Immaginiamoci la Piramide di Cheope. Immaginiamo di doverla trasferire altrove, smontata in milioni di mattoni: ebbene, basterebbero 50 giorni per spostare via da Giza i 2,5 milioni di metri cubi di materiale che la compongono. Utilizzando il nastro trasportatore che hanno progettato a Limena – zona industriale ovest di Padova, profondo Veneto – gli ingegneri della Bedeschi, sotto la direzione di Rino Bedeschi, il capo-azienda, quarta generazione nell’ultrasecolare proprietà familiare di questo appartato gioiello della tecnologia italiana, 270 risorse umane di prim’ordine (“dipendenti” sarebbe poco) che producono e vendono in tutto il mondo il 90% delle macchine che l’azienda fabbrica.

Nel restante 10%, venduto in Italia, rientra davvero un nastro trasportatore potentissimo, di quel genere, che potrebbe davvero trasferire altrove la Grande Piramide in meno di due mesi, perchè fa viaggiare tonnellate di carbone, 6500 tonnellate all’ora, dai depositi agli altiforni ed è stato poco tempo fa costruito e impiantato dalla Bedeschi a Taranto, sotto le grandi volte che coprono i campi carboniferi dell’Ilva gestione Arcelor: uno dei più grandi impianti di questo genere mai realizzati in Europa.

“E’ un settore dove c’è un po’ di brevettazione ma quel che fa la differenza è l’ingegnerizzazione – spiega l’imprenditore, tono sommesso, molto “understatement”, poche parole chiare, da ingegnere – E’ questo il motivo per cui la concorrenza cinese non è molto forte. Qui non funzionano i prodotti replicabili, o meglio: le componenti sono replicabili al 90%, ma il 10% che cambia è il fattore cruciale, quello che fa la differenza, che ti fa scegliere dal cliente, ed è appunto da fare su misura!”.

Una specie di sartoria per titani industriali, insomma. Sartoria che lavora l’acciaio. Con un suo atelier di computer ultrapotenti – di quelli che vengono raffreddati con circuiti speciali per non farli bollire – dove giovani tecnici specializzatissimi progettano qualsiasi cosa in “cad” tridimensionali, realizzando rendering più veri del vero che ti fanno vedere anni prima e decine di migliaia di chilometri lontano quel che accadrà nello spazio e nel tempo di domani.

“Siamo tra i leader mondiali di un settore – conferma, ma quasi con non chalance, Rino Bedeschi – dove il marchio conta ma contano ancora di più le relazioni consolidate nei decenni. Oggi, per fortuna o meglio grazie ai tanti decenni di esperienza che abbiamo all’attivo, ci collochiamo nella fascia alta dei potenziali fornitori di chiunque al mondo, diciamo tra i primi 3. Anche in questo, il nostro settore ha molte similarità con società di ingegneria. Il nostro fatturato lo facciamo con un numero relativamente piccolo di grandissimi progetti e  abbiamo un profilo di rischio caratteristico non dei più graditi…”.

Già: e ci vuole un “fisico bestiale”, per sostenere questo rischio: spalle finanziarie larghe, esperienza, competenza, relazioni. Un fisico che però Bedeschi ha: al punto, per esempio, da aver potuto superare di slancio le maxi-sanzioni che gli hanno tagliato via quel buon 30% di fatturato che prima della guerra l’azienda faceva in Russia. “Perché noi, più che globali, siamo multi-locali – spiega ancora Bedeschi, con un sorriso – cioè ovunque operiamo, lo facciamo con l’approccio di un  operatore locale, che è lì per restare, con una competenza e una presenza dedicate, dal Far East col nostro ufficio di Hong Kong, alla Florida agli Emirati. Poi è chiaro che tutta la parte nobile dei nostri progetti, l’ingegneria, nasce qui a Limena. E’ made in Italy”.

Per dare un ordine di grandezza sulla produttività progettuale di questa purissima “multinazionale tascabile” basti pensare che sforna circa 350 offerte nuove all’anno, “che vuol dire – sottolinea l’ingegnere Bedeschi – un impegno veramente gravosissimo. Che però dà i suoi frutti”. In questo sforzo di presenza, ideazione, riqualificazione permanente, Bedeschi si è ritrovata al fianco Illimity Bank – la banca di nuova generazione fondata da Corrado Passera – che nel 2020, in pieno Covid, ha erogato un primo finanziamento agevolato nel quadro dell’operazione Credito Italia, rinegoziato poi nel giugno scorso, “con ammirevole rapidità”, rimarca Bedeschi: “Quei fondi, ovviamente, furono in parte finalizzati a mitigare l’impatto del Covid e in parte a sostenere comunque la crescita. Successivamente il finanziamento venne integrato con linee

di factoring a supporto del circolante…e un reverse factoring sui fornitori. Con l’aiuto del nostro advisor Colombo e con le triangolazioni su Sace e Mediocredito abbiamo incassato nell’insieme 14 milioni, poi 10,5 li abbiamo rinegoziati e 3,5 prorogati”. Con velocità e semplicità, come una volta accadeva in molte banche, oggi in poche.

Oggi Bedeschi ha 3 linee principali di sviluppo. La più forte è quella del “material handling” che comprende la movimentazione con nastri trasportatori, la messa a parco e la ripresa di materiali sfusi di vario tipo (calcare, argilla, carbone, minerale di ferro, cereali, gesso etc) e quindi è richiesto in vari settori, dal mineriario all’agroalimentare, compresa la logistica portuale on-shore e off-shore. Rappresenta il 70% della produzione Bedeschi e anche se i volumi sono limitati e i progetti colossali vengono richiesti anche per i materiali rari. Un 25% della produzione è ancora assorbito dal settore da cui tutto iniziò, nel 1908, da un’idea del bisnonno di Rino, cioè la produzione di attrezzature e impianti completi per la produzione di mattoni di vario tipo e tegole: se i mattoni tradizionali sono oggi poco usati, vanno fortissimi quelli per le coperture e le facciate, cioè i mattoni decorativi. Infine, col 5% della produzione, ci sono le mega-gru chiamate “cranes”, che coprono tutte le esigenze di movimentazione di container: il carico e lo scarico delle navi, e la movimentazione e lo stoccaggio all’interno del terminal.

Nei progetti di “material handling” un ruolo importante lo riveste naturalmente la ricerca di soluzioni a basso impatto ecologico. “Ci siamo concentrati molto, e da molto tempo, sull’abbattimento dei consumi e delle scorie – illustra Bedeschi – Mentre nella filiera dei mattoni, che consuma gas, stiamo esplorando l’evoluzione verso l’idrogeno e già forniamo soluzioni miste a gas e idrogeno,  ancora poco performanti, ma promettenti, soprattutto in combinazione con la produzione di idrogeno verde da fonti rinnovabili”.

Adesso Bedeschi, con la freschezza di una ragazza di 114 anni, guarda con proattività al futuro che l’attende. “Siamo sempre cresciuti con piccoli e costanti passi avanti, ed anche con prudenti e piccole acquisizioni, integrando parti di filiera, acquistando referenze… La chiave del successo resta sempre la stessa – precisa l’imprenditore – essere molto diversificati in settori e mercati diversi. Molti competitor si sono legati al settore minerario pesante, noi abbiamo aggiunto da decenni i fertilizzanti, le derrate agricole, il settore siderurgico… che ci ha visti chiamare appunto a Taranto. Insomma, non abbiamo voluto chiuderci, e questa faticosa propensione alla polispecializzazione ha pagato”.

Le “case-history” da manuale nel “book” dell’azienda sono tante. E’ stato appena ultimato – ad esempio – un progetto per la Hidelberg, in Filandia: “Abbiamo costruito la stazione di ricevimento del clinker – spiega l’imprenditore – cioè di un altro materiale polveroso, il prelavorato del cemento, la parte sporca del processo che viene di solito data fuori dal cementificio. Ebbene, è tra i più avanzati del mondo nell’evitare la dispersione delle polveri e del rumore, l’impianto è stato realizzato all’interno di un porto turistico senza alcun impatto ambientale”.

Sul piano operativo, il mantra aziendale punta al continuo efficientamento, “che rende sempre più semplice da fare quello che facciamo. Il processo è: vendo un impianto, lo metto a punto in cantiere, e nella messa a punto mi arrivano ragionamenti su come migliorarlo. Il segreto sta nel creare un circolo virtuoso un funzione tra chi disegna, chi monta, chi produce per fare sempre migliori le nuove macchine”. Ovviamente tutti i prodotti sono certificati Iso e con il Rina sono garantiti anche gli impianti di transhipment (trasferimento in mare di materiali da una nave all’altra) col minimo impatto ambientale. avevamo fatto qualche anno fa qualche forma di certificazione per le navi che facevano il transhipment di materiale dal punto di vista di tutela ambientale.

Come sarà la Bedeschi tra 10 anni? “Orientata ancora di più verso la sostenibilità nei processi produttivi e nell’output delle nostre macchine. Come azienda in sé abbiamo una impronta di carbonio bassa, e puntiamo a conseguire l’impatto zero entro il 2025”. E poi a un ulteriore potenziamento commerciale: “Per noi è essenziale essere ovunque, ed avere occhi e orecchie ovunque – conclude Rino Bedeschi – Se, per esempio, il governo del Ghana deve realizzare un porto minerario per il ferro, si affida a una società di ingegneria, in una prima fase; ed è questa società che ci chiama, se siamo conosciuti e stimati anche lì. Ecco: con quest’approccio e questo animo, continueremo a crescere su tutte e tre le nostre linee di produzione. C’è ancora spazio sia per il material handling che per i mattoni, anche se nessun gruppo ha vita facile. Non dico che cresceremo ancora chissà di quanto ma ci consolideremo molto rispetto a quel che stiamo facendo. Se poi, come tutti speriamo, la geopolitica mondiale si normalizzerà, tutto potrà andar meglio!”.