di Anna Gervasoni, Prorettrice della Liuc – Università Cattaneo

Utilizzare i brevetti non risulta particolarmente facile, in quanto costituiscono uno strumento di difficile interpretazione. In particolare, le piccole e medie imprese percepiscono i brevetti come uno strumento di protezione della loro innovazione (seppur complesso), talvolta li reputano una risorsa per comunicare il proprio valore e spesso non ne riconoscono l’importanza intrinseca dell’informazione in essi contenuta.

Ad oggi, tuttavia, i brevetti sono ancora uno strumento efficace per proteggere l’innovazione e costituiscono la più ampia fonte di dati in materia. Il tasso di crescita di brevettazione risulta costante in molteplici nazioni e anche i brevetti con assegnatari italiani confermano questa tendenza. Infatti, gli italiani hanno depositato oltre 280mila brevetti dal 2010 con un tasso di crescita di circa l’1/2% annuo.

In questo contesto, è chiaro che disporre di uno strumento per monitorare in maniera semplice le informazioni dei brevetti potrebbe risultare particolarmente utile. Con questo scopo nasce la dashboard  Pattern, realizzata dalla Liuc – Università Cattaneo, nell’ambito del Risico (Rete integrata per l’innovazione e la competitività); responsabile di entrambe le piattaforme è Gloria Puliga, e il progetto è promosso dall’Università con Ecole Enti Confindustriali Lombardi per l’Education e Univa Servizi, all’interno del Programma di cooperazione Interreg V-A Italia-Svizzera 2014-2020.  Pattern è appunto una piattaforma interattiva che permette una focalizzazione territoriale insolita, spinta su ogni provincia, fino al più piccolo Comune.

Pattern si presta quindi a una molteplicità di utilizzi. A parte quanto brevettano gli italiani, ad esempio consente di rispondere a domande come: “Quali sono le competenze tecnologiche degli italiani? Quali sono le competenze tecnologiche di una regione o di una provincia?”.  Pattern ci mostra come in Italia vi sia una forte focalizzazione su alcune competenze chiave. Scomodando la famosa legge di Pareto, dove l’20% delle occorrenze rappresenta l’80% del valore, vediamo come aree quali il medicale e le scienze veterinarie (presenti in oltre il 15% dei brevetti) e i sistemi di logistica e trasporto (presenti, inoltre, l’8% dei brevetti) rappresentino una larga fetta delle competenze tecnologiche italiane. Questo dato si presta a molte interpretazioni, ponendo la nostra nazione come fortemente specializzata ma evidenziando anche il rischio di essere presenti in un numero di aree limitato. È altresì interessante notare come non tutte le regioni e province seguano questo trend, esaltando quindi la “diversificazione” italiana. Ad esempio, nelle top classi di brevettazione della Valle d’Aosta troviamo la generazione, conversione e distribuzione di energia e in quelle del Friuli-Venezia Giulia le lavorazioni meccaniche. Queste informazioni potrebbero, ad esempio, suggerire ai decisori politici su quali competenze o meno investire in specifici territori e alle aziende permette di comprendere dove poter attingere alcune competenze, soprattutto in quei contesti in cui la prossimità geografica di filiera risulta particolarmente rilevante.

Consente inoltre di rispondere a una domanda quale: “Qual è il territorio con un’innovazione bilanciata, continua e stabile?” mediante l’analisi degli stati legali dei brevetti appartenenti al territorio. Un brevetto può essere infatti “concesso”, “in attesa di essere concesso” e quindi generalmente relativo a innovazioni più recenti, ma anche “decaduto” in quanto non sono state pagate le tasse annuali, mostrando quindi un brevetto non più di interesse. Pattern ci mostra come le innovazioni degli italiani siano per il 49% nello stato “concesso”, per il 25% nello stato in “attesa di essere concesso” e il 24% “decaduto” e come queste percentuali cambino sensibilmente in diverse regioni d’Italia. Ad esempio, la Lombardia presenta il 53% dei brevetti nello stato “concesso”, il 23% nello stato in “attesa di essere concesso” e il 23% nello stato “decaduto”, mentre la Campania il 35%, il 32% e il 30% rispettivamente. Questo suggerisce come le diverse territorialità utilizzino le risorse, indicando ai finanziatori le aree geografiche maggiormente capaci di avere nuove innovazioni e/o di sostenerle nel tempo.

Pattern consente di monitorare la quantità di innovazione “green”. Dalle analisi mostrate su  Pattern si evince come al momento il trend green, sia in termini assoluti sia in termini percentuali, non sia in crescita e si attesti a circa il 4% sul totale brevetti, ponendo numerose domande su quanto veramente si innovi a livello di sostenibilità.

Queste sono solo alcune analisi che  Pattern può svolgere, ma vi invitiamo al seguente link https://Pattern.progettorisico.eu per comprendere e analizzare altre caratteristiche degli innovatori italiani. Ad esempio, qual è il valore dei loro brevetti? La Lombardia come si pone a livello di valore brevettuale? È sempre la prima regione come per la quantità di brevetti? La propensione alla collaborazione sta incrementando?