Diciotto miliardi di dollari per cambiare il modo in cui gli adolescenti usano Instagram e Facebook. È questa la dimensione dell’accordo raggiunto da Meta con un gruppo bipartisan di 52 procuratori generali degli Stati, territori e del District of Columbia negli Stati Uniti, un’intesa destinata a chiudere un contenzioso che aveva portato la società di Mark Zuckerberg davanti alla giustizia federale con accuse pesantissime: aver progettato le proprie piattaforme in modo da favorire comportamenti compulsivi tra i più giovani e aver contribuito ai problemi di salute mentale associati all’uso dei social. Meta non ammette responsabilità, ma accetta di modificare in profondità una parte dell’esperienza offerta agli adolescenti e di sostenere un esborso finanziario senza precedenti nel settore.
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Il valore massimo dell’accordo è di circa 18 miliardi di dollari, distribuiti nell’arco di dieci anni. La struttura del pagamento è però tutt’altro che convenzionale: circa il 70%, pari a 12,7 miliardi, sarà destinato agli Stati nell’arco del decennio, mentre il restante 30%, circa 5,3 miliardi, sarà versato soltanto se saranno rispettate precise condizioni che chiamano direttamente in causa i concorrenti di Meta. TikTok e YouTube dovranno infatti adottare misure analoghe e ciascuna piattaforma dovrà corrispondere un importo equivalente alla propria quota. Meta ha inoltre comunicato che contabilizzerà nel terzo trimestre del 2026 una spesa legale di circa 10 miliardi di dollari legata all’accordo.
Due ore al giorno, poi si spegne tutto
Il cambiamento più visibile riguarda il tempo trascorso sulle piattaforme. Negli Stati Uniti, negli Stati e territori coinvolti dall’accordo e dopo l’approvazione giudiziaria, gli utenti under 18 avranno un limite predefinito di due ore al giorno su Instagram e Facebook. Non sarà però una semplice raccomandazione: il limite sarà incorporato nell’esperienza della piattaforma e i genitori potranno intervenire sulle impostazioni per consentire un utilizzo maggiore. Meta ha scelto dunque di spostare il baricentro dalla responsabilità individuale dell’adolescente a un sistema di protezioni attive e impostate automaticamente.
La stretta riguarda anche la notte. L’accesso alle applicazioni sarà bloccato automaticamente, salvo intervento dei genitori, nella fascia compresa tra mezzanotte e le 6 del mattino. Durante l’orario scolastico, dalle 8 alle 15, le notifiche saranno invece disattivate. L’obiettivo è ridurre due delle dinamiche considerate più problematiche nell’utilizzo adolescenziale dei social: la connessione continua e la capacità delle notifiche di riportare ripetutamente l’utente dentro l’applicazione. Non è soltanto una questione di tempo complessivo, quindi, ma di interruzione del meccanismo che spinge a controllare lo smartphone continuamente.
C’è poi un altro meccanismo destinato a diventare parte integrante dell’esperienza dei minorenni. Ogni 15 minuti di utilizzo continuativo comparirà un messaggio che invita il ragazzo a fare una pausa. Anche in questo caso Meta non sta inventando da zero una funzione: strumenti analoghi erano già stati introdotti in passato, ma il nuovo accordo li trasforma in una protezione predefinita inserita nel quadro complessivo delle misure richieste dagli Stati.
Addio autoplay e meno pressione dei “like”
La trasformazione riguarda anche il modo nel quale i contenuti vengono presentati. Gli adolescenti potranno disattivare l’autoplay, cioè la riproduzione automatica dei contenuti, evitando che un video parta senza una scelta esplicita dell’utente. Potranno inoltre disattivare il feed personalizzato basato sugli algoritmi e scegliere, dove previsto, una modalità nella quale i contenuti non vengono selezionati sulla base dei loro interessi e del comportamento precedente.
È un passaggio particolarmente significativo per un’industria che ha costruito buona parte della propria forza proprio sulla personalizzazione algoritmica. Più un feed conosce l’utente, più può selezionare contenuti capaci di mantenerne alta l’attenzione. Inserire per i minori la possibilità di sottrarsi a questo meccanismo significa intervenire, almeno in parte, sul cuore economico dell’esperienza social.
Nello stesso pacchetto rientra anche la decisione di disabilitare il conteggio dei “mi piace” per gli adolescenti e di limitare alcune funzioni legate all’immagine personale, compresi i filtri che simulano interventi estetici estremi. L’intento è ridurre la pressione sociale associata alla popolarità online e alla rappresentazione del proprio aspetto fisico. Non si tratta, quindi, soltanto di impedire l’accesso a contenuti esplicitamente pericolosi, ma di modificare alcuni degli elementi di design che contribuiscono alla dinamica di confronto sociale.
Il vero problema è sapere quanti anni ha l’utente
Una delle questioni più difficili resta però quella dell’età. Instagram e Facebook non possono applicare efficacemente limiti specifici agli adolescenti se non riescono prima a capire chi è minorenne. Meta si è impegnata a rafforzare la tecnologia utilizzata per individuare rapidamente gli account che potrebbero appartenere a utenti under 13, che non possono utilizzare le piattaforme, e per riconoscere quelli appartenenti alla fascia 13-17 anni, anche quando l’utente abbia dichiarato una data di nascita da adulto.
È un terreno particolarmente delicato perché l’obiettivo è verificare l’età senza trasformare il social network in un sistema nel quale ogni adolescente debba necessariamente consegnare un documento d’identità o altri dati sensibili. Meta non ha ancora reso pubblico nei dettagli il metodo con il quale intende realizzare questo controllo su larga scala. Ed è proprio qui che si concentra una parte delle perplessità degli esperti: la verifica dell’età online è tecnicamente complessa, può produrre falsi positivi e falsi negativi e deve essere conciliata con la tutela della privacy. Il nuovo accordo rende però evidente che la questione non può più essere rinviata: se una piattaforma vuole applicare regole diverse in funzione dell’età, deve essere in grado di riconoscere l’età con un livello di affidabilità adeguato.
I tempi previsti sono relativamente ravvicinati. Le nuove protezioni per gli utenti tra 13 e 18 anni dovrebbero essere introdotte nell’arco di quattro-sei mesi, mentre le modifiche relative alla verifica dell’età potranno richiedere fino a un anno. La maggior parte degli obblighi avrà una durata di dieci anni, mentre il limite di due ore giornaliere e il blocco notturno sono inizialmente previsti per cinque anni.
La partita dei 5,3 miliardi: Meta chiama in causa TikTok e YouTube
La parte più interessante dell’accordo, dal punto di vista industriale, è però quella che riguarda i concorrenti. Meta ha costruito una parte significativa della propria strategia attorno all’idea che le misure di protezione dei minori funzionino davvero soltanto se vengono applicate contemporaneamente sulle principali piattaforme. Il ragionamento è semplice: se un adolescente trova un limite di due ore su Instagram, può semplicemente spostarsi su TikTok o YouTube.
Da qui nasce la clausola che lega circa 5,3 miliardi di dollari, pari al 30% dell’accordo, all’adozione da parte di TikTok e YouTube di misure specifiche. Le due piattaforme dovrebbero introdurre un limite giornaliero di un’ora, il Night Mode e sistemi di verifica dell’età. Dovrebbero inoltre versare importi equivalenti alla quota condizionata dell’accordo.
Se TikTok e YouTube accetteranno, dunque, la stretta potrebbe diventare ancora più severa per gli utenti di Meta: il limite potrebbe scendere da due ore a un’ora al giorno, mentre il blocco notturno potrebbe estendersi dalle 22 alle 7, anziché dalla mezzanotte alle 6. In questo scenario anche queste restrizioni più stringenti avrebbero una durata di dieci anni. Meta ha così trasformato una causa contro la propria società in una sorta di proposta di standard industriale, mettendo contemporaneamente i concorrenti davanti a una scelta: aderire alle stesse regole oppure assumersi il rischio di apparire come piattaforme meno protettive nei confronti dei minori.
E in Italia cosa ora cosa succede?
L’accordo americano non si applica automaticamente agli adolescenti italiani o europei. Instagram e Facebook continuano quindi a funzionare in Italia secondo le regole già previste dalla legislazione europea e dalle policy di Meta. Ma sarebbe un errore considerare la vicenda esclusivamente americana.
L’Europa ha infatti già costruito un quadro regolamentare molto più stringente rispetto al passato. Il Digital Services Act impone alle grandi piattaforme obblighi specifici nella gestione dei rischi online, compresi quelli che riguardano i minori, e la Commissione europea ha già aperto procedimenti e chiesto informazioni alle principali piattaforme sul modo in cui proteggono gli utenti più giovani. Meta, inoltre, ha introdotto in Europa i cosiddetti Teen Accounts, sistemi progettati per offrire agli adolescenti impostazioni di protezione più restrittive e una maggiore supervisione da parte dei genitori.
La domanda che arriva dagli Stati Uniti è dunque inevitabile: se Meta può imporre negli Usa un limite di due ore, un blocco notturno, notifiche disattivate durante la scuola e controlli più rigorosi sull’età, perché misure analoghe non dovrebbero essere disponibili anche in Europa? È la questione che stanno già sollevando alcuni eurodeputati, chiedendo se gli strumenti previsti dal Digital Services Act siano sufficienti per pretendere dalle piattaforme misure comparabili oppure se servano ulteriori interventi legislativi.
















