una volta a settimana, soprattutto per controllare il saldo del conto corrente e per effettuare pagamenti.

Quando si tratta di protezione dei dati, poi, la banca riscuote altissima fiducia e 7 consumatori su 8 sarebbero pronti a fornirle più informazioni, a patto di ricevere adeguati ragguagli sugli utilizzi previsti. “Circa il 40% degli utenti italiani vorrebbe che la banca si comportasse come un “buon amico”, capace di descrivere con trasparenza e semplicità la situazione finanziaria e di dare consigli per migliorarla.” Continua Cotroneo, “Tale consulenza sarà cruciale specialmente nel campo della sostenibilità, dove si apriranno enormi opportunità di crescita per le banche commerciali.” Secondo l’analisi di BCG e HSBC dello scorso anno, le piccole e medie imprese avranno bisogno di finanziamenti compresi fra 25 mila e 50 mila miliardi di dollari per azzerare le emissioni nette. La crescente domanda di vetture elettriche trascinerà al rialzo la richiesta di prestiti auto “verdi”, mentre la necessità di aumentare l’efficienza energetica degli edifici (l’Unione europea richiede un taglio del 60% delle emissioni entro il 2030) incrementerà il ricorso al credito per le ristrutturazioni.

Il 75% degli Italiani non conosce le politiche ESG della propria banca

Le banche stanno sfruttando il credito di cui godono fra i clienti per allineare la loro offerta alla svolta sostenibile? Non proprio.

Circa il 75% degli utenti italiani ritiene di non essere adeguatamente informato riguardo alle prassi ESG delle banche. Eppure, il 30% le considera un elemento determinante nella scelta dell’istituto a cui affidare i propri risparmi e da cui comprare servizi innovativi. Nei prossimi tre anni i clienti italiani intendono aumentare di 2,3 volte i prodotti sostenibili in portafoglio, sottoscrivendo per esempio mutui con tassi parametrati all’efficienza energetica, prestiti per l’acquisto di auto elettriche, sistemi per monitorare l’impatto ambientale delle proprie spese. Chi riuscirà a intercettare questa domanda ne trarrà enormi benefici.

La conquista del 20% del mercato dei nuovi servizi bancari ESG si tradurrà entro il 2025 in una quota del 10% del giro d’affari globale del retail banking, vale a dire in 300 miliardi di dollari. Qualsiasi piano di sostenibilità deve partire dall’analisi del mercato di riferimento. Le banche possono utilizzare le grandi quantità di dati a loro disposizione per identificare le esigenze dei clienti attuali o potenziali e le migliori modalità per soddisfarle. Nei Paesi emergenti, per esempio, le istanze sociali di inclusione finanziaria sono particolarmente avvertite, mentre in Occidente l’attenzione di consumatori e autorità è spesso rivolta all’equità nelle politiche di assunzione e di credito.

La banca “buona” è quella che fa bene all’ambiente

In Italia il concetto di “banca buona” è  associato a considerazioni di natura ambientale, ovvero al contributo alla lotta al cambiamento climatico tanto attraverso la riduzione diretta delle emissioni quanto tramite l’offerta di prodotti finanziari verdi. Rilievo è assegnato anche alla sicurezza e alla riservatezza adottate nella gestione dei dati dei clienti. Una strategia ESG non può poi prescindere dall’importanza che i clienti italiani attribuiscono al rapporto umano. Circa il 10% visita la filiale almeno una volta alla settimana, dato in crescita dopo il calo del biennio pandemico, e lo sportello restail canale prediletto da oltre metà dei consumatori  quando si tratta di ricorrere a servizi più complessi di un  conto corrente,  quali carte di credito, prestiti personali, prodotti di investimento e mutui.