da sinistra: Darya Majidi, presidente di UN Women Italy e Silvana Perfetti, chair Deloitte Central Mediterranean

Favorire la parità di genere non è solo una questione di giustizia sociale. È sempre più una leva economica fondamentale per sostenere la crescita, favorire l’innovazione e rispondere alle sfide sistemiche del nostro tempo. È il messaggio forte lanciato oggi da UN Women Italy durante l’evento “La parità di genere (non) è un’impresa”, organizzato a Milano in collaborazione con Deloitte e Winning Women Institute.

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UN Women Italy, la parità di genere traina la crescita

Al centro dell’incontro il nuovo report “Empowerment femminile come leva strategica per la crescita aziendale e l’innovazione”, che fotografa un’Italia ancora fanalino di coda in Europa: solo il 52,6% delle donne risulta occupato, contro una media UE del 70%, e meno del 28% ricopre ruoli apicali, contro il 35% europeo. A rallentare il progresso, non solo barriere culturali e stereotipi, ma anche un tessuto normativo e organizzativo ancora poco favorevole all’equilibrio di genere.

Certificazioni e principi WEPs per le imprese

Se le policy pubbliche restano fondamentali, cresce il ruolo degli strumenti volontari: i Women’s Empowerment Principles (WEPs), promossi da UN Women e UN Global Compact, e la certificazione italiana UNI/PdR 125:2022 si stanno affermando come standard di riferimento. Quest’ultima – oggi adottata da oltre 8.100 imprese italiane – misura in modo sistematico l’impegno aziendale su temi quali pari opportunità, remunerazione equa, leadership femminile, contrasto alle molestie e flessibilità lavorativa.

“Questi strumenti agiscono come termometri organizzativi per le aziende: permettono di monitorare lo stato di salute sulla parità di genere e impostare un percorso di miglioramento continuo,” ha dichiarato Paola Corna Pellegrini, board member di UN Women Italy. “Il successo della certificazione UNI/PdR è stato amplificato da misure pubbliche di incentivo: sgravi fiscali, punteggi premiali negli appalti pubblici, supporto alle PMI.”

Parità di genere e IA: rischi e opportunità

Il tema si intreccia in modo sempre più stretto con la trasformazione tecnologica. In ambito STEM, le studentesse rappresentano solo un terzo degli iscritti nei corsi universitari europei, e meno del 21% nei percorsi ICT. Uno squilibrio che si riflette nel mercato del lavoro: solo il 6% delle professioniste è coinvolto nello sviluppo software, mentre appena il 12% lavora nel campo dell’AI applicata alla ricerca.

Una sottorappresentazione che, come spiega la presidente di UN Women Italy Darya Majidi, non è solo una questione di numeri: “Se l’intelligenza artificiale nasce da dati e algoritmi costruiti in ambienti non inclusivi, rischia di amplificare le disuguaglianze esistenti. Al contrario, una AI sviluppata in contesti paritari può diventare un formidabile strumento di emancipazione.”

UN Women Italy: l’impatto economico del gender gap

L’inclusione femminile non è solo una questione valoriale. È una scelta strategica. Secondo il Fondo Monetario Internazionale, colmare le disuguaglianze di genere nel mercato del lavoro potrebbe innalzare il PIL delle economie emergenti fino all’8% e, nei casi di piena parità, fino al 23%. In Italia, Deloitte evidenzia come la presenza di almeno tre donne nei board aziendali si associ a migliori performance finanziarie, valutazioni di mercato superiori e risultati ESG più solidi.

“Solo il 13,7% delle startup innovative italiane è a guida femminile. Solo il 27,9% dei manager sono donne. È un potenziale inespresso enorme,” osserva Silvana Perfetti, chair di Deloitte Central Mediterranean. “La parità di genere può diventare un’infrastruttura strategica per lo sviluppo del Paese, soprattutto in un contesto demografico stagnante e tecnologicamente esigente.”

L’Italia si posiziona all’85° posto

A concludere la giornata è stato Fabio Pompei, Ceo di Deloitte Italy: “L’equilibrio di genere nei processi decisionali è oggi imprescindibile. Non possiamo immaginare modelli di crescita equi e rappresentativi senza una piena inclusione delle competenze femminili. Le aziende che sapranno integrare questo principio nei propri modelli organizzativi saranno anche le più resilienti e competitive nel lungo termine.”

L’Italia è ancora lontana dalla piena parità, come confermato dal Global Gender Gap Report 2025 del World Economic Forum: il nostro Paese è all’85° posto nel mondo, con un miglioramento marginale rispetto al 2024. Ma gli strumenti per invertire la rotta ci sono: serve solo il coraggio – e la visione – di adottarli in modo sistemico.