Una Repubblica da rifondaresui valori della sostenibilità

L’Italia è una Repubblica democratica fondata sulla sostenibilità. All’indomani della giornata mondiale dell’ambiente potrebbe sembrare un facile gioco di parole, in due direzioni.
Un omaggio al Valore della Sostenibilità, ben oltre le mode… L’accusa che il lavoro abbia cambiato pelle e natura e non garantisce più da tempo quella dignità che i padri costituenti volevano attribuire e sottolineare.

Partiamo dalla parola sostenibilità. Che allude alla triplice coniugazione in ambientale, economica e sociale. Che l’Italia sia un Paese che primeggi in Europa e nel mondo in economia circolare a favore dell’ambiente, lo dicono le statistiche e ce lo spiega benissimo Marco Frittella in Italia Green. Ma basta fare una passeggiata nei nostri borghi e nelle nostre piccole, piccolissime e medie aziende per rendersene conto. Scopriremo un patrimonio local, unico al mondo. Di talento e di creatività; eccellenza nel segno della tradizione e innovazione. Se pensiamo che a fronte delle PMI francesi e tedesche, che esportano al massimo il 16% della propria produzione, i piccoli imprenditori italiani esportano una media del 50%, capiamo il Valore e l’unicità di quanto dobbiamo sapere.

Le pmi sanno affermare la propria unicità sui mercati internazionali perché nel mondo dire “Italia” è affermare bellezza e qualità. “Italian sounding” di prodotti alimentari e vestiti, copie dei nostri monumenti e città d’arte, è paradossale prova del ruolo che ci viene riconosciuto. Spiace ancora constatare che nel silenzio, se non nell’ipocrita meraviglia dei media e della politica nostrana, i turisti stranieri siano tornati per incanto. Abbiamo il panorama… i “landscape” delle meraviglie. Se la sostenibilità ambientale è manifestata e condivisa, ben più complessa appare la sfida sulla sostenibilità economica e sociale. Si tratta di equilibri. E di una grande sfida. Non è il lavoro che va ripensato. Ma è l’intera economia che sta cambiando.

Bisogna chiedersi realmente chi produce ricchezza nel Paese. Lo facciamo da tempo. Sacche di inefficienza e spreco sono dappertutto: imprenditori predatori, pubblica amministrazione barocca e sprecona, lavoratori ipersindacalizzati. Eppure in tutte e tre le aree convivono realtà straordinarie ed esemplari, frutto di impegno e passione, serietà e continuità. La chiamiamo resilienza. Ci si piega ma non ci si spezza come le nostre belle pannocchie, i campi di girasole e tanto altro bel creato esposto al vento. Immagini di un mondo agricolo, local, di tradizione e qualità che ci appartiene e che fa grande il Paese. La sfida digitale si vince se affrontiamo tutto questo. Se capiamo che local e global possono convivere e valorizzare l’un l’altro in termini di qualità della vita, di competitività, di sostenibilità. Che, ricordiamolo ancora, vuol dire partecipazione e inclusione.

In conclusione, la riflessione che ieri è stata celebrata con la giornata mondiale dell’ambiente e che per caso si pone vicino alla festa della Repubblica, apre la vera sfida del nostro tempo. Ricostruire l’economia e l’ecologia ricordando il comune prefisso greco “eco” che vuol dire casa. Stiamo ricostruendo la casa dell’Uomo, oltre quella degli Italiani.