Superbonus
ESODATI SUPERBONUS

Importante e confortante sapere che il ministro Giorgetti difende la stabilità dei conti pubblici italiani. Peraltro, non ne avevamo alcun dubbio. È quel che deve fare un bravo ministro!

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È confortante perché con tutta evidenza le difendeva anche quando durante il governo Draghi dal ministero dello Sviluppo economico di cui aveva la responsabilità sia pur tra mille altri incombenze dalle Acciaierie d’Italia allìIta Airways. Anche perché nel frattempo il ministero dello Sviluppo intascava il ricco dividendo che proprio il Superbonus 110% ha apportato alla crescita del Pil italiano per due anni.

Governo Draghi che, peraltro, pur essendo retto da uno degli economisti che sulle due sponde dell’Atlantico raccolgono i maggiori consensi da parte della politica stream, cioè appunto Mario Draghi; e pur avendo al Dicastero dell’Economia e delle finanze la presenza autorevole di Daniele Franco come direttore generale, per due volte è intervenuto cambiando le regole del super bonus senza per questo incidere, evidentemente – è vero, ministro Giorgetti? – sul “cancro finanziario” che quel superbonus stava inserendo nell’organismo economico dello Stato italiano.

Verrebbe la voglia di chiedere l’istituzione di una commissione d’inchiesta per fare luce, una volta per tutte, sulla responsabilità del Superbonus, tecnica e politica.

Se è un simile disastro, si può sapere con chi prendercela?

Si sa che il padre politico del marchingegno è Giuseppe Conte, nella versione Conte due, ovvero il governo giallo-rosso, sostenuto dal PD, e infatti sulla polemica Giorgettiana contro quello che ha definito il “Vajont” della finanza pubblica (che paragone di pessimo gusto, 1910 vittime innocenti di una delle più atroci sciagure civili della storia italiana)…  Quindi Giuseppe Conte è stato il papà nel super bonus. Ma dev’esserci stato un Genitore Due, almeno uno se non di più. Vediamo.

Sicuramente il Pd, che sosteneva il Conte 2; ma la stessa Lega, che non voleva il Conte 2 ma ha sostenuto il governo Draghi, e che non si è mai sognata di porre in discussione seriamente il super bonus, come non l’ha fatto Forza Italia, la quale peraltro nella sua ormai dichiarata reincarnazione schiettamente democristiana ha anche il buon gusto di non scalmanarsi per denunciare le conseguenze nefaste di una cosa che ha contribuito a far esplodere…

L’unico soggetto politico immune dalla creazione di questo “Alien” della finanza pubblica è quindi  Fratelli D’Italia, che però oggi esprimendo al vertice del governo la premier Meloni, ha perso una clamorosa occasione per marcare la sua differenza rispetto alle altre forze politiche coree del pateracchio.

Già: se tra un endorsement e l’altro con i noti costituzionalisti Pupo e Zanicchi la premier avesse voluto, o ancora volesse, avrebbe forse potuto spiegare che il nostro superbonus, per quanto brutto e cattivo, è l’embrione di qualcosa che servirà come l’aria a tutta l’Unione Europea per attuare la direttiva Casa Green: o arrivano soldi pubblici, oppure col cavolo che i Paesi dell’Eurozona riusciranno a riqualificare energeticamente il patrimonio edilizio.

Quella direttiva richiederebbe un enorme superbonus europeo, altro che. Oppure porterà ad una clamorosa marcia indietro, del tutto sputtanante perfino per quell’accrocchio di ubriachi molesti che si è rivelata essere – diciamolo, con poco rispetto – la Commissione Ursula.

Senza soldi pubblici, le case europee non saranno mai green: questo è poco ma sicuro. E scaricando sui privati l’onere economico della riqualificazione si otterrebbe il mostruoso risultato di creare una devastante disuguaglianza tra proprietari immobiliari ricchi e proprietari immobiliari poveri.

Quale leader europeo potrà mai accettare l’assurdo per cui i proprietari di casa non abbastanza abbienti per ristrutturarsi di tasca propria gli appartamenti finiscano in una serie B dell’immobiliare con abitazioni invendibili, destinate a uscire dal mercato e a rimanere come zavorre al loro collo? Nessuno.

Ma per far qualcosa di sensato – ad esempio finanziare dei mutui speciali – ci vorrebbe a Bruxelles uno statista, in grado di far sentire all’Europa tutto l’imbarazzo di una politica miope, priva di ideali, e povera di competenza.

E qui torniamo ancora un attimo al tema onirico della commissione d’inchiesta: come è possibile che la struttura operativa del ministero dell’Economia, dalla quale in teoria noi tutti dipendiamo per quanto attiene alle grandi voci della finanza pubblica e quindi anche di quella privata (il prelievo fiscale, la spesa previdenziale, la spesa sanitaria, l’efficienza della spesa pubblica in generale, la protezione civile e quant’altro) non abbia saputo avvistare i problemi che oggi Giorgetti quotidianamente richiama, essendo ormai lui nella posizione di responsabile politico in quella roba lì?

La commissione di inchieste magari sarebbe un regalo ai politici che potrebbero scaricare la colpa del pasticcio sui funzionali; ma poco importa se sia nata prima l’uovo o la gallina: se davvero il superbonus è quel cancro che denuncia Giorgetti, chi lo ha voluto politicamente (o anche solo tollerato) e che l’ha architettato tecnicamente va messo in condizioni di non nuocere più, comunque si chiami, Conte, Draghi o Pautasso.

Ma stiamocene tranquilli, non accadrà nulla di tutto ciò.

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Sergio Luciano
Sergio Luciano, direttore di Economy e di Investire, è nato a Napoli nel 1960. Laureato in lettere, è giornalista professionista dal 1983. Dopo esperienze in Radiocor, Avvenire e Giorno è stato redattore capo dell’economia a La Stampa e a Repubblica ed ha guidato la sezione Finanza & Mercati del Sole 24 Ore. Ha fondato e diretto inoltre il quotidiano on-line ilnuovo.it, ha diretto Telelombardia e, dal 2006 al 2009, l’edizione settimanale di Economy. E' stato direttore relazioni esterne in Fastweb ed Unipol. Insegna al master in comunicazione d’impresa dell’Università Cattolica e collabora al Sussidiario.net.