Vaccini e Cina, la strana orologeria che ha tradito Trump

Premessa: qui nessuno è complottista, né terrapiattista, né rettiliano né niente. Però, guardiamo ai fatti. Quell’impresentabile zotico razzi-fascista di Donald Trump le ha sbagliate tutte, nella sua sgangherata campagna elettorale, impostata dapprima al più incosciente negazionismo del Covid e tardivamente virata ad un irrealistico ottimismo imperniato sulla propria fortunosa, e miliardaria, guarigione-sprint. Però due cose giuste diceva l’ex presidente americano: che i vaccini sarebbero arrivati a risolvere alla radice la pandemia; e che – colpevole o meno che sia del virus – è la Cina il problema con il quale il mondo dovrà fare i conti nei prossimi decenni. Fare i conti, possibilmente senza fare la guerra.

Ebbene. Nelle due settimane successive al voto che il 3 novembre ha risicatamente dato la vittoria a Joe “sleepy” Biden – come lo chiamano affettuosamente nel suo stesso staff: “sonnolento” – Pfizer prima e Astra Zeneca poi hanno annunciato i risultati eccezionali (parola dell’antitrumpiano Anthony Fauci) dei loro vaccini, che saranno presentati per i timbri autorizzativi alla Food and drug administration entro novembre per un sì scontato, visti i denari pubblici che lo stesso Trump ha versato a vari colossi del pharma, compresi quelli, perché si spicciassero. E poi: il 15 novembre, con la firma del Rcep (Regional Comprehensive Economic Partnership), la Cina ha costruito attorno a sé la più grande area commerciale di libero scambio del mondo, attraendovi colossi economici come Giappone, Australia, Indonesia, Tailandia, Singapore, Filippine, Vietnam e altri. Significa, pressapoco, che Pechino si attrezza per fare a meno dell’Occidente, volendo. Ma non vorrà: sull’Occidente, piuttosto, vorrà prevalere. Sleepy Joe e Frau Angela sono avvisati. Direbbe Luca Zaia: ragionateci sopra.