sottomarino
Foto: Marc Antoine Dery / Unsplash.

Per anni è rimasta un settore poco conosciuto, quasi invisibile, nonostante riguardasse infrastrutture fondamentali per l’economia globale. Oggi, invece, la cosiddetta underwater economy entra ufficialmente tra gli asset strategici del sistema industriale italiano. A certificarlo è il primo Rapporto nazionale sulla Dimensione Subacquea Italiana, di recente presentato nell’ambito del Blue Forum, che per la prima volta misura il peso economico di una filiera destinata ad assumere un ruolo sempre più rilevante nelle politiche industriali, nella sicurezza energetica e nella competitività del Paese.

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Underwater, un comparto in forte crescita

Il dato più significativo riguarda il valore del comparto: la produzione riconducibile alla dimensione subacquea vale oggi 3,5 miliardi di euro, oltre il triplo rispetto ai circa 1,1 miliardi registrati meno di dieci anni fa. Una crescita del 216% che racconta l’accelerazione di un settore trainato dalla necessità di proteggere infrastrutture critiche, sviluppare nuove tecnologie e accompagnare la transizione energetica.

Dietro questi numeri si muove un ecosistema composto da 189 imprese specializzate, individuate attraverso un articolato lavoro di riclassificazione e analisi realizzato dall’Osservatorio Nazionale sull’Economia del Mare (OsserMare), dal Centro Studi Tagliacarne, dal Polo Nazionale della Dimensione Subacquea, Unioncamere e Assonautica.

Complessivamente queste aziende impiegano 63.458 addetti, generano 30,5 miliardi di euro di fatturato e producono 7,3 miliardi di valore aggiunto, pari a circa lo 0,7% dell’intera economia italiana. Numeri che confermano come quella subacquea non rappresenti più una nicchia tecnologica, ma una filiera trasversale capace di coinvolgere industria, ricerca, energia, difesa, telecomunicazioni e innovazione.

Un universo molto variegato

L’economia dei fondali comprende attività molto diverse tra loro: dalla sorveglianza delle infrastrutture sommerse alla protezione dei cavi per telecomunicazioni, dall’energia offshore alla ricerca oceanografica, fino allo sviluppo di veicoli autonomi, sistemi di monitoraggio ambientale e tecnologie per l’estrazione di materie prime critiche.

Non è un caso che proprio sotto il mare transitino oggi gran parte dei cavi attraverso cui scorrono dati, connessioni internet ed energia, elementi diventati strategici in uno scenario geopolitico caratterizzato da crescenti tensioni internazionali e dalla necessità di garantire maggiore sicurezza alle infrastrutture critiche.

Anche sul fronte dell’innovazione il comparto mostra caratteristiche particolarmente interessanti. Le imprese censite detengono complessivamente 12.659 brevetti, dei quali 2.840 riconducibili alle tecnologie considerate strategiche dall’Unione europea, tra Deep Tech e Net Zero Technologies. Lombardia e Lazio concentrano oltre il 91% di questo patrimonio tecnologico, confermando il ruolo dei principali poli industriali e della ricerca nello sviluppo della filiera.

Altro elemento distintivo riguarda il capitale umano. Nelle imprese della underwater economy lavorano oltre 25 mila laureati, pari al 40% degli occupati complessivi, una quota quasi doppia rispetto alla media della manifattura italiana. Un dato che evidenzia quanto il settore richieda competenze altamente specializzate e investimenti continui in ricerca e sviluppo.

Blue economy sempre più strategica per l’Italia

“La filiera della subacquea”, sottolinea il ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso, “è un’infrastruttura strategica per la nostra economia e per la nostra vita quotidiana: sotto il mare scorrono dati, energia e sicurezza, elementi essenziali per le nostre connessioni e i nostri approvvigionamenti. Non è un comparto verticale, ma una piattaforma industriale trasversale che connette industria, servizi, logistica, turismo e tutela pubblica. Per questo, nel Libro Bianco del MIMIT Made in Italy 2030, la subacquea è al centro della strategia di sviluppo della filiera dell’Economia del Mare, inserita tra le cinque filiere strategiche del nuovo Made in Italy“.

Parole a cui fanno eco quelle del ministro per la Protezione civile e le Politiche del Mare Nello Musumeci: “L’Italia è fra i primi in Europa a lavorare sulla subacquea e siamo fra i primi ad esserci dotati di un quadro normativo senza il quale ci sarebbe un farwest. Il compito del contesto normativo è ora inserire sostenere questo processo di crescita per le imprese dell’underwater. Esaurito il Pnrr dobbiamo guardare a degli obiettivi concreti d’accordo con l’Ue per stimolare le piccole e medie imprese a sfidarsi sulla dimensione subacquea che non sarà più solo militare ma sempre aperta al mondo civile, interessata a conoscere i fondali marini”.

Il rapporto evidenzia inoltre un aspetto strategico per il posizionamento internazionale dell’Italia: la posizione geografica del Paese, al centro del Mediterraneo, lo rende uno snodo fondamentale per cavi sottomarini, elettrodotti e infrastrutture energetiche che collegano Europa, Africa e Medio Oriente. Una centralità che comporta responsabilità crescenti sul fronte della sorveglianza e della sicurezza, ma che allo stesso tempo apre importanti opportunità industriali.

Proprio questa combinazione di elementi offre alle imprese italiane un vantaggio competitivo da valorizzare lungo tutta la filiera. Una filiera ad alta intensità tecnologica, fortemente orientata all’innovazione e sempre più decisiva per la competitività del nostro Paese e per la sua sicurezza energetica, digitale e industriale.

Vincenzo Petraglia